Sette anni prima – Daniele Viaroli

12348699_10208298629608532_422748238_nCasa chiamò. Per lui, Rafaeel, un oceano d’avventure inaspettate, un’alba infinita su terre sconosciute in cui realizzare un sogno di libertà precluso ai codardi. Per lei, Esyld, una terra dimenticata, una patria in procinto di cedere alla sua stessa indolenza per l’incapacità d’intraprendere lo sforzo necessario per tornare ai fasti del passato.
Il cuore s’oppose. Per Rafaeel fu quell’istante cupo, pervaso dalla paura di perdere l’unica speranza di riuscire a mantenere l’anima immersa nella luce. Per Esyld fu il terrore di non trovare mai più il coraggio e l’energia con cui l’uomo di fronte a lei le aveva scaldato il petto.
Il ponte li elevava al di sopra della terra e del mare, nascondendoli ancora per poche ore nell’abbraccio del cielo infuocato dal tramonto. Quella striscia di pietra scura tagliava in due l’eternità del sole rosso che si specchiava nel mare in una miriade di cristalli dorati. Una sottile linea scura che portava in direzioni opposte due vite fatte per essere una sola.
Rafaeel, incapace di guardarla, sollevò lo sguardo per respirare il mare, gli occhi in fiamme e il cuore stretto in una morsa di ghiaccio. Esyld, incapace di guardarlo, abbassò gli occhi par abbracciare il cielo, il respiro bloccato e il corpo percorso da fremiti.
Si strinsero l’uno all’altro, cercando di strappare ogni istante del profumo di quell’ultimo, impossibile abbraccio. Le loro anime affondarono i denti in quella dell’altro, nella speranza di trattenerla ancora un po’, nel terrore d’allontanarsi troppo, nella certezza che non si sarebbero mai dimenticati. Ti amerò per sempre, non ti dimenticherò mai. Mai. Sempre. L’unica promessa mai mantenuta e sempre rispettata.
Il loro amore era sempre stato burrascoso. Era nato sbagliato ed era cresciuto solo grazie allo sciocco coraggio di chi non teme di perdere tutto. D’altronde stringere pochi granelli di sabbia non ha alcun significato per chi aspira alle costellazioni. Tanto vale aprire la mano e abbandonarsi al vento.
Rafaeel conosceva bene la sconfitta. Ogni volta che aveva amato, aveva perduto. Per quel motivo aveva giurato di non tentare mai più di stringere a sé una donna. Esyld non aveva mai amato prima. Aveva conosciuto mille forme d’affetto, ma nessuna delle sfaccettature della passione. Intimorito dall’ardore degli amanti aveva promesso di vivere sempre nel rigore della mente. Poi il vento di ponente li aveva fatti incontrare.
Lei aveva sollevato lui dalla buca oscura in cui s’era nascosto. Lui aveva spogliato lei dell’armatura insuperabile in cui s’era trincerata. Era nato tutto per caso. Una sottile provocazione erotica, uno scherzo innocente, un sorriso malizioso, un gesto d’eccessiva premura, una corsa a perdifiato tra i vicoli del porto per sfuggire ai gendarmi e un’avventura ai limiti dell’incredibile sul ponte di una fregata nel mare dell’ovest. Un bacio rubato alla morte di una città in rivolta devastata dai cannoni del re.
Nulla di tutto ciò era bastato. La guerra era giunta e la patria aveva chiamato. Rafaeel, selezionato come capitano di un vascello da guerra di Nueva Silvara, maledisse il giorno in cui aveva scelto di trascorrere la vita sulla tolda di una nave. Esyld, richiamata a Saanirgard per addestrare la fanteria, odiò ogni istante passato con l’amato padre ad addestrarsi nel combattimento. Entrambi detestarono la loro grandezza e sognarono una vita comune, l’abbraccio della routine matrimoniale, un bacio sorridente fino alla fine dei tempi. Entrambi però sapevano che senza la scintilla d’infinito trovata negli occhi dell’altro non avrebbero mai cominciato quella follia. Non potevano amare riamati amanti semplici. Erano due aquile fatte per volare alte nel cielo, l’una accanto all’altra, verso un eterno orizzonte.
Il ricordo si ruppe e si fissarono negli occhi. La calda cioccolata fusa nello sguardo di Rafaeel avvolse il raggio dorato in quello di Esyld. Rimasero così, le fronti a toccarsi, i nasi a sfiorarsi, le labbra a disegnare l’ultimo sorriso. I cuori batterono all’unisono per l’ultima volta, le mani si cercarono, i corpi si strinsero in un abbraccio soffocante. Le anime si spezzarono nell’ultimo amore.
Lo giurarono. Lo promisero. T’amerò per sempre, non ti dimenticherò mai. Mai. Sempre. L’unica promessa mai mantenuta e sempre rispettata.
Sfiorandosi con un ultimo bacio si divisero. Rafaeel seguì il ponte fino al molo e s’imbarcò. Esyld tornò a terra e s’incamminò. Due figure nere che s’allontanavano lungo una linea scura sul fuoco del tramonto.
In un istante mare e cielo furono notte.

Daniele Viaroli

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