Per un amico – Giacomo Polga (Dagored)

DagoredLo incontrai per caso dopo anni. Ci abbracciammo forte. Avevo avuto solo poche notizie su di lui, ed erano chiacchiere confuse. Lo guardai a lungo con affetto e curiosità. Dicevano che era invecchiato parecchio, che non somigliava più lui: era vero. Mi fece un effetto strano. Provai anche un po’ di timore. Decidemmo di passeggiare lungo il torrente dietro le nostre case, nei luoghi della nostra infanzia. Il sole stava tramontando e le foglie degli alberi pure. Formavano un grande tappeto marrone posato a terra con grazia. Sembrava che gli alberi si fossero preparati ad accogliere un figlio mancato da troppo tempo. Qualche cicala solitaria cantava nella quiete dei campi.

Ti ricordi quando venivamo qui che eravamo bambini?

Sì.

E’ sempre bello tornarci non trovi?

Sì. E’ bello davvero.

E ti ricordi di quando sei caduto in quella buca inseguendo il mio cane?

Sì. Mi feci molto male. Aveva gli occhi pallidi e stanchi come la luna al mattino che se ne vuole andare via lontano.

A volte penso che mi piacerebbe tornare bambino, tornare a quei tempi insomma. Te ci pensi mai, ti piacerebbe?

Sì, certo. Però penso anche che avrei paura.

Di cosa?

Di rivivere ciò che è successo dopo.

Qualcosa di simile ad una forte pena si posò nel mio cuore, risvegliando immagini e impressioni che appartenevano al passato e che lì se ne sarebbero dovute rimanere. Ricordavo sin troppo bene che era successo dopo e perché aveva iniziato. Era considerato un ragazzo da niente, di scarsa importanza, un tipo senza particolari interessi o qualità, e la cosa lo faceva diventare matto, anche se non ne parlava a nessuno o cercava sempre di far finta di nulla. Era deciso a dimostrare che ci si sbagliava sul suo conto, che pure lui poteva trovare la sua voce o il suo posto in mezzo al marasma che lo circondava. Doveva emergere in un qualche modo. Si accostò a quel mondo in cerca di rivincita e riscatto. Varcò la soglia senza accorgersene. Provò di tutto in fretta e senza alcuna paura, e con il sorriso sulle labbra raccontava gli effetti provati, come se li potesse controllare e vincere. Non aveva limiti né barriere. Le voci su di lui si moltiplicavano. Cominciava a costruirsi una reputazione proprio tra quella gente che prima lo aveva disdegnato e che ora parlava di lui quasi con rispetto o paura. Si sentiva felice e forte e fiero. Nei suoi occhi si scorgeva un orgoglio profondo. Divenne sempre più fedele al suo personaggio. Entrò in giri di cui è meglio non parlare. Nessuno era riuscito ad aiutarlo.

E come è andata? Laggiù… ti hanno aiutato?

E’ stata dura, proprio dura.

Hai sofferto molto?

Sì, molto.

Mi dispiace.

Non importa, me la sono cercata in fin dei conti.

Le rane si tuffavano in acqua e gracidavano. Il vento era leggero e passava avanti e indietro di continuo, come se volesse afferrare le nostre parole e confinarle e disperderle tra i fili d’erba. Il sole tramontava e cominciava a svegliarsi la notte solenne. Lui era un’anima persa e lo sapeva. Più lo guardavo, più comprendevo l’enorme distanza che lo separava dalla sua adolescenza e da quella tenera ingenuità che l’aveva contraddistinta. Una voragine lo separava, e dentro erano incubi di ogni tipo. Non era più lo stesso di un tempo e non lo sarebbe più stato. Mi veniva voglia di tirare un pugno alla luna per ricacciarla indietro.

E’ difficile dire che cos’è quel posto se non ci si è mai stati- proseguì dopo un po’. E’ una specie di prigione, solo che lì devi lavorare. “Programmi di recupero” li chiamano. Io dovevo preparare il pane e mi svegliavo al mattino presto. Ho imparato cose utili. Però è stata dura, sai con le mie crisi e tutto il resto. L’astinenza è un demonio. E poi in un anno non ho mai visto i miei genitori, né mia sorella. Sono cose che fanno male queste sai. Lì ne ho capito davvero l’importanza almeno. Prima non me ne fregava proprio di nulla. Comunque mi imbottivo di tranquillanti ogni giorno, tanto potevo prenderli appena mi sentivo un attimo giù, cioè la maggior parte del tempo insomma. Il medico me li concedeva. Neanche ti dico certe notti che mi svegliavo e vedevo buio e speravo di restare paralizzato o soffocato e mi veniva voglia che fosse finita per stare meglio…

Si portava le mani alle tempie e poi alla fronte e le passava di continuo da destra a sinistra, da sinistra a destra, quasi come se volesse cancellare con le dita i suoi ricordi più cupi. Capivo che voleva dimenticare. Nei suoi occhi vedevo riflessa la notte, anzi, qualcosa di più grande della notte, qualcosa che la trascendeva e la inglobava in sé e la annientava. “Penso anche che avrei paura”, aveva detto. Non sapevo più che rispondere.

Se ci ripenso… La maggior parte di quelli che escono ci ricascano una volta fuori, lo sapevi questo no? E’ un dato scientifico. Eppure io sono qui e non tocco più nulla, sembra impossibile ma sono qui e non tocco più nulla capisci, sono tornato e sto parlando con te e tutto questo è bellissimo… Tacque guardando il buio che si stava posando sulle cose del mondo, addormentandole. Io non ci voglio tornare lì. Non voglio tornarci. Ho vissuto nello schifo per troppo tempo. E’ difficile per uno come me. Siamo segnati. Ma almeno ci voglio provare. Non voglio più essere ciò che sono stato.

Si fa sera, è meglio che torni. Non so quando ci rivedremo. Non posso muovermi molto da casa. Lì sto bene, la mia famiglia mi aiuta. E’ dura certo, ma per fortuna che qualcuno al mondo mi è rimasto sai…

Non l’ho ancora rivisto da quel giorno, e non ho ancora trovato il coraggio di andare a fargli visita. Nel frattempo, scrivo per ricordarlo. Mi piace pensarlo lontano da tutto. Mi piace pensarlo a casa. Mi piace pensarlo vivo.

Giacomo Polga

***

Dagored è un progetto che nasce nel maggio del 2013 con l’intento di portare e promuovere la letteratura e la lettura ad alta voce in contesti inediti, tramite una modalità creativa e dinamica che vuole rivolgersi ad un pubblico il più variegato possibile, offrendo lettura live, musica e contaminazione artistica.

https://www.facebook.com/dagoredwriting

Il vicentino Giacomo Polga, classe 1990, è uno dei promotori di questo progetto. Dopo una triennale in Lettere moderne a Padova, sta proseguendo gli studi con una magistrale in Tradizione e interpretazione dei testi letterari a Verona.

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