Per causa del sole – Anna Machin

Campo di girasoliUn ticchettio in ascesa segna che attorno a me la natura si sta svegliando, e io con lei. È ancora molto presto, ma la notte è finita.
Apro gli occhi e mi stiracchio: sono cosparso di rugiada in ogni mia parte. Mi piacerebbe potermela scrollare di dosso, soprattutto dalla testa, ma non ci riesco.
Man mano che i residui del sonno si dissolvono prendo coscienza del fatto che sta per cominciare un’altra giornata d’estate.
Sento l’entusiasmo salire e pervadere ogni mia fibra: a breve questo cielo incolore che ora posso solo scorgere, con il mio capo abbassato, si accenderà di infinite tinte diverse.
E dopo poco, lo stesso calore che tinge lui pervaderà anche me, ed io riuscirò finalmente ad alzarla, la mia testa così pesante. Allora potrò guardare ovunque mi pare, in alto, e vedere, così, il sole.
Il sole.
Da quando sono sbocciato non ho trovato nulla di più straordinario: non so fare altro che contemplarlo.
È così che passo le mie giornate: seguendolo lungo tutto il suo percorso, lassù, e osservandolo, mentre infonde la vita in ogni cosa qui attorno.
Luminoso e allegro, nel suo splendere silenzioso accarezza ogni cosa.
E io sono felice.
Pensando che ogni suo raggio è anche per me, comune fiore, mentre mi solleva delicatamente il capo e impregna del suo calore giallo i miei petali, non vorrei essere nient’altro.
Ecco!
Il momento è arrivato: il verde rugiadoso del suolo comincia a risplendere, il retro della mia corolla a intiepidirsi e i miei occhi, a scorgere l’allegro, pacato tingersi del cielo.

*

Qualcuno, trascinando un carretto malconcio, cammina lungo la stradina in selciato.
È diretto al campo dei girasoli,  ne ha sentito parlare ed è curioso di scoprirne il perché.
Cammina e cammina, il carretto lo segue cigolando.
Ancora gli ultimi quattro passi, la curva, e la strada è finita.
A questo punto una parola di stupore gli sfugge dalle labbra, ora è tutto spiegato: il paesaggio che gli si staglia davanti è come se fosse un voluto omaggio al sole che lo illumina.
Nulla di così speciale, in fondo: solo il cielo, azzurro, il sole, giallo accecante proprio al suo centro.
E sotto, una folla di enormi fiori che, incantati dal suo bagliore, lo osservano, naso all’insù ed ignari, nel loro piccolo, di rispecchiarlo così bene.
Nulla di così speciale.
Proprio ciò che il qualcuno appena arrivato stava cercando.
Dal carretto estrae l’occorrente necessario e si mette subito ad utilizzarlo, immergendosi in un frenetico, concentrato daffare.
Va avanti finché il sole non è in procinto di tramontare: gli abiti puliti di cui era vestito al suo arrivo adesso sono tutti imbrattati, così come le sue mani, e il viso, persino la sua barba bianca incolta, di azzurro. E giallo, soprattutto.
Il qualcuno in questione, va detto, è un pittore. E spesso, a causa del suo lavoro, si riduce in simili condizioni.
Questa volta, a compiere la sua opera, ci ha impiegato solo delle ore, ma non si è mai divertito tanto, “Ed è anche ben riuscita…” afferma pensieroso osservandola con la testa inclinata. Lo ha talmente assorbito, il paesaggio, che non si è arrestato un momento dal ritrarlo, e senza rendersene conto ha sorriso durante tutta la realizzazione.
Sposta poi lo sguardo sulla veduta originale: tutto il campo è imbevuto degli ultimi raggi densi del sole crepuscolare. I girasoli, però, hanno nuovamente chinato il capo. “Peccato,” borbotta il vecchio, “se avessero aspettato ancora un po’ gliel’avrei fatto vedere anche a loro…”
Ciononostante, mentre ripone nel carretto tutto quanto, il suo broncio muta in risata: probabilmente, della sua opera, ai girasoli non sarebbe importato un bel niente. E continuando a ridacchiare tra sé a tale pensiero, si incammina nuovamente lungo la stradina in selciato per tornare indietro, allontanandosi fino a che il cigolio del carretto non si sente più, e nel cielo è comparsa la luna.
Riguardo ad essa, ci sarebbe da dire che un girasole candido, in mezzo a tutti gli altri, ha alzato solo ora il suo capo per contemplarla incantato.
Ma questa, è un’altra storia.

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