Erba dorata – Alessandra Scubla

imagesUna nuvola coprì il sole per un istante, spingendo i due giovani a guardare il cielo. Si erano concessi un pomeriggio di assoluta libertà e abbandono. Lei, si era tolta le scarpe e passeggiava a piedi nudi sull’erba arida. Lui, se ne stava sdraiato a pancia in su a guardarla sgambettare come una bambina al suo primo giorno di vacanza. Un’altra nuvola prese posto in cielo e subito un’infinità di fresche gocce cominciò a dissetare la terra. Lei afferrò al volo le scarpe e, prendendolo per mano, corse al vecchio fienile a cui erano passati di fronte per raggiungere lo spiazzo in cui si erano fermati a riposare. Un tempo, doveva essere stato veramente un bel fienile, con tutti gli attrezzi ben sistemati alle pareti e montagne di fieno profumato su cui sdraiarsi e sognare.

«Lo sai che, in passato, quando qualche nuvola temporalesca solcava il cielo, i braccianti, con le donne che li accompagnavano e i figlioletti dalle gote rosee, si rifugiavano in fienili come questo e il più anziano intratteneva il gruppo raccontando storie?» domandò, cercando un posto in cui sedersi.

«Che tipo di storie?» domandò lui, seguendo i suoi movimenti. Sembrava così a suo agio in quel luogo traballante e un po’ inquietante.

Trovò un ceppo lasciato lì da chissà quanto tempo e ci si sedette a gambe incrociate, mentre lui si sistemava per terra.

«Di tutti i tipi. Storie di vita, di gioia e dolore; storie d’amore velate di amarezza e arricchite di notti al chiaro di luna; storie di regni e terre lontane e storie di paura, soprattutto quando il cielo era attraversato dai lampi e il rombo dei tuoni scuoteva la montagna.»

«Raccontamene una!» la pregò lui. Amava ascoltarla, che si trattasse della trama dell’ultimo libro letto, della cronaca dettagliata della giornata appena trascorsa o della sua infinita serie di paranoie. Aveva un modo di raccontare e rendere vivo ciò di cui parlava, che quasi lo stregava e lo spingeva ad aprirsi e a raccontarsi a sua volta.

«Si racconta che, in queste zone, al tempo della Grande Guerra, vivesse una ragazza che passava giorno e notte seduta ad annodare sottilissimi steli d’erba inaridita dal sole. Qualcuno diceva che aveva battuto la testa da piccina, altri azzardavano l’ipotesi di qualche rara forma di follia, ma in pochi conoscevano la sua storia. Era giovane, era bella ed era perdutamente innamorata. Un amore appena sbocciato. Un amore con poche lune alle spalle e tanti soli lontani all’orizzonte. Il suo lui, però, era stato costretto a partire, a cercare rifugio tra le montagne, nei boschi.

– Aspettami fino a quando l’erba dorata dal sole sarà stata colta. Aspettami fino a quando il vento ghiacciato della montagna non avrà scacciato il sereno. Aspettami!- le disse prima di sparire tra le fronde.

La ragazza mantenne la promessa e, con gli occhi rivolti alle montagne, annodava e riannodava quegli steli in attesa del suo ritorno. Trascorsero i giorni, trascorsero i mesi e gli anni, ma di lui nemmeno l’ombra. Nessuno conosce quale destino la vita abbia riservato al giovane, si conosce solo la storia della ragazza che annodava steli d’erba in attesa del ritorno del suo grande amore e, si dice, che, ancora oggi, nei giorni di grande calura, quando il cielo è limpido e i pascoli sono immense distese di fieno giallo come il sole, la si possa ancora scorgere; là, da sola, seduta ad annodare e riannodare con gli occhi rivolti ai monti.»
Lui, sentì un brivido corrergli lungo la schiena e una domanda gli sorse spontanea:
«Tu mi aspetteresti? Voglio dire, agogneresti così intensamente il mio ritorno?»
Lei gli sorrise e senza rispondere uscì. Il cielo si era rischiarito e il sole era tornato a brillare. Attraversò di corsa lo spiazzo, giungendo al limitare del bosco di noci.
«Tu torneresti da me?» urlò.
Le gambe di lui iniziarono a muoversi prima ancora che il cervello avesse elaborato la domanda e, quando la raggiunse, la strinse a sé.
«Sempre! Non dubitarne mai!»
«Mai!»

Alessandra Scubla

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