#MercoledìDeiSensi: Scorci di labbra rosse – Elisa Ossola

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Carlo era curioso, di tutto, sempre, irrimediabilmente curioso. Così alla sera attendeva l’arrivo del padre dalla fabbrica guardando il pezzetto di vicolo appena fuori il vecchio portone di casa. Voleva essere il primo ad avvistare papà, l’unico a rientrare in casa ed urlare alla mamma: ”Arriva! Arriva!”, gli sembrava di avere un compito importantissimo, come se le sue urla dessero il permesso alla mamma di preparare la cena.
In quel pezzetto di vicolo, pavimentato a grandi lastroni sconnessi e meta ambita di gatti vagabondi o uomini alticci, c’era tutta l’impazienza di scoprire il mondo, tutto ciò che vi passava Carlo lo registrava nei profondi occhi neri, nella memoria ancora da riempire e, talora nel cuore; come quella volta che il municipio aveva organizzato una festa in piazza con tanto di musica e lui, sbirciando, tirandosi il più possibile col collo, riuscì a vedere una coppia di ballerini comparire e sparire dalla sua vista, il respiro restava sospeso nell’attesa ogni volta, per poi riprendere alla loro ricomparsa. Ricordava il vestito elegante della donna che quando si muoveva le carezzava il corpo, le scarpe con il tacco alto, le mani posate gentilmente sulle spalle del compagno di danza e, soprattutto, il suo rossetto rosso. La mamma non l’aveva mai messo un rossetto rosso così e forse non lo aveva nemmeno. Di notte, solo, nel suo lettino improvvisato nella cucina appena rassettata, Carlo rivedeva quelle labbra rosse e nelle sue preghiere di bambino chiedeva agli angeli di poter essere amato da una donna col rossetto rosso da grande.

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