#MercoledìDeiSensi: Forse un mese, forse un anno – Ambra Arcamone Malaspina

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Camminavo su un sentiero assolato, scavato nelle rocce rosse, ai suoi lati ciuffi di erba dura e di un verde intenso erano picchiettati di fiori gialli. La luce mi faceva socchiudere gli occhi, in lontananza vedevo il mare il cui azzurro si diluiva fino al luminoso orizzonte. Chissà se, nella casa arroccata sul limite della scogliera, avrei trovato Nanni? Chissà come mi avrebbe accolta? Erano passati nove anni dall’ultima volta che ci eravamo visti.
Qualche giorno prima avevo trovato in fondo ad un cassetto, una sua foto scattata durante quell’Estate così lontana nel tempo, una foto in bianco e nero un po’ ingiallita e con i bordi frastagliati. Fui assalita da uno struggente desiderio di rivederlo, perciò cercai in una vecchia agenda il suo numero di telefono, chiamai e mi rispose la madre. Sentendo la sua voce mi bloccai perché non sapevo che dirle ma appena mi presentai fu lei a parlare:
”Margherita? Sei Margherita Biffi? Si? Ma che piacere! Come stai? Tutto bene? Nanni non c’è, è nella nostra casa in Francia, ti do il suo numero di telefono, chiamalo che lo fai contento. E’ giù da solo con il cane. Ora sta bene sai? Ha passato un brutto periodo ma poi è andato in India a fare meditazione, ora sta benissimo.”
Con queste poche parole mi riassunse il dramma che lui aveva vissuto. Sapevo che Nanni aveva avuto dei problemi con la droga.
Mi feci dare il numero ma invece di telefonare decisi di andare da lui. Viaggiai in treno fino alla stazioncina di Agay, poi presi il pullman che percorreva tutta la “Cornice d’or”, con il mare da una parte e l’Esterel dall’altra e scesi all’imbocco del sentiero.
Ora mi sembrò di vedere qualcuno che si muoveva davanti alla casa, ma ero ancora troppo lontana, avrebbe potuto essere un gioco di luci e di ombre.
Proseguii fino a quando, all’improvviso, sentii il latrato gioioso di Tobia ed ebbi la conferma che in casa c’era qualcuno, subito dopo una massa di pelo corse verso di me.
“Tobia, qui!” – Urlò una voce maschile e lui apparve nel riquadro della porta.
Il cane si fermò solo quando mi fu vicino ed iniziò a farmi le feste.
”Piano, piano Tobia, mi fai cadere. Ciao bello! Ciao, come ti va la vita? Mi riconosci eh?”
Intanto sbriciavo la casa, Nanni era fermo sulla soglia, forse fu la sorpresa che lo trattenne o forse non mi riconobbe ma io pensai che non gli facesse piacere rivedermi, perché se ne stette in silenzio e non si mosse. Rimasi per qualche istante anch’io immobile, nel sole di quel caldo pomeriggio, mentre il cuore mi batteva alle tempie. Mi venne paura, non avrei dovuto venire qui.
Poi, finalmente, lui pronunciò il mio nome ed avanzò verso di me sorridendo.

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