La nostra intervista a Giuseppe Monea

A soli 22 anni hai già fondato un blog, Il momento di scrivere, nato per favorire l’incontro tra aspiranti autori e gli amanti della lettura e hai collaborato con Il piacere di scrivere, un altro blog con un buon seguito. Inoltre fai parte di un collettivo di scrittura, Sad Dog Project, con il quale hai pubblicato il racconto Il Profeta.

Quando è iniziata la tua passione per la scrittura e quando hai capito che non saresti stato più solo un lettore forte, ma anche un autore? In questo passaggio quanto ha contato la tua attività di blogger?
G. Ciao Giulia e un saluto a tutti gli amici di Emergenza Scrittura. La domanda sulla nascita della passione per la scrittura è un grande classico delle interviste e ogni autore dovrebbe preparare una risposta da fornire immediatamente ad ogni occasione. In realtà, però, non mi reputo (ancora) uno scrittore, ma soltanto un lettore come tanti che sogna di passare dall’altro lato della libreria. Fin da quando ho cominciato a leggere, ho provato invidia per questi magici uomini e donne capaci di inventare mondi e personaggi dal nulla e condividere le proprie idee con chiunque. Ecco perché la passione per la scrittura è in pratica una grande ammirazione verso gli altri scrittori. Per questo motivo, credo che uno scrittore debba essere obbligatoriamente un buon lettore. Personalmente sono ancora in una fase di primo approccio con la scrittura e mi dedico nel tempo libero dallo studio (occupazione principale) ai racconti. Credo che per iniziare a scrivere anche componimenti di più ampio respiro e in maniera continuativa occorra una serenità e una buona dose di tranquillità che lo studio universitario non mi concede. Per questo ho intrapreso l’attività del blogger con Il momento di scrivere, ora passato nelle abilissime mani di Annarita Faggioni. È stato un lavoro che mi ha aiutato moltissimo a conoscere tutti i lati della scrittura e dell’editoria. Non nascondo che mi abbia anche svelato gli aspetti più negativi, i quali mi hanno portato ad allontanarmi da questo mondo per dedicarmi in maniera totale allo studio. In questo momento la scrittura per me è un hobby, ma tornerà a essere una passione ardente in tempi migliori.

Il fenomeno della scrittura collettiva in Italia ha una forte tradizione e ha assunto dignità artistica e commerciale, grazie soprattutto al successo dei Wu Ming. Ti va di parlarci della tua esperienza nel collettivo e di spiegarci come lavorate (visto che nel vostro caso non si tratta propriamente di scrittura collettiva)?
G. Sad Dog Project è un’idea che nasce dalle menti di Diego Tonini e Lorenzo Sartori. Pian piano si sono aggiunti altri autori, incluso il sottoscritto. Sad Dog Project è semplicemente un gruppo di persone che si aiutano a vicenda nella realizzazione di racconti. Ognuno scrive da solo la propria storia e gli altri membri del gruppo danno una mano con revisione, editing, impaginazione, copertina, promozione e tutti gli altri aspetti legati alla pubblicazione. Ogni autore mantiene la propria indipendenza, anche in termini di ricavi. Con Sad Dog Project si realizzano testi scritti da autori indipendenti, come nel classico self publishing, ma assicurando una qualità oggettiva e standardizzata, grazie al lavoro di tutto il collettivo. I racconti pubblicati da Sad Dog Project sono disponibili sia in formato digitale ma anche in cartaceo. Non essendo una casa editrice, non ci sono rigidi bilanci da osservare e perciò possiamo permetterci di stampare anche racconti di cinquanta pagine. I testi sono disponibili su Amazon, ma ci stiamo attrezzando per sbarcare in libreria. Senza dimenticare la partecipazione a fiere ed eventi, come nel caso dell’ultima edizione del festival BUK di Modena. Colgo l’occasione per annunciare che gli autori di Sad Dog Project saranno presenti a Bellissima Fiera, manifestazione dedicata alla cultura indipendente in programma a Milano dal 18 al 20 marzo.

Cosa pensi del panorama editoriale italiano attuale e delle prospettive derivanti dall’editoria digitale?
G. Non c’è una domanda di riserva? È un po’ come chiedere cosa ne pensi del cancro. Scherzi a parte, la situazione attuale è drammatica. Ci vorrebbe un trattato per illustrare la catastrofe dell’editoria italiana, ma proverò a sintetizzare senza utilizzare paroloni, numeri e grafici vari. Le case editrici non hanno saputo innovarsi, adattarsi al cambiamento dei tempi moderni, convinte che come il libro sia riuscito a sopravvivere all’avvento della televisione e del cinema, allo stesso modo possa fare con i social network e internet. Con ciò non intendo affermare che gli editori dovrebbero vendere app per smartphone, ma credo che, in un’epoca in cui i bambini praticamente nascono con il tablet in mano, l’editoria dovrebbe impegnarsi molto nelle scuole e con i giovanissimi. Bisogna formare oggi i lettori di domani per far capire che il libro non è una cosa vecchia per vecchi, ma che può essere figo come una serie TV o un film. In questo processo possono dare una grossa mano gli ebook, soprattutto per veicolare testi e formati che nel cartaceo avrebbero difficoltà di produzione. Per esempio, i racconti sono ideali per essere pubblicati in digitale, visto che i costi di stampa annullerebbero i ricavi di un’edizione cartacea. Allo stesso modo il digitale può essere un valido mezzo per creare libri ipertestuali, magari dedicati a lettori della prima infanzia.
Il problema di fondo è che gli editori sono sempre arroccati nel loro castello, alla ricerca della vendita sicura e immediata. Per esempio, la recente pubblicazione di My dilemma is you, una storia pubblicata precedentemente su Wattpad e letta da milioni di utenti, testimonia la poca voglia di rischiare dell’editoria attuale. Manca la voglia di provare nuove strade e proporre prodotti di qualità. Credo che l’editoria italiana si possa rappresentare benissimo con l’immagine dell’editrice Elisabetta Sgarbi ai funerali di Umberto Eco, intenta a mettere in bella mostra il nuovo libro dell’autore appena scomparso.

Come i membri della nostra community, anche tu sei un emergente e, con il tuo blog, ti sei fatto paladino dei giovani emergenti. Secondo te quali strumenti possiamo mettere in campo per accendere i riflettori sui giovani talenti? Che consigli daresti ai tuoi coetanei che scrivono?
G. Non sono certamente la persona più indicata per fornire indicazioni, ma posso provare a raccontare quello che per esperienza funziona. Prima di tutto, siate umili. Avete idea di quante persone scrivano oggi? E avete idea di quante fra queste credano di essere il prossimo Dante? Quasi tutte, quasi perché voi sicuramente lo starete leggendo in questa intervista. Cercate di farvi conoscere e far apprezzare le vostre storie partendo dal piccolo, senza pretendere guadagni milionari. L’esperienza dei grandi racconta come spesso sia più importante far conoscere l’autore che le opere. Diffondete in ogni modo e in ogni dove le vostre storie, più si parlerà di voi meglio sarà. Dovete cercare di avere più lettori possibili, in modo che, quando pubblicherete di nuovo, ci sarà già una schiera di persone che vi conoscono come autore, che apprezzano la vostra scrittura e che per questo compreranno anche a scatola chiusa i vostri testi. In quest’ottica, non temete la pirateria. Attenzione: lungi da me incoraggiare qualsiasi forma di reato, credo che se un hacker decide di prendersi la briga di violare le leggi per una vostra storia, allora dovete proprio essere bravi. È vero che un libro “piratato” sarà letto anche da chi, magari, non voleva spendere per voi. Ma siete sicuri che sia orribile? Chi lo sa che, magari alla vostra seconda pubblicazione, questi piratucci non vogliano stringere fra le mani le vostre storie in cartaceo. Insomma, non conta come e dove, basta che le vostre opere si diffondano. D’altronde, lo diceva anche Oscar Wilde: purché se ne parli…
 

Intervista a cura di Giulia Pieretto

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Giuseppe Monea è nato a Catanzaro nel 1993. Dal 2012 è iscritto alla facoltà di Medicina e Chirurgia. Appassionato di editoria e scrittura creativa, collabora con il web journal Il piacere di scrivere ed è fondatore de Il momento di scrivere. Ha pubblicato il racconto Diciotto e lode nell’antologia Storie d’Estate (Nativi Digitali Edizioni, 2014) ed è giudice di concorsi letterari. Legge spesso gialli e thriller psicologici, ma ama tutta la buona letteratura di genere.

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