Nel profondo degli abissi – Vincenzo Cutrone

ragazza guarda il mare seduta sulla spiaggiaVedo la gente passeggiare sulla bianca sabbia al chiaro di luna. Mano nella mano si promettono l’eterno, sognando il cielo e perdendosi nelle stelle.
Guardo con più attenzione quelle coppie ferite che tornano sul luogo del loro primo incontro per risanare cicatrici oramai indelebili.
Osservo impassibile discussioni all’apice di un amore spento dal vento impetuoso del distacco, naufrago in una terra abitata da una strana creatura dall’aspetto dell’odio, ma dall’anima di indifferenza.
Dimoro qui da tempo immemore eppure ogni giorno è carico di nuova forza vitale, pronta ad esplodere al minimo spostamento d’aria. Il nuovo giorno è sempre diverso dal precedente. La diversità fa parte della vita così come la fame, la sete o l’amore. Tutti abbiamo bisogno della diversità. Vogliamo essere differenti dagli altri. Ci sentiamo speciali. Vogliamo esserlo. E lo siamo.
Se fossimo tutti uguali questo mondo sarebbe una noia mortale. Non esiste qualcosa che sia identico in tutto e per tutto ad un’altra. Questa è la bellezza della natura: l’armonia prodotta dalla varietà. Ogni cosa è bella perché è diversa da tutto il resto. È unica. E come tale, preziosa.

Il sole spunta sempre al momento giusto. Sorge all’orizzonte prendendomi alla sprovvista. Sembra quasi che emerga dal mio profondo, risvegliandomi dolcemente per poi piazzarsi lì, in alto, dove nessuno può più raggiungerlo. I suoi raggi benefici si insinuano tra i granelli di sabbia facendola luccicare in tutto il suo splendore e le casette bianche sparse per il paesino ne riflettono il calore, rimanendo immacolate.
Un nuovo giorno porta sempre con sé nuove emozioni e spesso novità inaspettate.
Una fanciulla seduta ai miei piedi mi osserva con lo sguardo di chi ha passato la notte in bianco, sognando ad occhi chiusi in attesa di riaprirli per continuare a sognare.
La vita sembra averla distrutta dall’interno, logorando la realtà che la circondava e lasciando al suo posto una malinconia tristemente sofferta.
Un uomo la osserva da lontano, scrutandola in ogni suo dettaglio ed assorbendo tutta la sua energia per poi riprodurla su di una tela, posta di fronte a lui.
I colori invadono lo spazio, opprimono il bianco innaturale e si insediano al suo posto dando vita ad una immagine tra le più belle mai realizzate: la donna in tutto il suo essere. Schizzi di gioia, vitalità, pace, amore. La tela si riempie di emozioni che il cuore dell’artista ha riversato. Non è il pennello guidato dalla mano che sfiora il dipinto. È il sentimento guidato dalla sua anima che ritrae la magnificenza in tutte le sue pose.
La ragazza, sentendosi osservata da più punti, cerca la fonte di tanto nervosismo soffermandosi su di uno sguardo intenso che tenta di imprigionarla nella realtà immobile di un quadro.
-Vai… le sussurro dolcemente. Suoni sospinti dalla brezza della curiosità che la invitano ad avvicinarsi al bizzarro individuo.
Non sento le loro parole, ma ne percepisco l’intensità. Alcune frasi possono risultare più piacevoli di qualsiasi azione.
Così come due uccellini che migrano verso luoghi più caldi, i due fuggono dalla freddezza del loro essere per approdare nella calda terra della passione.
Nessuno dei due osa staccare gli occhi dal quadro appena completato. Lei, smarrita nel flusso di colori vorticanti, si specchia in un’immagine di se stessa che mai avrebbe pensato di guardare. Lui, innamorato perso di quella tela dalle tonalità sgargianti, si riscopre vero artista trovando se stesso in quello sguardo dipinto.
Decidono di lasciarsi alle spalle il passato per tornare a vivere il presente, insieme. Lasciano la spiaggia carichi di speranza, consapevoli di aver finalmente trovato qualcosa che mancava da troppo tempo.

Il sole tramonta. Diventa rosso di vergogna perché, denudato del suo splendore, va a riposare, lasciando il posto alla metà della luna che più fa sognare. Per qualche scherzo della natura tramonta alle mie spalle, scomparendo nei miei abissi.
Eccola di ritorno, la fanciulla. Sembra sconvolta. Lacrime rigano il suo volto candido come la neve, sciogliendolo. Nonostante lo sguardo annebbiato dall’odio, mi osserva in silenzio aspettando una risposta che da tanto bramava.
-Vieni… le sussurro affettuosamente. Basta un attimo e l’istinto prende la decisione migliore.
La fresca sabbia notturna accoglie uno dopo l’altro i suoi vestiti imbrattati e, a piedi nudi, mi viene incontro, perdendosi tra le onde.

Vincenzo Cutrone

***

Vincenzo Paolo CutroneSalve a tutti, sono Vincenzo P. Cutrone, nato e cresciuto nella regione più bella di tutte: la Puglia, da cui mi hanno strappato alla tenera età di 16 anni per buttarmi nel freddo mondo veneziano, nella prestigiosa Scuola Navale Militare “F.Morosini”. Attualmente studio Medicina e Chirurgia presso l’Università di Pisa, pur essendo un frequentatore dell’Accademia Navale di Livorno.  Nella mia vita non sono mai riuscito ad esprimermi al meglio a parole, motivo per cui mi sono sempre ritrovato a dover trasmettere le mie emozioni con la scrittura. Qualcuno preferisce non leggere ciò che scrivo perché risulta essere un’istigazione al suicidio. Io, invece, penso che bisognerebbe prendere la vita alla leggera, nonostante tutta la malinconia che ci portiamo dentro.

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