Breve dialogo sulle piante e sugli uomini – Lorena Bontempi

fioriL’umido caldo estivo gli faceva gocciolare la fronte mentre cercava di salvare quel poco che era rimasto della semina primaverile. Sua figlia Katie lo guardava con aria incuriosita; all’età di dieci anni aveva quell’interesse per le cose che solo qualcuno che è ancora matricola su questa Terra può avere. Osservava il padre raschiare via dal terreno le piantine ormai rinsecchite da quella asfissiante calura e gli chiese: “Babbo, dopo ne pianterai altre, vero?”

“Tesoro, se lo facessi adesso, con questo caldo, morirebbero dopo qualche giorno” – Nemmeno alle piante piace più rischiare – pensava Katie. “Eppure, Babbo, io credo che se quella piantina avesse la possibilità di scegliere autonomamente di poter vivere anche solo per un giorno, ma in quel giorno potesse essere riscaldata dalla luce del sole, potesse salutare gli uccellini e le api che le volano attorno e potesse provare il sollievo di essere rinfrescata dalla rugiada il mattino seguente, beh, credo che lei deciderebbe di vivere, babbo.”

“Piccola mia, hai ragione, ma cosa succederebbe poi alle piantine se mai dessimo loro la speranza di poter vivere tutti i giorni della loro vita così? Loro si abituerebbero alle carezze del sole, diventerebbero amiche degli uccellini e delle api e non aspetterebbero altro che essere baciate dalla frescura del mattino. Vivrebbero nell’illusione di poter avere tutto questo per sempre, fino a quando non saranno le loro stesse radice ad essere vecchie e a decidere che quello è il momento per andarsene. Invece le nostre povere piantine, ignare di tutto, morirebbero dopo due giorni e allora niente più sole, niente più uccellini e niente più rugiada. Non hai idea di quanto ne soffrirebbero, tesoro.”

“Quand’è che le piantine ti hanno detto che non volevano più soffrire, babbo?”

“Devi sapere, amore, che un tempo le piante erano tra gli esseri più forti e nobili al mondo; con la loro bellezza rasserenavano gli animi degli uomini e pensa che solo respirando creavano la vita e non chiedevano niente in cambio. Poi, un giorno, sono arrivate alcune persone cattive che non sapevano apprezzare tutto ciò che le piante facevano per loro e hanno iniziato a trattarle male; le hanno strappate per rimpiazzarle con ciò che credevano fosse più utile o più bello, le hanno portate via dalle loro case per trasportarle in posti lontani, dove non si sentivano a proprio agio. Mi credi, piccola mia, se ti dico che questi uomini hanno persino cominciato a creare le piante dal nulla, all’interno di grossi capannoni, per poi venderle o utilizzarle a loro piacimento? Non devi meravigliarti delle catastrofi naturali, piccola; sono solo l’espressione della sofferenza della natura, che è stanca di subire tutto questo.”

“Capita anche alle persone, giusto, babbo? Che non hanno più voglia di soffrire? Da quando le persone sono diventate incapaci di sopportare il dolore?”

“Tesoro, come dici tu, lo stesso vale per gli esseri umani. Dopo che anche loro per tanto tempo sono state abituate alla dolcezza del sole, agli uccellini e alla rugiada del mattino e poi queste, un giorno qualsiasi, vengono loro sottratte, allora anche gli uomini ne soffrono e siccome questa era tutto la loro vita, ora devono inventarne una nuova e non è per niente semplice; ci vuole molto tempo. È come se dovessimo ripiantare quel vecchio ulivo laggiù in fondo al giardino. Te lo ricordi come era piccino e fragile? E ti ricordi quanto tempo ci è voluto prima che diventasse così robusto e imponente? Ecco, tesoro, è proprio così che accade; dopo la sofferenza torniamo bambini, siamo vulnerabili, come dei piccoli bulbi. Dobbiamo imparare da capo come si fa a sbocciare e come rimanere bene eretti sul fusto. Dobbiamo imparare a fidarci di nuovo del sole e degli uccellini, dobbiamo imparare di nuovo a lasciarci sfiorare dal bacio della rugiada. E ci vuole tempo e pazienza e coraggio.

Ma ora non pensare a queste cose, piccola rosellina mia, tu devi ancora sbocciare per la prima volta. Su, la mamma ti chiama, il pranzo è pronto.”

Lui le prese la mano e la baciò sul capo mentre si sedevano assieme davanti alla tavola apparecchiata.

Lorena Bontempi

 

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