Pazzo di te – Vincenzo Cutrone

12092216_10206714514095836_791369193_nL’aria che si respira in un luogo chiuso come il Mind è quella calda ed opprimente e, allo stesso tempo, familiare ed accogliente di alcune giornate estive quando, seduti in riva al mare. Lo scirocco ci abbraccia riscaldandoci piacevolmente, mentre lentamente ci spinge a tuffarci in acqua ritrovando il sollievo creduto perso.
Il Mind è un bar come un altro. Non è il solo. E, probabilmente, non è neanche speciale. Ma è unico. Non se ne trova uno uguale neanche a voler ricreare lo stesso spazio, con un’identica disposizione degli arredi cromatici. Sono le persone che lo frequentano a fare la differenza.  Lo rendono esclusivo. Anche se ci mettessimo persone con lo stesso nome e con il medesimo aspetto non cambierebbe nulla. Ci sarebbero sempre due bar uguali nella forma ma completamente diversi nella sostanza, che è quella che identifica univocamente una cosa in tutte le sue delicate sfumature.
Il mio è un locale modesto. Il lusso non è ben voluto qui dentro. Un bancone sporco con quattro sgabelli storti, tavolini sparpagliati a seconda delle conversazioni che si vengono a creare, l’odore di stantio che aleggia instancabilmente. Il tutto incorniciato da quattro pareti marce, ma saldamente ancorate al suolo. Ultimamente, però, i docili frequentatori si sono inaspettatamente messi all’opera per rinvigorire l’ambiente, rendendolo più confortevole e, soprattutto, presentabile.
Cosa ci sia dietro questa frenesia non mi è dato saperlo. È passato tanto di quel tempo da quando l’ho messo in piedi, mattone per mattone, che ancora ignoro cosa sia accaduto al suo interno.
L’unica cosa che so è che finalmente ho incontrato qualcuno che valga la pena di essere ricordata dentro di me. Nel mio profondo.

“Un doppio whiskey con ghiaccio per me ed un bicchiere d’acqua per la mia salute”
“Non dovresti smetterla per oggi?”
“Il corpo è mio e ne faccio quel che voglio”
“Senza dubbio. Il mio era solo un consiglio. Se continui a pagare, per quanto mi riguarda, puoi bere fino a scoppiare”
“Mi stai dando dell’ubriacone?”
“N-no. A-assolutamente no. Non mi permetterei mai”
“Non sopporto voi baristi. Sempre lì a giudicare la gente che vi si siede tranquilla davanti, a dar loro da bere per tirargli fuori il peggio. Ed i soldi”
“Credo che ora tu stia esagerando, Odio”
“Cosa vuoi per tacere? Altri soldi o un pugno ben assestato?”
“Non penso sia questo il modo…”
“Vada per la seconda opzione”

“Ehi, chi è quello lì sulla barella?”
“È Paura. Il barista”
“Di nuovo?”
“Come al solito prende botte e viene portato fuori in lacrime. Poi puntualmente ricompare entro un paio di giorni. È il solito ciclo”
“Si è capito almeno perché continua a tornare qui?”
“Di qua nessuno può realmente uscire. Anche dopo essere stato conciato in quel modo non potrà fare a meno di ritornare. Come prima”

Ogni giorno il Mind è abbastanza affollato. Gente che viene e gente che non se ne va. Una volta entrati non si può più uscire. È un locale strano? No, qui è la norma per tutti. Tranne che per Rabbia.
“Aprite questa dannata porta!”
“Dai Rabbia, non puoi fare così ogni volta. Lo sai che non possiamo uscire”
“Chi lo dice? Io voglio uscire, e ci riuscirò!”
“Povero idiota. Non vuoi proprio capire, eh? Questa è casa tua ormai, come lo è per noi. Fattene una ragione”
“RAGIONE? RAGIONE? IO NON RAGIONO PIÙ! “
“Urla pure quanto ti pare. Non ti ascolterà nessuno”

“Dopo un po’ ti ci abitui”
“A cosa?”
“Alla nostra permanenza qui”
“Si beh…non tutti la pensano così. Guarda Rabbia”
“Lui è un caso particolare. Non l’ho mai capito”
“Avrà i suoi buoni motivi”
“Buoni motivi o meno non è così che ci si comporta. Sta facendo piangere quel bambino. Mi fa star male sentire i suoi lamenti”

“Quel bambino è Fiducia”
“Chi?”
“Il figlio di Passione e Coraggio”
“Si? Non sapevo nemmeno che si fossero sposati”
“Infatti si sono sposati un paio di settimane fa, proprio a causa del piccolo. Se non ci fosse stato Fiducia non ci sarebbe stato nessun matrimonio”
“Sembra grande, però”
“Lo stanno crescendo bene”
“Secondo te durerà?”
“Sono una bella coppia. Potrebbero rimanere insieme molto a lungo”
“Non intendevo loro, ma il piccoletto”
“Sì. Se continua a crescere così domani sarà già morto”
“Impossibile”
“È possibile. Oggi piange perché ha fame, sorridendo per ciò che otterrà in cambio, domani sorriderà pensando a quanto è stato nutrito, mentre piangendo rivorrà indietro la sua precoce giovinezza”
“Dici?”
“Ricorda, Gioia, che spesso alimentare troppo velocemente una fiamma può provocare un’enorme esplosione”

