#MercoledìDeiSensi: La vista – Fabio Giovanni Varengo

5-senses-main-foto”Mi riguardava eccome. Doveva riguardami. Poteva essere solamente una storia insulsa,forse infantile certo ma non per me.Aveva avuto un inizio; ancora ricordo il suo sguardo di autentica meraviglia quando, correndo per la strada che dal mare portava al campeggio l’avevo osservata con i suoi occhi penetranti e allo stesso tempo schivi. Ed io di quegli occhi che mi avevano parlato, mi ero follemente innamorato; erano di un color cobalto con delle lievi tinte di giallo; come delle pagliuzze dorate che rendevano il suo sguardo qualcosa di assolutamente autentico e così distante dalle ragazze che a dir il vero senza troppa convinzione e con molta forse troppa timidezza avevo cercato di avvicinare, con modi troppo sbrigativi; Ma Lei, lei era lì. Lo era sempre stata, avvolta in quel asciugamano dai colori sgargianti che in quella torrida estate del 74 mi parevano un quadro ad olio dalle tinte vivaci o forse un icona che fortunatamente solo al mio cospetto si era rivelata con la sua totale freschezza d’animo. Passarono giorni, settimane intere in cui i nostri occhi si incontravano senza parlare; per noi non era necessario, non lo fu mai. Era di Finale Ligure e quell’estate era diventata per antonomasia l’estate almeno per me; il punto di svolta di un intera vita o forse la cima massima nella quale non ero mai giunto. L’addio fu inevitabile, eravamo troppo piccoli ma soprattutto l’intensità del nostro amore era stata qualcosa di non più raggiungibile; così nell’ultima settimana d’estate mi allontanai e non volli più vederla, sentirla; il dolore lancinante era per entrambi cosi forte e intenso che quasi lo percepì come una ferita a cuore aperto ,ma non potevo,non dovevo rivederla, la sofferenza sarebbe stata ancora maggiore se l’avessi vista partire col treno dalla stazione di Genova; così giudice, se ora lei, davanti a questa corte mi dice se Elisa era qualcosa che mi riguardava,ebbene non posso esimermi dal rispondere positivamente. Era ed e’ sempre stata tutto per me e ora che ho sulle spalle tanti lustri, Signori del giuria e Signor giudice, posso dire di non aver incontrato un essere tanto delicato che con il suo solo sguardo mi abbia rapito l’anima custodendola con tutto l’amore che solo oggi, a ben dire, posso finalmente riconoscere. Quindi se la Signora Elisa Orlata,fosse ritenuta colpevole, come l’avvocato Caretta asserisce, allora, prego questa giuria di comminare anche a me la stessa pena, perché la mia anima non può rimanere che legata alla sua, cosi come i nostri occhi avendo trovato e compreso nei nostri sguardi l’infinito non possono perdersi nuovamente nell’inutilità della vita quotidiana”
Il giudice guardò negli occhi la giuria e pronuncio una frase che colpi tutti vista la sua semplicità ” Deligere Oportet Quem Velis Deligere” e senza dire null’altro uscì dal tribunale con la consapevolezza che tutto era già stato deciso.

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