Utopia n°# – Francesco Maiorano

ciminiere_Ore 9:00. Mi sveglio devastato dall’alcol di ieri sera. Ma non per la sveglia, per le urla. Le urla della gente in strada. C’è un vero macello: donne, uomini, ma soprattutto donne perché ora sì, ricordo, è una manifestazione femminista. Nel 2020 abbiamo fatto un grandioso passo in avanti in quanto a diritti, nel senso esteso del termine. Sono tornate le classi separate, le donne hanno perso il diritto di voto, tolta la possibilità di divorzio e aborto, tanto per dirne alcune; e poi tolti gli ammortizzatori sociali, la sanità gratuita, etc etc etc. D’altra parte se un tempo tutto ciò non esisteva e la gente moriva di stenti, se un tempo le minoranze e le classi deboli avevano vita difficile e relegata in un angolo della società, se i soprusi e gli abusi erano all’ordine del giorno perché; per quale motivo dovrebbero le cose cambiare? Per quale oscuro motivo dovremmo tendere allo scardinamento di quella miriade di pratiche figlie di anni e anni di Medioevo? C’era stato un movimento generale un tempo e ciò era successo, (lo chiamavano progresso), ma mai fino in fondo e soprattutto non in Italia. Certi diritti erano stati sanciti in maniera inalienabile. Poi un giorno la gente si stufò. Il popolo, prima o poi, si ribella. E’ il popolo che cambia le epoche. E da allora, da quel 2018, le cose sono andate nel verso opposto. Quello giusto. Mi ricordo anche allora la gente in strada ed io nel mezzo che mi facevo frastornare dalle grida dei tanti e dei singoli; mi ricordo una donna in lacrime che ripeteva che “In venti anni, in venti anni di matrimonio MAI una volta che mio marito mi abbia messo le mani addosso. E’ uno schifo, basta, dobbiamo finirla. Non potete capire quanto ciò mi degrada moralmente, non essere stata picchiata mai una volta, in venti anni…” e così via. Poi mi ricordo un vecchio che riferendosi a me con rabbia mi minacciava dicendo che ” Alla tua età io non perdevo tempo come te, a studiare aria fritta; c’era la leva! Ah, bei tempi, i superiori mi pisciavano addosso! Tu invece guardati, non saresti nemmeno capace di ammazzare una mosca. Che uomo sei?” “Mia madre ha perso la vista a cinquant’anni perché al tempo non c’erano possibilità di cura! E’ una vergogna che adesso ciò sia possibile!” E così via e così via. Da due anni ormai era iniziata l’involuzione dell’uomo, guidata dal partito nazionalrazzista FF (Fascisti del Futuro); formatosi dall’unione di secessionisti, razzisti, nazionalisti, dai vertici delle mafie organizzate etc etc. Le mafie, stavo dimenticando, sono ormai organi istituzionali, controllano le regioni e sono sotto guida diretta dell’FF. Ti entrano in casa gli agenti di una o dell’altra mafia, perché gli è piaciuto il cortile visto passando casualmente per strada. Prendono la tua roba e la gettano in strada, poi fanno uscire a calci pure tu e la tua famiglia, se ce l’hai. E la riconoscenza, la riconoscenza delle famiglie usurpate, è qualcosa che fa pensare di aver raggiunto il culmine della civiltà che l’uomo possa mai creare. Altro grande progetto-linea guida dell’FF e parte dell’Involuzione è stato la distruzione delle opere d’arte. Una spesa inutile, manutenerle. Ma anche la demolizione vuole la sua parte, e un partito come l’FF non vuole e non ha mai voluto fare le cose se non come si deve. Alcuni esempi. Le statue in marmo sono state polverizzate, con l’equivalente in polvere sono state tagliate cinquemila tonnellate di cocaina che poi è andata a rifornire i nasi degli italiani da quelli di vertice a quelli dei più poveri. Un’opera di redistribuzione sociale e di riappropriazione del nostro patrimonio culturale non indifferente. Poi, riprendendo una grande uscita di uno dei leader storici dell’FF (“con la cultura non si mangia”, ndr) si è pensato di organizzare una farsa grandiosa in cui le tele dei maggiori artisti, ricoperte di pomodoro e mozzarella o quant’altro, venivano gettate in forni ad altissima temperatura; il tutto in diretta televisiva nazionale, ma che dico, mondiale. Per gli affreschi si è invece operato in senso ironico e dissacrante. Vi lascio un esempio che possa farvi capire l’operato generale: se vi recate in Vaticano vedrete nella Sistina le mani di Dio ed Adamo reggenti una svastica e un manganello, segni di pace internazionale nonché dell’FF. Da quando è partito il processo chiamato semplicemente “Involuzione” la gente non è mai stata così contenta e appagata. In nessuna epoca storica il tasso di felicità percepito e ammesso è stato così alto. Certe volte mi pare che tutto ciò sia assurdo e perverso, poi vedo la gente che ci crede, che è felice; allora vuol dire che è solo una mia percezione sbagliata. Sono sempre stato un tipo particolare e ho sempre cercato di tenere a bada le mie stranezze. Per fortuna ci sono le vittime di violenza sessuale che sbandierano l’abuso e hanno gigantografie dello stupratore in camera; madri che se la fanno con il rappresentante FF che ha ucciso il loro figlio per divertimento, il marito mutilato in guerra che ringrazia prima per l’onore di aver guerreggiato e poi per l’onore che gli concede l’FF fecondando sua moglie e via dicendo; e questi esempi pratici allora mi fanno rimanere con i piedi per terra. Io che nel 2017 e prima pensavo che non ci fosse niente di meglio che stare in una piazza tra fratelli neri, bianchi, gialli, senzatetto e disgraziati di ogni tipo, a bere e fumare, senza gente che si odia e si ammazza a vicenda: mi sbagliavo. La carne e il pensiero che la popola è materia da disprezzare e la felicità sta nel disprezzo, nelle violenze che subisci e che subiscono i tuoi cari, i tuoi amici, nei diritti che ti vengono negati, nell’arte che viene messa al bando e distrutta nelle sue rappresentazioni, nell’amore di qualsiasi colore che viene negato, deriso, circonciso; nell’odio verso il più debole, nell’ammirazione sfrenata del più forte, nell’azzeramento della dignità come hobby del sabato sera, nella pedofilia come catechismo, nella religione come organo di controllo e sottomissione, nelle strade traboccanti di gente che urla e si abbrutisce, nelle città che la notte si popolano di squadracce. Adesso che l’ho capito e capisco quanto io sia nato così, sbagliato insomma, ho preso una decisione. Mi sto alzando dal letto, questa riflessione mi ha impegnato un’ora e più. Prendo una corda in cantina (bella robusta, ne viene data in dotazione dall’FF una per nucleo familiare, insieme ad armi e quant’altro, nel caso se ne avesse bisogno per un esecuzione sommaria e comunque sono cose che una famiglia nel 2020 in casa deve avere); la lego a un trave del soffitto e poi apro la finestra. Sotto di me la folla che urla. Ancora c’è gente che continua a voler esercitare i propri diritti, e questa feccia deve sparire: sotto di me la gente urla per questo. La gente scende in piazza solo per buoni motivi. Allora urlo anche io e le persone nelle vicinanze si girano a guardarmi. “Ascoltate! Ascoltate..” Prendo fiato. “Io sono uno di quelli che credeva in tutto ciò che è opposto a quello che abbiamo faticosamente conquistato dal 2018 in poi…L’involuzione…invece…è giusta e giustizia, e mi dispiace solo di non avervi partecipato sin dall’inizio, almeno mentalmente. Ma d’altra parte non scegliamo come nascere e io sono nato così, utopista al contrario…per questo adesso sto sul davanzale con questa corda al collo” (nel frattempo salgo sul davanzale e metto la corda al collo); “per dare il buon esempio, perché un po´ me lo merito e più che altro perché sento di doverlo fare…”, partono gli applausi, mi sento stupidamente felice; finalmente, anche se c’è una nota che stona, ma non saprei dire quale. “Va bene! Allora niente, tante belle cose! Buon proseguimento dell’Involuzione!”. Salto, boato della folla. Ma non muoio. Mi sento come sollevato. Una donna alta cinque metri mi sorregge. Divelge il trave tirando la corda, mi posa sul marciapiede. Poi rimpicciolisce come fa Alice e mi dà un bacio sulla bocca. D’intorno è tutto sfuocato e riesco a percepire solamente le forme e le posizioni delle cose e delle persone. Sono felice, piango. La donna mi prende per mano e apre la porta di casa mia, dietro di essa non si apre la rampa di scale ma un giardino sconfinato dove coppie di qualsiasi tipo stanno nude e fanno l’amore liberamente. Le colgo una rosa e mi pungo il polpastrello, lei mi succhia via il sangue. Io le metto la rosa tra i capelli. “Ti va se ci amiamo per sempre?”, mi chiede. Io non rispondo, la denudo e la stendo dolcemente sul prato.

Francesco Maiorano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *