#MercoledìDeiSensi: Vista – Massimo Acciai Baggiani

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La vista era eccezionale. Lo sguardo abbracciava lo stretto orizzonte per decine di chilometri, fino alle montagne color ruggine poste ad una distanza che non sapeva valutare. Spaziava sulla pianura smisurata e monotona come il deserto del Gobi, anche se quello non il Gobi e il luogo non era certo monotono. Nel cielo color salmone pendevano le due lune – Deimos e Phobos – come due sassi smisurati lanciati da un gigante bambino e conficcati nel firmamento.
Wen sapeva che ciò che aveva davanti agli occhi era l’ultima cosa che avrebbe visto nella sua vita mortale, pure questo pensiero nulla toglieva allo stupore per la grandiosità del panorama. In fondo non era da tutti vedere – di persona e senza nessun filtro – un paesaggio alieno. A meno di un miracolo tra poco l’atmosfera tenue e venefica, il freddo estremo e i raggi cosmici lo avrebbero ucciso, pure un gran senzo di pace, o rassegnazione, invase il suo cuore di ragazzo.
Stava per morire di morte orribile eppure non era spaventato, anzi: la memoria riandò ad un pomeriggio assolato presso il Palazzo del Potala ed il curioso leone di pietra su cui aveva posato distrattamente lo sguardo mentre Visakha gli parlava col suo melodioso accento tibetano. Wen l’amava di un amore incosciente ed assoluto, pure non riusciva a guardarla negli occhi mentre le diceva addio, forse per sempre. Un altro mondo lo attendeva: un mondo senza l’azzurro del cielo, senza le fragranze dell’aria di montagna, le voci dei bambini, i volti delle persone care. Marte lo atterriva e lo affascinava al tempo stesso.
Visakha aveva grandi occhi espressivi, sembravano poterti scrutare nei recessi più intimi dell’anima e della mente. Era una ragazza di poche parole, molto timida e molto religiosa. Il suo nome buddista significava “Stella del mese di maggio”: non le era stato dato perché, come Wen aveva pensato in un primo momento, fosse nata in quel mese. Lo aveva semplicemente ereditato da una bisnonna, o forse era un’antenata più lontana, non ricordava.

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