Alive – Gloria Natalini (Contest1)

10967001_822458651151605_95570380_nObbligare un uomo ad uccidere un suo simile ha effetti devastanti sul corpo e sulla psiche: lo sapeva bene Calogero Rizzo, reduce di guerra e ora paziente del CSM di Lucca. Tutti lo conoscevano nel paese, eppure la sua storia e il perché fosse finito in quella struttura passavano troppo spesso inosservati, la verità si comportava come un fiume carsico: veniva rimossa, insabbiata e soltanto dopo mesi, talvolta anni, ritornava in superficie prima di essere nuovamente messa a tacere.

Ingenuamente, dopo la caduta della Germania, Rizzo avrebbe voluto trovare conforto nella musica che tanto aveva segnato la sua vita in precedenza. Mai, invece, si sarebbe immaginato di dover affrontare dopo gli indicibili orrori della guerra anche il calvario della malattia mentale. L’Esercito rinnegò tutto, fece in modo di nascondere i casi umani come lui non appena le inconfondibili stimmate della follia comparvero: additati  come “scemi di guerra” vennero rinchiusi in Istituti di Igiene Mentale, degni eredi dei manicomi.

Medici e psicologi non potevano nulla, le sue ferite non erano visibili e il suo tormento troppo radicato per essere alleviato: ogni giorno da vent’anni a questa parte, dopo le visite, lo osservavano accasciarsi sul letto dove vi rimaneva per ore, ammutolito ed inerme. Ma per quella mattina di dicembre le cose cambiarono. Fu l’inserviente a dare la notizia: Rizzo, con lo sguardo assente se ne stava seduto davanti alla finestra, perso in chissà quali pensieri.

Che cosa lo avesse stranamente interessato, nessuno lo poteva realmente sapere, forse era stata una sinfonia portata dal vento: la sua sinfonia, composta prima dell’arruolamento e ora suonata da un musicista di strada qualunque. Quelle note accompagnarono le sincere lacrime di Rizzo, giocavano con le sottili trame dei suoi ricordi, addolcendone le immagini e rendendo più nitidi momenti ormai dimenticati.

Un inaspettato e breve sollievo, per lui che aveva l’unica colpa di essere rimasto.

Gloria Natalini

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Gloria NataliniCiao a tutti voi che leggete 🙂 Sono Gloria Natalini e attualmente studio Scienze Biologiche a Pisa, mia città natia. Sinceramente non sono mai stata brava con le presentazioni, e della mia vita avrei tanto e altrettanto poco da dire, ma ci tengo a precisare che troverete molto di me in ciascuna mia storia che avrete modo di leggere. Vi giuro: anche nei racconti più improbabili (aspettatevi di tutto) c’è sempre un qualcosa che mi appartiene, che sia un frammento della mia vita, una mia paura, un mio ricordo o quant’altro. Praticamente trovo l’ispirazione dal primo pensiero che mi attraversa la testa!

Sono sempre stata affascinata dal connubio fra arte e scienza e soprattutto dalla “partoriente’’ di entrambe: la mente umana. Trovo che la letteratura, così come l’arte e la musica siano tra le più belle e varie forme di espressione del nostro pensiero e personalmente fin da bambina le ho provate un po’ tutte: dal fare ritratti al suonare la chitarra.. ma detto fra noi, la soddisfazione  che provo quando cerco di catturare ed imprimere su carta anche solo la metà delle mie poderose elucubrazioni o anche solo un minimo aspetto della mia immaginazione non sono ancora riuscita a trovarla da nessun’altra parte. Scrivere per me non è solo un piacere personale, è una valvola di sfogo, una mia realizzazione e uno dei migliori modi che ho per comunicare.

Devo precisare una cosa, “scrivere” per me è naturale ma più che altro scribacchio, prendo qualche appunto sparso, dei pensieri monchi e disconnessi, pezzi distorti di un puzzle che per l’appunto, solo la mia mente riesce a ricucire. L’introspettivo è un genere che mi caratterizza molto, e dal quale ogni tanto vorrei evadere.

Sono un incontentabile ed inguaribile sognatrice, ho sempre bisogno di sperimentare e cercare qualcosa di nuovo che possa tener testa alla mia irrefrenabile curiosità e alla mia costante voglia di migliorarmi; il mio animo così turbolento ed instabile si riflette energicamente sui miei scritti: ragion per cui non avrete da me (e cercherò di non darvi) racconti “comuni” 🙂

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