#MercoledìDeiSensi: Occhi di vedova, occhi di sposa – Guido Ruffinatto

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Un passo. Ancora un altro.

L’acciottolato umido del sagrato della chiesa rifletteva, nei piccoli avvallamenti pieni d’acqua che butteravano la superficie del porfido, la luce del sole di maggio. La Sposa teneva la testa china, rifiutava la reverenza degli sguardi che le tributavano le vecchie del paese. Gli scialli neri delle Vedove, come ali di corvo, facevano ala al suo passaggio.

Lento. Un passo dopo l’altro.

La Sposa si appoggiava al braccio del Fratello ed avanzava piano. Misurava la propria paura con la distanza incombente della scalinata.

Il buio che emanava dal nartece, umido di incenso, non si lasciava penetrare dallo sguardo dei molti che affollavano la piazza. Nemmeno la Sposa, nella luce del sole del mattino e dei suoi sedici anni, riusciva a vedere al di là del portico buio. La chiesa vomitava la sua nera vacuità fin sui primi gradini.

La Sposa teneva gli occhi bassi. Il lungo strascico bianco si andava rigando di grigio accarezzando il porfido umido. Pareva una lastra di marmo bianco e virginale, la più perfetta e lucida che mai natura avesse donato, e che però sui bordi si venava di grigio basalto. Le lunghe strisciate non ne impoverivano la bellezza, che sarebbe apparsa al contrario artefatta, ma ne impreziosivano l’aspetto: come quelle leggere screpolature e sbavature in cui il tempo cancella il colore di certi affreschi che si trovano nei tabernacoli e negli ex voto di campagna, rivelandone però il fascino che il passare degli anni dona laddove porta via la giovinezza e al perfezione, così il lungo raso bianco si andava colorando della tavolozza della pietra, della pioggia e della terra.

Gli sguardi muti delle Vedove, celavano invidia e ammonimenti. La Sposa ne avvertiva il peso sulle spalle.

Gli occhi crespi di rughe fissavano le braccia sottili e tese ed il collo eretto e liscio della Sposa e scagliavano ad ogni passo il rancore accumulato in ogni figlio espulso con dolore dal loro ventre, in ogni cena preparata al fuoco di legna senza un grazie, in ogni anno della loro giovinezza trascorso al servizio di un marito che infine le aveva abbandonate e condannate a percorrere l’ultima parte della strada, quella più ripida e spaventosa, da sole.

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