Libera Battaglia – Riccardo Meozzi

Foto 1Correva velocissimo e sentiva il sudore macchiare la camicia. Sapeva che se non fosse arrivato in tempo sarebbe venuto fuori un putiferio. Si era messo il completo nuovo. Aveva bevuto il giusto e si era intrattenuto con chiacchiere di poco conto. Poi aveva ricevuto la chiamata.
– Raggiungimi in centro. Penso che sappia tutto.
L’aveva accompagnato suo cugino. Gli aveva chiesto di fare velocissimo, e mentre scendeva nelle colline continuava a pensare quanto poco gliene importasse delle cene fra parenti.
– Non puoi andare più veloce ?
– La strada è piena di curve e non ho voglia di essere fermato dalla polizia.
– Perché la nonna deve abitare in questa maledette colline ? Tutta sola poi.
– Fossi in te non mi lamenterei. Sei il suo preferito.
Fra lui e suo cugino non c’erano state altre parole. L’aveva fatto scendere vicini ai giardini storici e poi è scomparso dietro la curva.
Il giovane fece appena in tempo a dare uno sguardo al monumento e a cercare di ricordare chi fosse il personaggio, ma non gli venne in mente. Chissà, magari la storia di quel tipo avrebbe potuto insegnargli qualcosa.
Si mise a correre per gli stretti vicoli. Aveva appena svoltato sulla via principale quando il telefono squillò di nuovo.
– Dove sei ? – disse prendendo fiato.
– Nel locale in fondo alla piazza, muoviti, sono quasi venti minuti che parla con un’amica. Non riesco nemmeno a capire cosa stanno dicendo.
– Va bene, un minuto e sono là.
Ora camminava con calma. Non voleva che qualcuno notasse. Se c’era una cosa che stavolta gli si stava rivoltando contro era proprio quella di essere conosciuto da tutti. Sorrise e agitò la mano verso un paio di ragazzi. Uno di loro fece per avvicinarsi ma lui accelerò ancor di più. L’altro capì e tornò indietro.
Ormai era già a metà della piazza, vedeva l’insegna dritta di fronte a sé. Ancora un paio di metri e forse sarebbe riuscito a recuperare tutto.
La vide sul terrazzino che lo salutava. Non sembrava agitata, solo sicura di vederlo là di sabato sera. Il giovane le fece un gesto con la testa e si catapultò dentro. L’amico era lì ad aspettarlo. C’era tempo per qualche parola prima di dare il via a tutto quel teatrino.
– Com’è la situazione ? – domandò.
– Non ne ho idea, vai su e scoprilo – disse l’altro salendo.
– Perfetto.
– Ah, sia chiara solo una cosa – fece una pausa sull’ultimo gradino – Vedi di non farla uscire di matto come le altre volte.
Una volta dentro l’atmosfera sembrava rilassata. Nessuno faceva caso alla sua presenza. La musica era a medio volume, le persone parlavano e bevevano birra e vino, i ragazzini si fingevano ubriachi per riuscire a superare l’imbarazzo e apparire più grandi.
Chissà come aveva fatto quel posto a diventare di moda, si chiese, ma la questione non era poi così importante. Da un giorno all’altro quel posto sarebbe diventato un locale qualsiasi e l’attenzione si sarebbe spostata altrove.
In fin dei conti però non era così male. Tutti bevevano e sembravano non pensare a niente. In quel momento vivevano per i loro bicchieri, più che per se stessi.
– Andrea ce l’ha detto – disse uno di loro – Vedi di non fare boiate. Noi ci stiamo divertendo e vorremmo continuare a farlo. Tutto il resto sono affari tuoi.

