La svista – Ernesto Pusceddu (Contest1)

La svista Elena SalibraGiovanni passa il check-in e si avvia veloce verso il gate. Il sudore cola sul suo viso facendo scivolare gli occhiali. Giovanni si imbarca verso un luogo lontano da quella vita così piena di dolori e di ingiustizie.

Quattro mesi dopo Giovanni è seduto al tavolo di un vecchio bungalow. Suda come stesse bruciando e le sue mani tremano. Piange. Sul tavolo una pistola e un proiettile. Nulla era andato come aveva previsto. Al suo arrivo con la sua nuova identità aveva cercato di fare delle conoscenze. Conosceva la lingua, ma era giunto alla conclusione che fosse il suo nervosismo a turbare le persone del posto; pochi si fidavano di lui. I soldi finirono in fretta e con essi anche le cose da fare. Non aveva portato con se nessun libro, lui docente di Lettere, aveva rinunciato a portare con se la fetta più grossa della propria persona. Lui lo sapeva ma sperava di non dover tornare a quell’amore che tanto lo aveva ferito negli ultimi anni. I pensieri tornarono forti, sua moglie, morta anni dietro; sua figlia, lontana da sempre; il suo lavoro, così privo di senso ormai. Cosa rimaneva? Giovanni prende il proiettile con le mani tremanti e cerca di inserirlo nella rivoltella; questa continua a scivolargli ma finalmente vi riesce. Con le labbra tremanti resta lì, con la pistola in mano. “Hai sbagliato” pensava, “hai sbagliato tutto, ti sei lasciato scappare il meglio, tua moglie, tua figlia, le parole. Non hai visto che scappare non era una soluzione, che stupido sei stato. Non hai visto altro che una scorciatoia.” Giovanni comincia a bisbigliare “imbocca altrove la scorciatoia lì dove il dolore c’è ma non si vede…”. In un attimo un ‘immagine trapassa la sua mente. Un cappello e un busto, la testa sulla sinistra. “…la svista”. Giovanni lascia la pistola e piange, con la testa tra le mani.

Un mese dopo Giovanni guarda con orgoglio quei bambini che tentavano con passione di imparare l’inglese. Aveva forse trovato un sentiero, un lungo sentiero, stranamente illuminato.

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Ernesto PuscedduNato a Cagliari nel 1992, dopo 5 anni di blandi studi di Ragioneria si trasferisce a Pisa dove comincia a studiare ingegneria informatica senza successo. Le passioni sono per lui più forti della ragione per cui inizia a studiare Spettacolo e comunicazione azzerando il suo percorso ma prendendo probabilmente la giusta via. Appassionato di tutto ciò che è arte, curioso verso tutto ciò che è mondo, luogo e persona, gira scattando fotografie con la sua amata canon, sperando che un giorno, testi e foto potranno unirsi per illuminare la sua strada.

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