Al sorgere del buio – Vincenzo Cutrone

11092947_10206303158001476_2052983723_nUn pugno nello stomaco, dritto alla sua bocca. Ti si spezza il respiro, inizi a sudare e la depressione mista ad un senso di smarrimento prende il sopravvento. Questo accade quando si passa una vita a far finta di dimenticare. Poi una telefonata, un incontro. E ti accorgi di aver mascherato i ricordi, rendendoli invisibili. Vuoi non pensarci, vuoi distruggere ogni cosa. Vuoi ricominciare. Ma è già troppo tardi.

Sono le otto di un giorno quasi al termine delle sue possibilità. Ormai ha dato tutto, non ne può più. Vuole solo rigirarsi, cambiare posizione e sprofondare beatamente in un morbido letto trapuntato di stelle.
Ecco, quindi, che arriva la notte. In punta di piedi, quasi a non voler farsi sentire da nessuno. Silenziosa come un ladro intento a scardinare le porte dei cieli. Si presenta con il suo abito nero a pois bianchi, tenebroso e sensuale come sempre, pronta a posare per gli obiettivi di milioni di persone con il naso all’insù. È il suo momento. C’è chi è pronto a scatenarsi sotto le sue vesti, ballando fino a svenire, e chi fugge da tanto furore nascondendosi sotto le coperte.
Poi ci sono loro. Claudio e Matteo, appartenenti a due realtà diverse, entrambi sconosciuti perfino a loro stessi.
Due vite che sembravano destinate a rimanere nel loro parallelismo, come due binari su cui viaggiano treni che non si scontreranno mai. Ed invece eccolo lì, lo scontro. Uno scoppio improvviso, involontario. Due destini che hanno deciso di uscire di casa nello stesso istante, proprio quando la notte si è decisa a bussare. Mai aprire la porta alla notte. Potrebbe entrare e invadere casa, impossessandosi di quel briciolo di logica che era rimasto in testa. Rende le cose più oscure di quel che sembrano. Allunga le ombre fino a farle scomparire alla vista. Porta notizie che il giorno si rifiuta di consegnare, di quelle che ti colpiscono irrimediabilmente.
Inconsapevoli di tutto ciò, i due momentanei sconosciuti scelgono di lasciarla entrare, uscendo contemporaneamente di casa, decisi a non farvi più ritorno.

L’aria è gelida. Il vuoto, invitante. La mano trema al contatto con il ferro glaciale. Attimi. Sono quelli che mancano alla fine di un ciclo. Pochi secondi separano Claudio dal marciapiede sottostante. Una decisione avventata. L’ultima. Dispiace a tutti lasciare i propri cari, ma che altro si potrebbe fare?
Un’esitazione di troppo.
Matteo ha il tempo di salire le scale che danno l’accesso al terrazzo, guardare in basso e chiedere:
-Secondo lei quanto è alto?
-Quanto basta.
-Non le sembra un gesto incosciente?
-Lo è anche sposarsi, ma la gente continua a farlo.
-Non mi parli di matrimonio altrimenti la spingo oltre la ringhiera.
-Divertente. Perché non prova con qualche spettacolo comico?
-Ci ho provato, ma come vede ho divorziato.
-Perché è venuto qui? Crede di potermi fermare?
-In realtà vorrei che accelerasse la pratica, così posso seguirla.
Pausa.
Il buio, fino a quel momento rimasto solitario, si dipinge di compagnia. Le luci cittadine danzano sull’asfalto come ombre di quelle stelle che da lassù ci ammirano.
Il pavimento non sembra più così solido. Trema. Rimanere in piedi, ad un tratto, non è più rassicurante come un tempo.
Così Claudio si siede. E l’altro vicino. Come se avesse sentito anche lui una leggera scossa di un terremoto interiore.
-Come ci è finito qui in basso?
Domanda da un milione, quella di Matteo. È quello che tutti vorrebbero sapere, compreso Claudio.
-Ha presente quando credi di aver avuto tutto dalla vita, di essere felice e poi di colpo tutto crolla?
-Sì, è per questo che sono qui. Ce l’ho più che presente.
-Ecco. Io no. Io non ho mai avuto niente da questo mondo infame. L’unica cosa che mi teneva in vita era la mia flebo giornaliera di affetto. Che brutta medicina, l’amore.
-Quasi peggio dell’omonima malattia.
-Anche lei è qui con il cuore infranto?
-No, io sono qui senza cuore. È già volato al di là di quella ringhiera. Tra poco lo raggiungo.
-Cosa le è successo? A parte il divorzio, intendo.
-Crede che possano esistere altri motivi, altre ragioni oltre quelle sentimentali?
-Sì, per un uomo della sua età. Senza offesa.
-Le offese feriscono i vivi. Noi qui nel limbo siamo senz’anima.
-Allora?
Sì. Ha avuto altri problemi, il povero Matteo. Lasciato per la strada da una moglie sposata con i suoi soldi che, al primo licenziamento del finto marito e con due figli da mantenere, ha chiuso le valigie ed ha girato le spalle. Così, senza lavoro e con una personalità donna-dipendente, ha deciso bene di farla finita.
-E tu invece?
Questo cambio di persona lascia intendere un ultimo, disperato tentativo di aggrapparsi ad una roccia consistente, della forma dell’amicizia. E Claudio è pronto a trasformarsi in granito.
-Io ho lasciato gli studi per inseguire il mio sogno. Voglio essere un artista. Scrivo delle storie, invento nuovi racconti. Ho anche pubblicato qualche libro. Ma quando condividi le tue emozioni con il resto del mondo, difficilmente qualcuno le comprende veramente. A me, invece, è successo. Ho trovato una donna pronta a capirmi in tutto e per tutto. Sembrava uno specchio che rifletteva i miei stessi sentimenti. Poi…
Una lacrima. Unica. Abbandonata al suo triste destino, si lascia cadere.
-Poi?
-Mi ha lasciato. Come si butta un vestito quando diventa troppo stretto e ti stringe la vita. Senza la minima compassione. Senza un briciolo di umanità. Io le ho dato tutto quello che mi era rimasto: il mio cuore. E cosa ho avuto in cambio? Nulla, nemmeno la seconda possibilità che si da anche ai perdenti. Sognavo una vita felice.
-Anche i sogni a volte si ricordano di esistere. Sii paziente.
-La pazienza ha un limite che lo sconforto ha ormai superato da tempo.
-Ascolta. Io ero anche un editor prima del tracollo. Che ne dici di farmi leggere ciò che scrivi in modo da portarti più in alto di dove siamo ora?
-E tu cosa ne ricavi?
-Per il momento mi serve solamente una scusa per scendere da questo maledetto terrazzo. Poi il tempo deciderà il da farsi.
-A proposito, io mi chiamo Claudio.
-Io sono Matteo. È buffo come un nome non riesca ad identificare una persona. Io ti ho conosciuto ancor prima di etichettarti come Claudio.
-Accadono molte cose strane nella vita. Un attimo prima sei lì, deciso a morire buttandoti nell’eternità del nulla. Un attimo dopo ti ritrovi con i piedi ancorati al suolo sotto un cielo che ormai sta schiarendo.
-Guarda. Il sole sta per nascere.
-Non è il sole. Siamo noi.

Vincenzo Cutrone

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