È un mondo frenetico, questo. Non sta mai fermo. Gira. È un vortice di pura magia. La gente c’è o si eclissa, non si lascia vedere dagli altri. È timida. Tutti pensano per sé, ma ognuno dipende dall’altro. Senza rendersene conto vivono in armonia. I conflitti, invece, avvengono a luci spente, quando il buio assopisce il senno. Molti si nascondono, alcuni tornano nell’ombra pronti a saltar fuori non appena il loro nome riecheggia nell’ambiente. Gioia e Tristezza, al contrario, sono sempre lì. Comodamente seduti con un bicchiere in mano. Se la godono. Dormono poco. Fanno i turni per gestire la baracca.
Sono loro i principali fautori di questo ammodernamento. Il loro continuo interscambiarsi ha portato giovamento al locale. O meglio, aveva portato. Questione di attimi. Poi, come se nulla fosse successo, l’ambiente è ritornato cupo e un velo di dispiacere ha ricoperto gli animi.

“Mi scusi?”

“Cameriera!”

“Ma chi è? Una nuova?”
“È Amore, idiota!”
“Amore? Ma non si occupava della gestione?”
“Sì, ma ha iniziato a perdere lucidità. Poverina…”
“Prima non era sempre insieme al grande boss? Erano una cosa sola”
“Ha dovuto mollare. Non ce l’ha fatta a reggere il colpo. Ha litigato con Gelosia”
“Era così solare e piena di vita…”
“Lei era la vita. Guardala ora. L’hanno uccisa”
“Da quel fatidico momento non sono più riuscito a guardarla in volto. È sempre di spalle, un po’ in ombra. Quasi a volersi nascondere, ma facendo sentire la propria assente presenza molto più di quando era eternamente presente. Ovunque ti girassi lei era lì”
“Maledetta Gelosia”

“Eccomi”
“Dov’eri finito, Malinconia?”
“Stavo provando a chiamare Felicità, ma non risponde”
“Perché, ha mai risposto a qualcuno?”
“Non c’è mai. E se c’è ha sempre qualche altro impegno più urgente”
“Mi chiedo come abbia fatto ad uscire da qui”
“Lei non è mai uscita”
“Scusa?”
“Secondo te come fa una persona ad uscire da un luogo in cui non è mai entrata?”
“Non è possibile che non sia mai venuta qui”
“Invece sì. Non si è nemmeno avvicinata. Lei abita nel mondo. O forse è il mondo stesso. Ma cos’è questo caos?”
“Tuo fratello Noia ha cercato ancora una volta di suicidarsi”
“Cos’ha fatto? Si è di nuovo tagliato le vene?”
“No, peggio. Voleva far saltare in aria il locale”
“Dici che prima o poi ci riesce?”
“A suicidarsi o a fare una strage?”“A fare una strage, ovviamente. Ma finché rimarrà anche solo uno di noi non potrà togliersi la vita”
“Perché?”
“Siamo noi la sua vita”

Il tempo qui scorre molto pigramente. Le giornate sfuggono alle leggi naturali del giorno e della notte, ponendosi in una dimensione a se stante: quella dell’incertezza. È la gente a decidere se è ora di andare a letto o quando bisogna sfamarsi. Ognuno pensa per sé e si costruisce il proprio calendario. Alcuni si svegliano all’improvviso, come sopravvissuti ad un incubo. Altri sprofondano in un sogno senza più riuscire ad emergerne.
A volte cerco rifugio qui nel mio locale, lì in tutti loro. Mi richiudo dentro me stesso aspettando che la bufera passi. È da pazzi trovare conforto in ciò che in realtà ci addolora?
Erano venticinque anni che cercavo un posto come questo, è la prima volta mi capita di ritrovarmi qui, disteso nel mio locale, come un vagabondo in cerca di riparo. Non ricordo neanche come ci sono entrato qui dentro. Avevo richiuso tutto dall’esterno impedendo a chiunque di potervi uscire. Adesso, invece, ho fatto irruzione nella mia stessa prigione. Mi sono lasciato trasportare dalle emozioni. Non riesco più a muovermi, sono bloccato a terra. Inerme. Tutto quello che ho forgiato con le mie stese mani, che ho costruito negli anni, eccolo qui. È incantevole. Manca qualcosa, però. Un momento…Dove sono tutti?

“Fermi tutti! Dove andate?”
“Ehi Gioia! Rabbia ha trovato un varco”
“Un varco?”
“Sì! A quanto pare il proprietario è entrato sfondando una parete. Non so il motivo, ma questo è un grande evento”
“Non possiamo”
“Ma non capisci, Gioia? È la nostra occasione. Diglielo anche tu, Tristezza!”
“Forza fratello, Malinconia ha pienamente ragione. Possiamo ancora cambiare le cose”
“Perché il grande boss è entrato qui dentro?”
“Gelosia l’ha attirato. A volte mi stupisce ancora la sua persuasione”
“Non mi convince. Perché dovremmo farlo?”
“Perché al di là di quella porta potremmo diventare liberi”
“Volete fare impazzire il grande boss?
“Vogliamo andare a trovare Felicità”

Vincenzo Cutrone

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