Chiaramente nessuno voleva aver nulla a che fare con storie di quel genere. Lui stesso non voleva ad essere sinceri, ma era un genere di impresa che gli toccava sempre. Volente o nolente doveva farcela.
Cercò la giovane fra gli altri tavoli. La trovò e pensò che in una certa maniera fosse proprio bella. Aveva delle lunghe gambe lasciate ben in vista dalla gonna. Era così preso da quel dettaglio che gliene stava sfuggendo uno molto più importante. Era abbastanza normale che di lei notasse solo le gambe e che finisse per trascurare tutto il resto, ma qualche attenzione in più avrebbe comunque potuto dargliela.
La giovane si alzò in piedi e ordinò un altro bicchiere di vino.
Era euforica, glielo si leggeva nella faccia piena di felicità e alcool. La vide scambiare qualche altre parola con l’amica e poi voltarsi dall’altra parte.
La situazione stava rapidamente mutando e quando il giovane se ne rese conto era ormai troppo tardi. Come se fosse apparso dal nulla vide un uomo vicino alla giovane. Lui le aveva preso la mano e lei l’aveva baciato. Un bacio in piedi, in mezzo a tutti.
Fu molto divertente osservare come tutto si distruggesse. Pareva fosse passata una nube di proiettili. Il giovane sentì un bicchiere cadere e rompersi, le voci ammutolire, i muscoli del collo voltarsi tutti verso di lui, i conoscenti bisbigliare.
Lui che rumore fece ? Nessuno, neanche a farlo apposta.
Lei lo guardò di sfuggita e lui bevve un sorso di birra. Mentre deglutiva la vide fuggire in terrazzo. Dietro di lei la seguivano le amiche.
– Stai bene ? – gli chiesero gli amici.
– Tutto bene, tranquilli – disse lui.
– Pensa solo che a breve lo sapranno tutti ! – cercò di ironizzare uno.
– Possiamo non parlarne ora ?
I discorsi ovviamente presero tutt’altra direzione e le cose si ristabilirono nel giro di pochi minuti. Non era successo niente di che, lo sapevano tutti. L’amica della giovane venne al loro tavolo e parlò debolmente.
– Puoi uscire un attimo in terrazza ? – gli chiese.
– Sicuro.
Sapeva anche che sarebbe successo questo, ma cercò di non autocompiacersi. Fuori l’aria non era affatto fredda. La ragazza se ne stava accucciata a terra. Teneva le lunghe gambe tutte ritirate al busto. In quella posizione non erano così belle come se le ricordava, sembravano anzi le piccole zampetto di un ragno spaventato. Un ragno che aveva provato a tessere la sua tela.
Ogni tanto il riflesso delle luci le cadevano sul volto illuminandolo completamente. Qua e là c’era qualche lacrima sparsa.
Le si mise vicino. Non aveva voglia di sedersi e rimase in piedi a fumare una sigaretta. Restò in silenzio a guardare oltre la terrazza. Non aveva voglia di parlarle, anche se in qualche maniera era felice di lei, addirittura quasi orgoglioso.
– Non mi dici nulla ? – sospirò lei.
– No, mi sembra tutto molto chiaro.
La ragazza si alzò e gli venne accanto. Era alta quasi quanto lui, le mancavano soltanto un paio di centimetri.
– Sei l’uomo più schifoso che io abbia mai incontrato. Hai tradito la mia fiducia senza battere ciglio. Te ne rendi conto ?
– E tu ? – rispose lui con calma – Ti sei buttata sulla bocca un altro. Mi sembra un gesto molto maturo.
Continuavano a guardarsi negli occhi. Lui vedeva quelli della ragazza brillare arrossati. Lo fissavano impazienti. Nei propri invece c’era compassione, forse.
– Non erano i patti, e tu lo sapevi. Piuttosto che agire così avresti dovuto parlarmi – aggiunse lui.
– Ho fatto così perché capisci soltanto l’umiliazione !
– Dio mio, lo capisci si o no che domani quello che sarà preso in giro non sarò io ma tu ? Io volevo che tu reagissi, che facessi qualcosa di concreto, non un’infantile ripicca !
– Sei andato con un’altra ! – esplose lei – Sapevo che l’avresti fatto ma non lo voglio ! Che avrei dovuto fare ?
– Lasciarmi – disse lui – semplice direi.
Sapeva che ci sarebbe stata una battaglia a cui nessuno dei due voleva piegarsi. Una lotta tutta loro, con un solo e ambito trofeo. La notte brillava poco più in alto. C’era ancora posto per molti altri scontri.

Riccardo Meozzi

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