Due e nessuno – Riccardo Meozzi

Foto 1Per due mesi non avevano fatto altro che discutere. Dalle loro bocche erano usciti più insulti che affetto. Cercava di non pensarci e ascoltava il rombo della pioggia estiva. Si sentiva benissimo fin sotto la veranda. Era come essere là sotto senza bagnarsi. Era molto bello starsene lì con nulla da fare, non gli andava nemmeno di chiacchierare, soltanto di leggere il libro che si era portato con sé.
Non veniva da quelle parti da molto tempo, più o meno dall’estate precedente. Era un luogo sperduto in mezzo alle foreste. L’aveva costruito con suo padre quando ancora riuscivano a fare qualcosa assieme. Non era nulla di che in fondo, soltanto una piccola veranda costruita al riparo di un gigantesco sperone di roccia calcarea e un fiumiciattolo che scorreva accanto. Una specie di capanna per cacciatori, tranne per il fatto che di fucili e proiettili non se n’era mai vista nemmeno l’ombra.
Cominciava a non poterne più di tutto, ma non poteva uscirne. Era andato là con il chiaro intento di riposare la mente. Non che avesse poi tanti pensieri, ma l’unico che gli ronzava in testa era così forte e insistente che non poteva far altro che lasciarlo espandere. Non voleva che due donne litigassero per lui, voleva passare attraverso l’intera questione indenne e col sorriso. Una volta aveva sentito un proverbio che diceva Occhio e Gambe, come se fosse la soluzione a tutto.
Occhio per osservare e tagliare via ciò che non era necessario, gambe per correre laddove nessuno poteva raggiungerlo.
La faccenda però era un tantino più complicata di così. Non voleva stare in completo isolamento, ma che qualcuno seguisse le sue tracce e vi si accostasse senza far troppo rumore, come con un gatto impaurito sotto un’auto.
Sentì qualche passo dietro sé. Qualcuno camminava sugli assi di legno per attraversare il fiume.
– Sei davvero un’idiota. Mi costringi a venire quassù sotto la pioggia.
Era Carlo, l’unico che poteva sapere dov’era in tutta la città. Non gli aveva mai mostrato quel posto, ma gli aveva parlato più volte della strada per arrivarci.
– Tu invece sei davvero stupido a raggiungermi fin qua con questo acquazzone – disse voltandosi – Prendi uno di quei sgabelli e vieni qua vicino a me. Non ho nemmeno una goccia di vino da offrirti.
– Sta calmo, sei tu quello che beve. A me non piace.
Ora tutti e due guardavano la pioggia cadere. Ne veniva giù davvero tanta, tutta fitta e rumorosa.
Un muro in perenne crescita che pareva andare dal terreno fino alle nubi.
– Che tempo da schifo – disse lui.
– Certo che sei davvero invecchiato se non puoi fare a meno di parlare della pioggia eh ?
Tutti e due sapevano che Carlo stava scherzando, ma quella frase era più vera di quanto entrambi potevano pensare. Non c’era molto da dire, in realtà, e il giovane aspettava il momento adatto in cui l’amico avrebbe tirato fuori l’argomento che l’aveva spinto a venire nei boschi.
– Te l’ho portata io una birra – Carlo prese una bottiglia dalla tasca della giacca e la stappò con i denti – So che senza questa non carburi.
– Oh per carità, smetti di sfottermi e dimmi perché sei venuto quassù senza nemmeno avvisarmi.
Carlo non era un uomo che sapeva parlare. Riusciva solo a elaborare discorsi e teorie sulle donne che inevitabilmente si dimostravano errati. Però era uno che non demordeva con facilità, insisteva sulle cose fin quando non gli si rompevano sotto le dita. Era uno tenace, aveva questa grandissima qualità.
– Le tue due donne mi chiamano di continuo da stamattina. Tutte e due vogliono sapere dove sei, e entrambe si insultano a vicenda e poi se la prendono con te.
– Lo sapevo già. Non mi dici nulla di nuovo – gli rispose.
Non aveva voglia di sentire l’argomento, anche se era molto compiaciuto che così tante persone fossero lì pronte a pendere dalle sue labbra. Non l’avrebbe mai ammesso, certo, ma era anche per questo se aveva deciso di scappare per una giornata intera. Voleva fare chiarezza senza sentirsi lusingato da tutte quelle attenzioni.
– Smetti di fare così, non ti capisco nemmeno io.
– Che vorresti capire ? – disse lui.
– Il dannato motivo per cui due donne ti cercano cose fossi il Graal ! Che hai combinato ?
– Niente di che. Ho lasciato una, mi sono messo con l’altra. Mi pare che sia logico, giusto ?
Carlo sospirò e gli prese la birra. Ne bevve un sorso e storse immediatamente la bocca. Gli faceva una gran tenerezza quando si comportava così. Non era adatto a simili comportamenti, era un tipo sportivo lui, mica uno di quelli che ha bisogno di una birra fresca a fine giornata.
– Allora perché Ludovica non fa altro che piangere e Giulia invece urla ?
– Affari loro – rispose il giovane senza pensare.
– No, non puoi dire così – attaccò Carlo – Non puoi mica pensare di uscire dalla vita di una persona senza lasciare traccia. Tu sei tuttora una presenza indispensabile per Ludovica.
– E con Giulia come la metti ?
Era una conversazione fatta e rifatta così tante volte che ormai non sapeva da che parte andare a parare. Bastava che lui dicesse a Carlo la verità, quelle parole che avrebbero chiarito il quadro generale e concesso a tutti di andare avanti.
– Non conosco Giulia, non saprei cosa dire – aggiunse Carlo.
– Avanti – insistette il giovane – una qualche idea te la sarai fatta. Non sei mica uno stupido.
Sapeva che lo stava mettendo in difficoltà. Non era uno che amava sbilanciarsi. Teneva al suo equilibrio più di ogni altra cosa, nulla valeva più del sistema che aveva creato e dare un’idea di qualcosa gli suscitava ansia.
– Lei ti vuole per sé. Non vede l’ora di stare con te in santa pace – disse dopo qualche secondo – Ho sentito come parla di te. Sembra che tu sia stato creato per salvarla, per metterla a posto. Ha gran fiducia nei suoi sentimenti per te. Questo è quello che ho visto.
Non parlarono per qualche secondo. La pioggia stava rallentando e cominciava a sentirsi un rumore stranissimo. L’acqua del fiume gorgogliava serena e veniva percossa dalle minuscole gocce della pioggia.
Il giovane ascoltò e tentò di cercare una sintonia fra i due. Non ci riuscì.
– Carlo – disse rivolto all’amico – Hai idea di cosa voglia dire sentirsi bloccati ? Non fermi, bada bene, quello sarebbe soltanto per colpa mia, hai idea di come ci sente ad essere stretti e congelati nel proprio movimento ? La tua dinamicità è bloccata, due forze ti legano e ti trascinano ognuna verso la propria direzione. E’ così che mi sento. Ludovica da una parte, verso ciò che ho assorbito e compreso e Giulia dall’altra, verso qualcosa che non conosco ma che dovrei salvare e assorbire come ho fatto prima.
L’amico passava lo sguardo dal fiume a lui ogni secondo. Non doveva sentirsi molto a suo agio.
– Non mi permettono di espandermi. Pretendono di costruire sé stesse a mie spese. Ti sembra giusto ?
– Non hai mai provato amore per una delle due ?
– No. Non mi hanno mai dato la possibilità di capire cosa quel sentimento fosse per me, vogliono soltanto che io capisca il loro. Vogliono che il loro amore diventi il mio.
Ci fu un respiro profondo. Un vero e proprio sospiro dato a pieni polmoni. Nessuno dei due l’aveva fatto. Carlo scattò in piedi e si guardò attorno.
– Chi c’è ? – disse forte.
Prese lo sgabello e lo tenne all’altezza dell’anca come se fosse un’arma. Lui lo stava ad osservare, chissà cosa avrebbe fatto di entusiasmante.
– Rilassati – gli disse – questo posto non lo conosce nessuno.
In realtà anche lui sapeva che qualcuno li era stati ad ascoltare per tutto quel tempo, ma non voleva aver problemi di nessun genere. Sperava che chiunque fosse non avesse intenzioni pericolose. Qualcosa si mosse. Nessuno dei due si aspettava che dietro lo sperone ci fosse una donna, una donna che si era bagnata al punto da avere tutti i capelli appiattiti sul volto.
Non riuscivano a spiegarsi una cosa simile, né lui né Carlo. La guardavano incredula e cercavano di capire per quale motivo fosse lì.
– Scusatemi, scusatemi – disse lei.
Entrambi la guardavano. Non avevano fatto nemmeno un passo verso di lei. Ognuno era rimasto nella propria posizione.
– Come hai trovato questo posto ? – disse il giovane.
– Ho seguito Carlo. Non dovevo farlo, scusatemi. Io volevo soltanto vederti.
Carlo si fece da parte. La giovane non l’aveva notato probabilmente, tanto era presa dall’altro.
Sembrava che non ci fosse altro che lui, che il legame che sentiva fosse ancora lì, pronto ad unirli senza mai farli separare.
– Stai tirando troppo la corda.
La giovane non parlò oltre. Si voltò verso il fiume e desiderò scorrere a valle con lui, tirarlo via con sé. Il giovane pensò a quando gli sarebbe piaciuto essere stato bagnato dalla pioggia, lavarsi via tutto quel tempo. Due forze per due opposizioni, ma il sole ormai brillava spazzando via le nuvole.

Riccardo Meozzi

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