Gabbiani – Minou Manafi

11124745_798981756859975_1133465505_nArrivò un uomo. Si sedette accanto a me. Non avevo molto da dire. Vedevo la cupezza del suo sguardo rivolta verso di me. Vedevo che cercava qualche cenno di espressione, qualche indizio su di me. Ma io me ne stavo lì. Stavo sulle mie. Guardavo il cielo. I gabbiani. Il molo. Le grandi barche. Le grandi famiglie. Guardavo avanti, lontano. Guardavo ogni strana forma che le nuvole disegnavano all’orizzonte. Ascoltavo in silenzio. Guardavo la vita come un interlocutore attento che non ha niente da dire, e semplicemente ascolta. Guardavo le vite degli altri sperando di costruirmi un giorno una mia. Di non sentirmi più così, nessuno in mezzo a tutti. Nessuno in mezzo a me stessa. L’uomo mi guardava. Una conversazione non verbale. Mi guardava con un po’ di preoccupazione e un pò di pena. Con una compassione fastidiosa e irritante. Non volevo essere aiutata. Non volevo confidarmi con nessuno. Non volevo aprirmi. Volevo restare chiusa in me stessa. Era tutto ciò che mi dava sicurezza. Non volevo parlare della mia vita con un estraneo. Volevo che la mia sofferenza restasse la mia coltre di protezione verso un mondo con cui non ero ancora pronta a confrontarmi. Mi hanno detto troppe volte: ‘Ce la farai’. Ho creduto a queste parole. Ho voluto vedere il bello nella mia vita, ho voluto spazzare via la negatività e aprirmi a una visione nuova delle cose,a un nuovo modo di guardare, a una luce nuova da dare agli eventi. Ma i buoni propositi sono brevi soffi di vento in giornate afose. Sono sguardi fuori dalle sbarre di un carcere. Finché guardi fuori e vedi il mondo, ti senti per un pò sollevato. Butti la testa verso la luce, il mondo, le cose. Ma poi ti giri. Arriva sempre qualcosa che ti fa girare e guardarti intorno. E ti rendi conto che la prigione che ti sei costruito intorno, e in cui sei obbligato a vivere, non ha uscite. Non ha vie di fuga. Non ci saranno dei domani in cui tu potrai uscire e giocare all’aria aperta. Non ci saranno giorni in cui aprirai gli occhi e sarai fuori di qui. Non ci saranno le feste in famiglia, le corse fuori, le sere davanti alla tv. Ci sarà sempre lo stesso scenario. Per quanto tu possa affliggerti e disperarti, quelle mura ti faranno compagnia per sempre. Lo devi accettare. Io ho dovuto imparare ad amarle. Dovevo viverci per sempre. Ho dovuto proteggere la mia depressione e tenermela stretta, perché era la mia unica casa.
Uscii dopo ore dallo studio di quello strano psichiatra. Ripensai alla stanza. A tutti quei quadri al muro, senza neanche una finestra. Me ne chiesi il perché. Forse un po’ soffriva anche lui. Forse anche lui aveva un po’ paura del mondo esterno. Forse ne abbiamo tutti. Mi sentii un po’ meno sola, da quella volta.
Adesso è quasi estate. Passeggio fuori e ripenso a quel dipinto appeso alla parete. Ai gabbiani che volano liberi nel cielo. Alzo gli occhi ma non vedo niente. Soltanto un cielo grigio. Ma forse sono capace di costruire un’uscita. Voglio volare anche io.

Minou Manafi

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Minou ManafiSono Minou. Ho 20 anni e studio Ingegneria Informatica all’Università di Pisa, con grande passione. Sono italo-iraniana, ma ho sempre vissuto qui. Sono appassionata di scrittura, di matematica e di informatica. Amo il softball e il mare. Ho tantissime passioni e poco tempo da poter dedicare a tutte. Non so quando ho iniziato a scrivere, ma so che non riesco a immaginare di non poterlo fare. Sono sempre stata molto gelosa di ciò che scrivevo, poi ho scoperto che è bello poter condividere con gli altri ciò che si scrive. L’ho scoperto anche grazie a Emergenza Scrittura, leggendo i racconti degli altri autori. Ho provato il desiderio di condividere anche io, ho pensato: ‘Perché no? Proviamoci!’.

Oltre che racconti scrivo anche poesie, potete trovarne alcune sul blog ‘Fiumana Pisana. Ovvero i fogli della poesia’. Spero che apprezzerete i miei racconti. Buona lettura :).

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