#MercoledìDeiSensi: La vista – Antonia Latorre

5-senses-main-foto

La strada era pervasa da una fiumana di gente e una leggera brezza serale mi sfiorò i capelli. Gente silenziosa. Solo un lieve bisbiglio che non era abbastanza per coprire il mio respiro corto. Non abbastanza da silenziare il cuore che cercava ad ogni battito di sfondare il petto. Solo quando riusci ad alzare gli occhi, appena gli spasmi della fuga diminuirono, capii dove mi trovavo.
Ero tra un pubblico religioso, in attesa di una triste Processione.
Appena il cuore cessò il suo ritmo feroce, passò davanti a me una donna che cantava di un figlio ucciso. I suoi occhi pieni di lacrime, le sue mani giunte al petto mi strapparono l’ultima lacrima che i miei occhi avevano da dare.
Mi appoggiai al muro di mattoni grezzi alle mie spalle, stanca e provata da tutto, con la testa tra le mani.
Ancora qualche metro e sarei riuscita a raggiungere la mia casa. Ma la folla s’infittiva man mano che camminavo, era difficile muoversi quando tutti erano fissi alla strada.
Ero almeno al sicuro tra la gente.
Due file parallele, quasi all’orlo del pubblico, di donne e anche qualche uomo, avanzavano con ceri tra le braccia. Vestiti di nero a piedi nudi e capo coperto recitavano il Rosario in una cadenza profonda. Il luccichio della fiammella dei ceri illuminava il buio di quella notte.
Sentivo che dovevo allontanarmi, chiudermi in casa e tacere il cuore.
Mi feci ancora largo tra i fruscii delle giacche e tra gente stipata all’indietro per tirare una boccata di sigaretta.
Colori scuri. Luci soffuse.
Spuntarono, tra il nero e i ceri, delle ali piumate. Un angelo bianco, dai capelli ambrati che arrivavano al petto. Stringeva tra le mani un calice d’oro e una croce di legno. Il suo viso carico di dolore mi bloccò. I miei piedi erano inchiodati alla stradina ciottolata-
Al suo passaggio si mosse un lieve vento che fece ondeggiare il suo leggero e lungo abito. Facendolo aderire a corpo armonioso. Le lunghe e larghe maniche dondolavano al passaggio del vento, lo strascico pesante , ormai grigio dalla lunga camminata si piegò su se stesso.
Mossi ancora qualche passo, guardandomi intorno per cercare un punto di riferimento ma all’improvviso il vento calò, fu tutto ancora più silenzioso. La gente s’inchinava formando il segno della croce al passaggio della statua del corpo di Gesù. Un corpo dilaniato dalle ferite. Un corpo adagiato su un letto di fiori.
La folla sui cigli della strada iniziò a scemare chi per seguire la processione fin in chiesa intonando canti di amore e dolore, chi per riempire i bar e i locali aperti ancora mezzi chiusi in rispetto della morte di Gesù.
Mi affrettai ad attraversare la piccola via, ormai brulicante di gente intenta a fare brindisi e salutarsi, per raggiungere la porta di casa mia.
Il canto della processione iniziò a sfumare nell’aria e riuscì finalmente ad appoggiare la mano al piccolo portoncino di legno antico che mi separava dalla mia apparente tranquillità.
Non lo vedrò più, non voglio vederlo più.
« Lara, fermati»
Alle mie spalle tuonava la sua voce.
Sentivo i suoi passi e le canzoni religiose andare all’opposto.
Passi vicini, cori lontani.
Inserì le chiavi all’interno della toppa con mani tremanti mentre le lacrime scendevano copiosamente, bruciandomi il viso.
«Lasciami stare.Vai via.» Riusci a dire senza voltarmi, mentre con una spinta riusci ad aprire ed entrare dentro chiudendo fuori da quella porta lui e il dolore.
Mi lasciai scivolare contro il portoncino ormai allo stremo delle forze mentre lui batteva potente sul legno, implorando di entrare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *