Anna – Lorena Bontempi

Finestra sul fiumeAnna era affacciata alla finestra della sua casa di campagna; lo faceva sempre quando si sentiva particolarmente sola, come se, guardando la natura che la circondava, sentisse quasi di poterne far parte, e ciò le infondeva un senso di benessere e quiete indescrivibile. Mentre osservava le nuvole che cavalcavano trasportate dal vento, i pensieri nella sua testa assumevano lo stesso moto e d’un tratto si era messa a ripensare a come fosse cambiata la sua vita nel corso di questi ultimi anni. La mente la riportò in un baleno ai tempi dell’università. Era iscritta alla facoltà di giurisprudenza e dentro di sé custodiva tanta voglia di fare e il sogno di diventare una brillante avvocatessa. Le persone che la conoscevano avevano notato in lei un’indole estremamente determinata fin da quando era bambina: voleva seguire a tutti i costi le orme del padre, anch’egli avvocato, e renderlo fiero di lei. Certo il senso del dovere era una cosa che non era mancata nella sua educazione; “prima il dovere e poi il piacere” le suonava più familiare della sigla del suo cartone animato preferito. Non aveva mai voluto ammettere quanto la facesse soffrire sovraccaricarsi di tutte queste ansie e responsabilità quando vedeva le sue amiche uscire e viversi la loro età senza tutti questi pensieri. Quante volte il sentimento dell’invidia aveva prevalso sugli altri e quante volte aveva desiderato di essere nata in una famiglia semplice, dove la soddisfazione delle aspettative non fosse il fulcro delle sue relazioni affettive. Crescendo aveva però imparato a cogliere anche i lati positivi dell’educazione che aveva ricevuto: all’età di ventiquattro anni era perfettamente in pari con gli esami e di lì a poco si sarebbe laureata. È stato proprio quell’anno, nel maggio del settantaquattro, che Anna ha conosciuto colui che sarebbe diventato il suo futuro marito. “Piacere, Stefano”. Erano bastate queste due parole a farle capire che da quel momento niente sarebbe stato lo stesso. Stefano era un ragazzo più vecchio di lei di un paio d’anni e stava frequentando un master in economia nella città dove Anna studiava. Anche adesso, quando ripensava al loro primo incontro, una sensazione calda e fluida le scorreva inconsciamente lungo tutto il corpo e si sentiva viva e presente, quasi come se stesse rivivendo quel momento in prima persona. Si innamorarono. Subito, tutto in un colpo, come la primavera che scoppia all’improvviso e non permette più agli alberi di rimanere spogli ma li veste di fiori bellissimi. Quelli che seguirono furono i due anni più belli della sua vita. Poi una mattina aveva sentito una nausea terribile, così come il giorno dopo e quello dopo ancora. Non ci volle molto a realizzare ciò che era accaduto. Anna si ricordava ancora bene come, dopo quel primo istante di estremo terrore, una gioia purissima l’aveva invasa e come quella sensazione di amore a priori cominciasse a nascere dentro di lei. I due si sposarono presto e poco dopo nacque Filippo. Anna  non credeva più a chi le diceva che la vita era una lotta continua perché ora aveva un lavoro che le garantiva una stabilità economica, poteva contare sull’uomo che amava e aveva dato alla luce la creatura più bella che il mondo avesse mai visto, come spesso la chiamava dentro di sé, ancora incredula davanti al miracolo della vita. Si trasferirono lontano, tutti e tre insieme, lontani dalle proprie famiglie. Anna ogni tanto ripensava a suo padre. Comprarono una piccola villetta che si affacciava sul lago, tutto intorno gli ulivi e le viti che non appena inspiravi più profondamente ti sentivi già come inebriato dal vino. Per raggiungere il posto di lavoro Anna prendeva la bicicletta; se l’era voluta comprare appena giunta nella nuova città, l’aveva verniciata di lilla e ci aveva messo un cestino di vimini ricoperto di fiori. Spesso prendeva la strada più lunga solo per poter godere del tepore che iniziava a solleticarle la pelle al sorgere del sole. Quando tornava a casa aveva occhi solo per il suo Filippo e per Stefano. Era innamorata; totalmente innamorata della sua vita e di quelle due persone che la costruivano insieme a lei giorno per giorno. Ogni tanto pensava ancora a suo padre. Le piaceva l’idea di poter invecchiare in quel modo, felice, in quella casa che lei stessa aveva arredato e che aveva reso così vissuta anche se era abitata da poco; amava pensare che si sarebbe svegliata ogni giorno accanto a lui, che si sarebbe alzata per prima e avrebbe preparato la colazione per tutti. Tre anni trascorsero velocemente e poi nacque Sara. “Principessa”, voleva dire e così era considerata da tutta la famiglia: la piccola principessa di casa. Anna e Stefano non avevano praticamente più visto le proprie famiglie da quando si erano trasferiti. Con un po’ di senso di colpa, Anna pensava spesso a suo padre.

Ad un tratto riprese coscienza di sé e si ricordò di essere affacciata alla finestra della sua casa di campagna. Il rombo del motore di una vecchia Peugeot l’aveva riportata alla realtà. Vide suo padre scendere dalla macchina, addosso aveva ancora il vestito elegante da lavoro. Lei lo osservava dalla finestra e i loro occhi si incrociarono per un istante. Anna desiderò con tutta se stessa che le cose potessero veramente essere così: che avesse trovato il suo Stefano che l’avrebbe portata lontana e che insieme a Filippo e Sara sarebbero stati per sempre felici. Strizzando gli occhi quasi come a intrappolare per sempre il pensiero dentro di lei, si aggrappò a questa fantasia con tutte le sue forze. Intanto i passi sulle scale si facevano sempre più distinti. Anna sapeva. Pensava a suo padre. Ad un tratto la porta della camera si spalancò; lei guardò quello che a tutti pareva un uomo per bene, ancora con la ventiquattrore in mano e sapeva. Lui gettò la valigetta a terra, slacciò la cravatta e poi tutto il resto.

In quell’istante, con lui addosso, Anna cercava in tutti i modi di non pensare a suo padre.

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