(Ci) Sostiene Erri De Luca

Erri De LucaScalatore, operaio, militante, narratore, poeta e traduttore o come ama definirsi lui «figlio» e «allievo indisciplinato»: stiamo parlando di Erri De Luca. Non conosce il mondo della scuola e non ha mai desiderato stare sulla cattedra, ma di certo è un grande conoscitore della gioventù del suo e del nostro tempo. È stato da sempre impegnato in diverse battaglie politiche e sociali, delle quali oggi la più nota è quella contro la TAV, e a gennaio 2015 è uscito il suo pamphlet La parola contrariaOggi Erri ha accettato di rispondere a qualche nostra domanda.

Che idea si è fatto dei giovani d’oggi? Ritrova in loro lo spirito battagliero della sua generazione? 

E. I giovani di oggi sono demograficamente pochi, risentono perciò di una doppia condizione di minoranza nei confronti degli adulti, più numerosi di loro e detentori delle leve sociali. I giovani oggi sono considerati una categoria merceologica, un target di certi prodotti. La mia generazione nata dall’impulso di ripopolare, tipico di ogni dopoguerra, era numerosa e per la prima volta acculturata. Questa è una miscela esplosiva, oggi del tutto assente.

Il gruppo di ragazzi di Emergenza Scrittura, un’eterogenea brigata con in comune la passione per la scrittura, condivide per lo più una certa insicurezza, un certo timore, quando si tratta di diffondere i propri scritti soprattutto tra amici e conoscenti: le è mai capitato di provare qualcosa di simile? E se sì, come l’ha superato?

E. La scrittura serve prima di tutto a tenersi compagnia. Potersela scambiare, condividere in gruppo è un’esperienza che ignoro. Non mi è capitato timore nel far leggere le mie pagine a un estraneo. Prima le leggeva mia madre.

Oggi per i giovani è sempre più difficile trovare uno spazio nel panorama editoriale: la maggior parte degli editori guarda al profitto e punta su autori affermati o sull’effetto scandalistico per vendere milioni di copie, altri si fanno pagare per pubblicare: che consigli darebbe a chi vuole avventurarsi in questa giungla?

E. Non pagare per farsi pubblicare: è una estorsione. Non fanno quello che promettono, cioè distribuzione e ufficio stampa, infine chiedono all’autore, ridotto a cliente, di acquistare l’invenduto, altrimenti va al macero. Meglio mettere in rete il proprio scritto, oppure stamparselo cartaceo in proprio e farne una distribuzione mirata. Partire dal fatto che di scrittura letteraria in Italia ci campano dieci persone, dunque non aspettarsi dalla propria scrittura né reddito né fama.

Erri De Luca è noto al grande pubblico soprattutto come prosatore, anche forse si potrebbe definire la sua una prosa poetica per il carattere essenziale ma denso e fortemente evocativo che la contraddistingue, cosa l’ha spinta in questa direzione? E più in generale quali sono le motivazioni che la spingono a scrivere?

E. Escludo per me la formula di prosa poetica. Scrivo storie qualche volta pure nel formato stenografico della poesia. A muovermi è l’innesco di un ricordo affiorato dal ghiacciaio della memoria che conserva luoghi e persone intatte.

Il nostro sito internet ospita, ad ora, solo la voce di giovani autori di racconti brevi, più appetibili per un pubblico di lettori digitali. Lei è un cultore della forma breve, o la forma breve delle sue storie è in un certo qual modo fortuita? 

E. Credo che uno scrittore con le sue pagine è ospite del tempo di un lettore e un ospite deve lasciare la stanza prima di essere di peso. Meglio lasciare nel lettore il rammarico di una storia finita per lui troppo presto.

Se ha avuto modo di visitare il nostro sito, cosa si sente di dire ai ragazzi che collaborano a Emergenza Scrittura? 

E. Di ammirare senza imitare, ammirare da lontano senza spostarsi verso la scrittura ammirata, restando al posto assegnato dalla solitudine di ognuno. Leggere libri da lettore e non da collega dell’autore.

 Giulia Pieretto

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