Un’insegnante di scrittura creativa si racconta: a tu per tu con Anna Maltese

Anna MalteseIncontro Anna Maltese, pedagogista e autrice, al Centro Culturale Antonianum di Milano dove sta tenendo uno dei suoi corsi di scrittura creativa. Incontrarla è sicuramente illuminante anche per me che non scrivo.

Un curriculum di tutto rispetto il suo: due lauree in Scienze dell’educazione e Psiconcologia. Anna scrive dall’età di quindici anni, ma solo negli ultimi anni ha deciso di seguire il Corso di Alta Formazione Il piacere della scrittura promosso dall’Università Cattolica di Milano.

Com’è stato questo corso e cosa ti ha dato?

A partire dagli anni del liceo ho letto tutti i manuali di scrittura creativa editi in Italia, perché in Sicilia, dove allora abitavo, non c’erano corsi di scrittura creativa e, fino a una decina di anni fa, internet offriva ancora poco materiale. Il primo sito che mi ricordo di aver visitato è il Rifugio degli esordienti (fondato nel 1998 ndr.).

Del Corso ho seguito due moduli dei tre moduli proposti, quello sul romanzo e quello sul racconto. Mi interessava molto mettermi in gioco dal punto di vista laboratoriale e il corso in Cattolica mi permetteva questo. Per il romanzo, per esempio, ho seguito il laboratorio del professor Raul Montanari. E anche con i racconti ci siamo messi in gioco grazie a un concorso (ndr. “Scrittori in carrozza”) che l’anno scorso Trenord ha organizzato con la Cattolica. Io stessa sono presente con un racconto nella raccolta pubblicata in seguito a questo concorso.

La mia idea, poi, era quella di far leggere a qualcuno quello che avevo scritto visto che nessuno ne era ancora a conoscenza, nemmeno i miei genitori. Avevo e ho ancora una lettrice accanita, Rossana, una mia carissima amica psicologa, che dopo anni mi ha spinto a partecipare a qualche concorso.

Che ruolo hanno i concorsi e che esperienze ricordi?

I concorsi servono. Per me con i concorsi sono arrivati i primi riconoscimenti. Uno delle partecipazioni che ricordo con più piacere è stata per un concorso sul tema del diabete giovanile. Ho vinto il terzo premio e sono stata premiata alla Biblioteca del Senato della Repubblica. Un’emozione incredibile.

Questo febbraio è iniziato un tuo nuovo corso. Come hai compiuto il passaggio da allieva a insegnante? In che modo sei arrivata a tenere il tuo primo corso di scrittura creativa?

Il lavoro di pedagogista è un lavoro completamente diverso e molto impegnativo dal punto di vista emotivo. Sentivo la necessità di svolgere un’attività creativa. Il primo passo è stato mandare alle biblioteche il mio progetto. Nella primavera del 2014 ho iniziato, qui al Centro Culturale Antonianum, il primo corso base con 12 iscritti, a cui è seguito con gli stessi studenti il corso avanzato che si è protratto fino a dicembre e ha permesso di arrivare all’elaborazione dei testi. È stato un grosso successo per me ed è stata una grande soddisfazione vedere crescere i miei corsisti.

Perché frequentare un corso di scrittura creativa?

Sicuramente per mettersi in gioco. Non hanno tanto senso le cose fatte per sé. Uscire allo scoperto e confrontarsi con gli altri è importantissimo ed è dal confronto che avviene la crescita. Quando la scrittura raggiunge gli altri scrivere diventa avere la responsabilità di comunicare agli altri qualcosa che può essere tratto dalla nostra esperienza personale o meno.

Alcuni dei ragazzi di Emergenza Scrittura palesano un certo timore e una certa insicurezza iniziale quando giunge il momento di far leggere i propri scritti soprattutto alle persone che sono loro più vicine. Cosa senti di dire loro?

La paura viene quando si parla di se stessi e quando c’è qualcosa di autobiografico che non si vuole che gli altri sappiano. Usare il materiale autobiografico espone molto ed è per questo che nelle mie lezioni introduco il tema del distanziamento. La scrittura nasce come dialogo con se stessi ma con il distanziamento ci si diverte molto di più. L’idea è quella di prendere magari di meno dalla propria vita e di più da quella degli altri.

Un problema riscontriamo in un certo numero di testi che ci vengono inviati: alcuni autori non hanno ancora compiuto la transizione dalla scrittura di riflessioni più o meno organiche a quella di un racconto vero e proprio. Quali sono le regole che tu ritieni fondamentali nella composizione di un racconto?

Chiaramente dobbiamo porre un distinguo. C’è una scrittura nata per diletto, magari come mezzo di “espropriazione dei sentimenti negativi” e, quindi, come contenimento emotivo: come quando si scrive un diario, queste scritture si è restii a farle leggere agli altri. Poi c’è la scrittura più complessa e professionale. Personalmente da quando scrivo in maniera strutturata mi diverto molto di meno, ma i risultati sono migliori. L’idea è quella di trasformare, di mettere le proprie idee e le proprie emozioni al servizio della storia e di quello che potrebbe diventare un racconto. Il passaggio va fatto nel momento in cui si vuole dedicare del tempo più strutturato alla scrittura. Consiglio di scrivere ogni giorno perché scrivere in maniera più seria e professionale significa dare uno spazio e un tempo diversi, significa dedizione.

Oggi la maggior parte degli aspiranti scrittori fatica a padroneggiare il dialogo. Tuttavia la forma dialogica è strutturale in molta narrativa, breve ma, soprattutto, lunga. Che consigli daresti per imparare a usare questa modalità espressiva in maniera corretta e realistica?

Ci sono tecniche narrative ben precise che si imparano nei corsi avanzati. Il dialogo è una delle cose più difficili. È il timbro di voce del personaggio e ognuno ha la sua voce, il suo lessico, sia come termini tecnici che all’opposto dialettali. Per imparare a far dialogare i personaggi bisogna entrare nella storia. Bisogna sedersi al tavolo e cominciare a pensare come penserebbe quel personaggio. È proprio in questo il divertimento: cambiare identità per qualche ora al giorno.

Da accanita lettrice di manuali di scrittura, quali consiglieresti?

Ne consiglierei quattro: quello che ho in borsa anche oggi, Consigli a un giovane scrittore di Vincenzo Cerami (Garzanti, 2002); un altro è Manuale di scrittura creativa di Roberto Cotroneo (Castelvecchi, 2008); Ricettario di scrittura creativa di Giulio Mozzi e Stefano Brugnolo (Zanichelli, 2000); e poi Il mestiere di scrivere di Raymond Carver (Einaudi, 1997). Un sito molto utile è Vibrisse di Giulio Mozzi.

Quali sono per te i maestri del racconto?

A me piace molto Alice Munro, ma ho apprezzato anche i racconti di Cristina Comencini. Tra gli scrittori di narrativa breve citerei anche Un colpo di vento di von Schirach, un avvocato penalista che scrive storie asciutte e, cosa interessante, parte sempre dal punto di vista del criminale.

In qualità di insegnante di scrittura creativa ma anche di autrice tu stessa, ci sono altri consigli che vorresti dare ai nostri esordienti?

Me ne vengono in mente tanti. Come prima cosa staccarsi da loro stessi e quindi non lavorare sempre sugli spunti autobiografici, ma piuttosto divertirsi un po’ inventandole le storie. In secondo luogo farsi consigliare, avere una schiera di lettori che non siano solo amici. Anzi. Raul Montanari, al corso, ci diceva di farci leggere dalle persone a cui stiamo antipatici per avere un parere più sincero. Anche leggere fa bene, ma è vero in parte che chi legge bene scrive bene. Più che leggere in generale è importante leggere manuali di scrittura creativa e poi passare alla tecnica di composizione del racconto e del romanzo e alle tecniche narrative più complesse. L’editore Audino propone una collana interessante sul tema. Insomma studiare molto perché la scrittura non è un diletto, a livelli professionistici la mente va allenata alla scrittura e sono fondamentali tempo e dedizione.

Alla luce dell’attuale situazione del sistema editoriale, ci sono prospettive di guadagno con la scrittura? Insomma si può vivere di scrittura?

Se si pensa sempre che la situazione non è rosea non si va da nessuna parte. Io non sono mai stata abituata, sia dal punto di vista professionale che personale a guardare il giardino degli altri. Un ragazzo siciliano come me, Ignazio Boschetto, dopo l’esperienza a Ti lascio una canzone con la Clerici ha firmato un contratto musicale negli Stati Uniti assieme agli altri due ragazzi del gruppo Il Volo e quest’anno ha vinto Sanremo. Non avrebbe mai pensato di arrivare fin lì. È importante incontrare la persona giusta al momento giusto: un editor, un agente letterario, una persona che creda in te. Ma è inutile se tu per primo non credi in te stesso. Non ciecamente però, intendiamoci.

Io scrivo da 20 anni sono un’autrice, ma non so se diventerò mai una scrittrice. Di certo non avrei mai immaginato di fare quello che sto facendo. C’è un destino, ma una parte di destino la scriviamo noi. Bisogna mettere in atto tutte le strategie cognitive, affettive, sociali e relazionali per proporsi.

Che idea ti sei fatta del mondo dell’editoria?

È un mondo vario. Ma ci sono editor che seguono esordienti. Bisogna scegliere un editor che comprende il tuo genere, scegliere un’agenzia letteraria che ti può seguire, mettersi in gioco e non mollare. Anche di fronte a dei no, o si rimette mano al testo o si aspetta un momento più propizio.

Editoria a pagamento: da che parte ti schieri?

Sono contraria all’editoria a pagamento. Piuttosto è meglio scegliere un editor che ti segua, o un agente che sotto compenso legga quello che scrivi e ti dia un parere tecnico. L’editoria a pagamento secondo me serve solo all’editoria.

Il self-publishing, invece, come lo vedi?

Giorgio Ponte, un mio compagno alla Cattolica, si è autopubblicato con Narcissus e ora è con Mondadori. (ndr. Per sapere di più sull’esperienza di Giorgio Ponte cliccare qui) Lui ha creduto molto nel suo sogno e ora il suo libro Io sto con Marta si trova in tutte le librerie. L’autopromozione, quindi, è positiva. Sicuramente ognuno ha qualcosa da migliorare, ma per riuscire deve riconoscere le sue potenzialità e fare leva su quelle.

In seguito a questa intervista è nata l’idea di una collaborazione. Sono lieta di comunicarvi che a partire dalle prossime settimane Anna Maltese terrà una rubrica qui sul nostro sito nella quale fornirà agli aspiranti scrittori tecniche e suggerimenti per acquisire sempre maggiore consapevolezza.  Ringrazio fin d’ora Anna per aver deciso di credere in noi.

Giulia Pieretto

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