Il tempo perso – Matteo Brignoli

il-vecchio-e-il-mareCamminando tra ulivi sparsi, Lucio si accorse del tempo che stava perdendo. Lo capì sentendo lo scroscio della ghiaia sotto la suola delle sue scarpe, che strascicava apposta per far più rumore di quanto ne facesse una normale camminata. Lo percepì nella brezza che spirava dallo spiraglio di mare in lontananza, dove vedeva barche veleggiare lente, immaginandosi su una di esse con gli schizzi d’acqua salata che gli arrivavano sulla pelle arsa dal sole di mezzogiorno. Era così preso dal dimenticarsi il mondo che si scordò dell’ora non appena vide una farfalla girargli intorno. La seguì con lo sguardo finché non si posò su un fiore e, delicatamente, richiuse le ali bluastre rimanendo immobile su di un petalo. Lucio prese dalla tasca il pacchetto di sigarette e ne estrasse una accendendola alla vecchia maniera, sfregando il fiammifero sulla scatola. Si gustò la sigaretta e il sapore di fumo pervase i suoi sensi. In una cappa grigia della sua memoria riemergevano istanti, frammenti di polaroid scattate in momenti della sua vita difficili da archiviare, che riemergevano come balene a respirare da un mare di sogni mai vissuti. Si rese conto che per colpa del tempo e tutti i suoi amici era troppo tardi per diventare il pescatore che il bambino Lucio avrebbe voluto essere. Ormai era solo un vecchio dottore di paese con una folta barba bianca, il vizio di qualche sigaretta, una famiglia rispettabile da mantenere in un determinato livello di borghesia che ancora riusciva ad affermarsi in quella piccola realtà. Nulla di emozionante che lo facesse sentire davvero vivo: le sue giornate passavano tra la monotonia di raffreddori e mal di gola. Nemmeno sua moglie lo soddisfaceva più, o forse, pensandoci, non lo aveva mai soddisfatto. Si ricordò di quei tempi di gioventù andati in cui era innamorato follemente di una donna, un’altra donna che sapeva assaporare interamente, dal sapore pungente di fragole delle sue labbra all’odore acre delle loro pelli sudate che s’intrecciavano nella fredda sabbia serale d’una spiaggia irreale, dipinta nel quadro più bello tra le scene appese nelle sue memorie. Anna gli aveva rubato non solo il cuore, ma di lui possedeva l’anima e il ricordo postumo di un addio mai dato. Quando Lucio decise con una volontà non propria di partire per studiare medicina non seppe come dirglielo, e non glielo disse. La perse come perse la voglia di vivere che infondo seppe non tornò mai veramente, nemmeno quando finito gli studi decise di ricominciare dal suo paese esercitando la professione per la quale sentiva un retrogusto d’odio, allacciando legami affettivi che mai pareggiarono quelli passati, pensando sempre a quel sogno di prendere il mare con la barca a vela e andare a pescare, tornare a casa da Anna contento del suo lavoro e sentire il profumo di pesce alla griglia che cuoce lentamente fuori dalla cucina, leggere un libro senza il pensiero di tornare ad incidere sulle vite di malati dando cure che non si sentiva di dare. Preso da questo misto di sentimenti si incamminò per il vialetto che scendeva alla spiaggia lasciandosi alle spalle gli ulivi e le loro foglie appena germogliate, nuove come nuova era quella presa di coscienza che nel suo profondo stava prendendo forma. Arrivato sul bagnasciuga lasciò cadere la sigaretta sulla sabbia, sotterrandola con un piede. Vedendosi ancora le scarpe addosso si affrettò a spogliarle. Il mare era lì, di fronte a lui. Si soffermò un attimo ad osservar l’orizzonte: gli sembrò più vicino di quanto avesse mai pensato. E mentre il sole si immergeva nel riflesso del suo chiarore si tolse i vestiti e si sentì libero. Iniziò a camminare verso l’orizzonte fino a quando poté, fino a che non sentì i piedi staccarsi dalla sabbia bagnata. E allora si abbandonò alle onde, a quella distesa d’acqua che sapeva di vita. Sentiva solo il mare e null’altro. Un’onda lo sommerse, non si oppose. Poi un’altra: l’acqua lo cullò verso il fondo. Non si oppose. Chiuse gli occhi.  Poi, arrivò la calma.

Matteo Brignoli

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Matteo BrignoliMatteo Brignoli, 22 anni, nato a Bergamo, amante dell’arte come strumento di comunicazione emozionale e della bellezza come principio ispiratore. Dopo le superiori ho preferito il lavoro allo studio: scrivo nel tempo libero, principalmente di sera, ma non mi sento crepuscolare. Per me scrivere è lasciar che le parole faccian l’amore.

One thought on “Il tempo perso – Matteo Brignoli

  1. Grace ha detto:

    Quando ho finito di leggerla sono stata assorta, come sospesa dall’angoscia del risentimento, o lo accetti o ti ribelli. Il finale lascia tutto in sospeso o è una metafora?

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