#MercoledìDeiSensi: Guardare in alto – Giulio Madara

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“Perché mi guardi così?” Si era sentito fare quella domanda tante volte, e non l’aveva mai capita. “Come faccio a sapere come ti guardo, mica mi vedo”, rispondeva – o pensava tra sé. E per scherzarci su, per tornare a sorridere, continuava, a volte tra sé: È come la battuta: ‘Come ti chiami?’. ‘Io non mi chiamo, mi chiamano sempre gli altri!’

Ad avere gli occhiali era abituato da sempre, anche se da bambino gli avevano procurato qualche fastidio, non fisico, ma perché lo avevano reso un ottimo bersaglio dei compagni per prenderlo in giro. E poi quegli occhiali avevano fatto e continuavano a fare benissimo il loro lavoro. L’occhio pigro però, chiudendosi, suscitava quella domanda noiosa.

Un giorno, guardando una foto con quell’occhio strizzato, ebbe un’idea: sorrideva, sembrava proprio un occhiolino. Pensò di sfruttarlo a proprio vantaggio, farne un mezzo formidabile di relazione, un alleato per rendersi simpatico, soprattutto con le ragazze.

E poi aveva scoperto un’altra grande alleata: la macchina fotografica. Quel mirino e quell’obiettivo dietro cui nascondersi, in cui vedere senza essere visto, soprattutto negli occhi. La passione per la fotografia – non innata né scontata, ma cresciuta col tempo – lo aveva anche aiutato ad affinare l’osservazione per il dettaglio, per i particolari quotidiani, quelli che tanto spesso sfuggono, e che invece se colti possono rendere interessante la più grigia delle giornate. Grigia di cielo o di cuore.

E infine, nell’esperienza di fede cristiana, nella Bibbia aveva imparato l’espressione “alzare gli occhi”, “alzare lo sguardo”, come aiuto a (ri)sollevarsi nella vita, guardare in alto per puntare in alto, essere ottimisti, sperare.

Finché un giorno questa intuizione, riversata nelle tante fotografie del cielo, limpido, scuro, contrastato, all’alba o al tramonto, era stata colta con interesse e stima da qualche amico fotografo più esperto, deciso a imitarlo in questo. Una vittoria la cui portata nessuno poteva cogliere meglio di lui.

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