Le lacrime della felicità – Matteo Brignoli

Bosco autunnaleC’era una volta la Felicità. Essa viveva felice nella sua casetta, dove ogni giorno metteva ad ardere qualche corteccia o legnetto nel proprio camino per riscaldarsi. Si può dire vivesse in un posto talmente freddo da sembrare il Polo Nord! Arrivò però il momento in cui la legna per il camino finì. La Felicità, triste e amareggiata, prese una difficile decisione: abbandonò la propria casetta per cercare un posto sempre caldo, dove non vi fosse il bisogno né di coprirsi troppo, né di cercar legna per il camino. Ma nel suo cuore, la Felicità sapeva che sarebbe stato molto difficile trovare un posto così. Certo, magari da qualche parte del cosmo ci sarà sicuramente, pensava, un luogo più caldo di altri anche se le stagioni esistono (più o meno) in ogni angolo conoscibile. E così, gambe in spalla e fagotto in groppa, la Felicità si mise in cammino. Un cammino arduo, insidioso, non privo d’ostacoli. La prima tappa fu Contentania, una piccola e ridente cittadina a sud-ovest di Happycity. Lì, la Felicità rimase sconvolta da tutte le nuove tecnologie che erano state inventate: stufe a pellet riscaldavano case con dei semplici sacchetti di segatura compressa, impianti centralizzati infondevano calore attraverso il pavimento, l’acqua arrivava calda direttamente dai rubinetti dei lavandini senza bisogno di lasciarla al Sole. “Chissà se pure a casa mia avrei potuto usare una di queste invenzioni” si chiese, sospirando, la Felicità. Però non si perse d’animo: proseguì il cammino fino ad Happycity. Ma prima di arrivarvi, attraversando un piccolo boschetto di aceri spogli, la Felicità notò una piccola casetta simile a quella che si era lasciata alle spalle, col camino fumante e un non so che di armonioso. Era mattina presto. Incuriosita, si fece coraggio e andò ad affacciarsi ad una delle finestrelle. Quel che vide fu il tepore della purezza di due bambini che dormivano nel proprio lettuccio. La felicità pensò che presto si sarebbero svegliati, e allora avrebbe potuto conoscerli e giocarci assieme per un po’ prima di ripartire. Ad un tratto però, la porta della cameretta si aprì, delicata pure nel suo cigolio, e nella stanza entrò un uomo. La Felicità stette a guardare attenta a non farsi vedere. L’uomo si avvicinò ai bambini, li accarezzò e li baciò lievemente avviandosi poi di nuovo oltre la porta dalla quale era entrato. La Felicità, trepidante, seguì l’uomo che usciva dalla cameretta cambiando finestrella: lo trovò con una bellissima donna che non riuscì a descrivere per quanto la sua figura, i suoi occhi, i suoi capelli fossero così simili a qualcosa che già conosceva. L’uomo salutò la donna abbracciandola e uscì di casa indossando una giacca e una berretta per ripararsi dal freddo, mentre la Felicità corse a nascondersi per paura di essere vista. Da dietro uno di quegli aceri spogli, vide una lacrima sferzare il volto dell’uomo. E fu così che, col cuore in gola, la Felicità pianse. Di se stessa.

Matteo Brignoli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *