Nella notte e nel buio – Alessandra Scubla

stelle_cadenti«Quando il cielo si oscurò all’improvviso e la terra tremò, tutto intorno cambiò forma. Il mondo che conoscevamo non esisteva più. Tutto era cambiato. Io ero cambiata. Ci avevano avvertito. Ci avevano messo in guardia. L’umanità lo sapeva. Qualcuno l’aveva persino previsto. Abbiamo abusato del nostro potere per secoli. Ci siamo presi tutto ciò che potevamo prenderci. Abbiamo distrutto ciò che ritenevamo superfluo e costruito ciò che ritenevamo indispensabile. Abbiamo sfruttato la Terra, il Sole, i mari e gli oceani fino a privarli di tutto ciò che di vitale possedevano e, alla fine, siamo rimasti al buio. La notte infinita è caduta su di noi, privandoci di ogni cosa. Non c’era più certezza; non c’era più speranza; non c’era più vita. La Natura ci ha presentato il conto e noi non siamo stati in grado di saldarlo. La terra ha tremato così forte che abbiamo creduto si potesse spaccare a metà. Il sole è sparito e persino la luna presto ha smesso di brillare. Solo un infinito manto nero rimase appeso in cielo. Gli oceani si sono riempiti di lava e le città, le nostre case, tutto ciò che avevamo diventarono solo pezzi di cemento in mezzo al nulla. Cercammo di farci forza; noi, la razza umana, i dominatori del mondo, eravamo rimasti senza un mondo da dominare. Dovemmo reinventare la vita. Dovemmo reinventare noi stessi. Eravamo soli in un mondo che non ci voleva più. La Natura, che tanto ci aveva amato, nutrito e sopportato, ora ci allontanava, ci sterminava. I malati si accalcavano alle porte degli ospedali, ormai ridotti ai minimi termini, e molti preferivano la soluzione finale piuttosto che continuare una vita di tormenti. Le donne smisero di fare figli, chi voleva crescere un figlio nel bel mezzo dell’Apocalisse? Io, il mio, lo persi. Una notte mi svegliai e lui non c’era più. Nessuna vita si agitava più nel mio ventre gonfio. Passai qualche giorno all’ospedale, in bilico tra il voler morire e il continuare a lottare, e alla fine mi ripresi, ma a quale scopo? Avevo perso il mio bambino, avevo perso la speranza e avevo perso la cosa più importante che possedevo: il mio compagno. Lentamente si allontanò da me, si chiuse nel suo dolore a leccare una ferita che non si cicatrizzava…»
L’anziana sospirò e guardò le giovani generazioni accorse ad ascoltarla. Ormai erano anni che le veniva chiesto di parlare del periodo cupo che l’uomo aveva vissuto e, lei, carica di esperienza e di voglia di vivere, accettava sempre col sorriso, facendo una richiesta soltanto: Non chiedetemi di stare entro tempi stabiliti.
«Ma l’uomo, si sa, è una creatura straordinaria. Non è puro istinto, ma anche ragione e adattamento. L’uomo ha ricavato da un sasso, un arma per procurarsi cibo e da due pietre sfregate l’una contro l’altra il mezzo per scaldarsi; ha creato navi per superare i limiti imposti dagli oceani e case per ripararsi dal freddo e dalla pioggia; ha inventato la politica, l’arte, lo sport. L’uomo riparte a ogni brusca frenata. L’uomo si reinventa in ogni circostanza e così fu. Creammo piccole comunità. Sfruttammo ciò che ci era rimasto e producemmo ciò di cui avevamo bisogno. Eravamo nella notte più nera, eppure eravamo riusciti a ritrovare un minuscolo spiraglio da cui far entrare la luce. Proprio come in nostri avi prima di noi, riscoprimmo l’importanza delle cose semplici. Una candela poteva sostituire il più tecnologico sistema di illuminazione. Un camino acceso poteva scaldare quanto una stufa all’avanguardia. E piano piano, potemmo creare le piccole comodità, i piccoli lussi, che a noi uomini piacciono tanto. Non avevamo più i cellulari, ma avevamo complicatissimi sistemi di comunicazione a distanza. Non esisteva più la televisione, ma avevamo il teatro. Non c’erano più gli impianti surround, ma riscoprimmo il piacere del canto. Ricominciammo a vivere, un passo dopo l’altro, un giorno dopo l’altro, senza fretta, senza pretese, ma senza arrenderci di fronte alla notte.
Voi, oggi, siete il frutto di quell’umanità che non si è arresa, che si è riscoperta e anche se, fuori, il sole ancora non brilla, la vostra vita è piena di luce!»
I giovani la guardavano ammirati. Molti avevano letto i suoi libri, le sue fiabe e i suoi romanzi; avevano seguito i suoi interventi. Lei non era diversa da molti altri che avevano vissuto quell’inferno, ma era una delle poche a saperlo raccontare in un modo tanto semplice quanto incisivo. Una mano si alzò fra la folla.
«Dimmi, cara!» la invitò la donna, sorridendo.
«Avrei una domanda, ma è un po’ personale…»
«Fai pure!»
«Prima, ha parlato della perdita di suo figlio e del suo compagno. Come l’ha vissuta? Dove ha trovato la forza per andare avanti? Sa, sto vivendo anch’io una situazione forse meno drammatica, ma simile…”
La donna sospirò.
«E’ stata dura. Avevo appena perso il mio bambino e suo padre si era allontanato. Non perché avesse voluto farlo, ma perché, a volte, voltarsi dall’altra parte e chiudersi nel proprio dolore sembra essere l’unica via, ma non è così. Non siamo creature fatte per la solitudine, siamo nate per amare ed essere amate. Siamo nate per donarci al prossimo…»
Poi si guardò attorno e indicando un uomo anziano ben vestito, disse:
«Vedete quell’aitante vecchietto? Non se n’è mai veramente andato. Dopo le liti, dopo i pianti e’ sempre tornato. E, alla fine, è rimasto. Vi do’ un ultimo consiglio, ragazzi miei, non tramonti il sole sulla vostra ira. E’ un insegnamento che viene dalla notte dei tempi, ma mai come ora ha importanza. Non lasciate che il buio alimenti il vostro tormento. Non lasciate che la notte avvolga le vostre anime. Impedite all’oscurità di prendere il controllo delle vostre vite. Il sole e la luce sono l’unica sorgente di vita. Il sole e la luce sono l’unica sorgente dell’amore. Parlate, discutete se serve, piangete, fate l’amore, ma non covate rancore. Può esserci luce anche nella notte più scura. E’ l’amore la vera fonte di vita…»
La porta si spalancò all’improvviso e un ragazzo entrò di corsa, respirando con affanno.
«Venite. Uscite tutti! Un miracolo!»
Tutti si mossero in direzione dell’uscita. La donna raggiunse il marito e insieme uscirono. Subito rivolsero gli occhi al cielo, nero e vuoto come lo era da anni, poi scorsero qualcosa. Le lacrime riempirono gli occhi dell’anziana.
«Una stella!» disse.
Il marito la abbracciò.
«Una stella, amore mio!»

One thought on “Nella notte e nel buio – Alessandra Scubla

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *