Montagna maestra – Alessandra Scubla

707_resegone1Cammino con passo incerto. Conosco la strada, non è la prima volta che la percorro, ma tutto questo bianco rischia di confondermi. Non ho mai avuto un gran senso dell’orientamento e di certo non sono mai stata una grande sportiva, eppure questa sfida l’ho accettata. E’ qualcosa che devo fare e che non posso più rimandare. Una dimostrazione che vada oltre le parole.

Fin da piccola, la neve mi ha sempre affascinato. Così bianca e perfetta. Soffice, delicata, ma ugualmente possente e pericolosa. La bellezza racchiusa in ogni fiocco e la forza devastante di una valanga. Mia madre diceva sempre che la neve è fatta per essere guardata sorseggiando cioccolata fumante, avvolti in una calda coperta di lana. Penso non sarebbe molto felice di sapermi qui in questo momento, da sola ad affrontare l’inverno, a sfidare la montagna e me stessa. Però, sono anche certa di una cosa: sarebbe molto fiera e felice di vedermi uscire dal guscio e dare finalmente un senso alla mia vita. Ho lasciato la coperta a casa e la cioccolata la troverò al mio arrivo e non solo quella… E quindi, eccomi qui, infreddolita, le gambe doloranti, con lo sguardo rivolto alla vetta e al futuro che mi aspetta in cima. Cammino incerta, timorosa e col cuore sottosopra. Seguo il percorso tracciato da chi è passato prima di me. Segni di scarponi e ciaspole mi fanno da guida. Mi affido del tutto ai frammenti, alle orme di chi conosce la via, di chi ha già trovato la propria strada. Seguo i passi di uomini e donne con storie simili alla mia o del tutto differenti, ma spinti come me verso la propria meta. La fatica, però, comincia a farsi sentire, non sono un’atleta, non lo sono mai stata in realtà. Il corpo inizia a opporsi allo sforzo e il freddo ha attraversato gli strati pesanti e mi graffia insistentemente le ossa. Mi fermo a riprendere fiato e guardo verso l’alto. Il cielo ha quella particolare tinta grigio-azzurro che chiama altra neve, ma la croce già si intravede. Non manca tanto. Un piccolo sforzo ancora. Un altro passo ancora. Ci siamo quasi dico alle gambe reticenti. Presto saremo al caldo, al sicuro. Sembrano darmi retta. Riparto. Ci sono quasi! Arrivo!

L’urlo mi riempie i polmoni, prima ancora che mente e corpo si rendano conto di ciò che sta accadendo. Un piede appoggiato male, un passaggio impervio e mi ritrovo aggrappata alla roccia. Le lacrime mi rigano il volto e le braccia sono consapevoli di non poter reggere ancora a lungo. Penso alla sera prima, a quanto sono stata stupida e vigliacca. Non gli ho risposto e sono scappata, e quando finalmente ho trovato le parole, lui non c’era più. Aveva preso i ramponi e aveva trovato rifugio nella sua amata montagna. E ora sono qui, a pochi passi da lui, aggrappata a quella stessa montagna, che forse sta cercando di darmi una lezione sulla vita, sull’amore: non sarà sempre un sentiero facile a condurci al traguardo, ci saranno asperità dietro a ogni angolo, si scivolerà sul ghiaccio o si inciamperà in una radice, ma la vera forza, la vera ricchezza, sta nel rialzarsi e continuare. Chiedo un ultimo sforzo ai muscoli tirati e, non so come, forse per miracolo, torno sul sentiero. Mi sdraio sul manto ghiacciato e guardo di nuovo verso il cielo. Il fiato corto, la gola secca. Forse qualcuno ancora mi protegge, posandomi una coperta sulle spalle e offrendomi una bevanda calda. Riprendo fiato. Ce l’ho fatta e, ora, più di prima, sono pronta!

La croce è a pochi passi. La vedo innalzarsi fiera. Non voglio più perdere tempo. Non temo più la caduta. Non ho più paura del manto scivoloso. Salgo i gradoni, implorando le ginocchia di resistere. Eccolo! Lo vedo. Il cuore mi scoppia nel petto. Lo raggiungo, gli prendo la mano e prima che possa dire anche solo una parola, lo bacio.

«La mia risposta è sì! E’ sempre stata sì! Ti amo!».

Alessandra Scubla

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