Doppia Dicotomia – Daniele Viaroli

13022226_10209347712674953_1311603779_nEsattamente come un vaso vuoto, colmato all’improvviso dall’acqua, così ogni principio regolatore è destinato a incontrare il suo opposto. Fu così che, su un minuscolo palco teatrale di un altrettanto minuscolo paese agricolo del Molise, Guerra e Morte incontrarono Pace e Vita che camminavano fischiettando serenamente. Così Guerra, indispettita da tanta felicità, entrò in scena, conquistando fin da subito tutto il palco per sé.
«Fate largo! – tuonò, piena d’arroganza e col petto in fuori – Lasciate passare la più importante di tutte e inchinatevi alla mia bellezza!»
Pace e Vita si fecero da parte, indifferenti, aspettando pazientemente che Guerra passasse e il palco potesse tornare tranquillo e sereno. Morte, che seguiva la superba amica a un passo di distanza, l’affiancò e le sorrise con grazia.
«Mi spiace contraddirti, amica mia, ma se a bellezza forse sei la più maestosa, di certo, per importanza io non sono seconda a nessuno.»
«Come osi?» ribatté Guerra, rossa in viso.
«Beh, se proprio dobbiamo essere oneste – s’intromise con gioia Vita, sorridendo in quel suo modo un po’ bizzoso – credo d’essere io la più bella. In fondo mi amano tutti.»
«Ma non tutti ti scelgono – rispose un po’ cupa Morte – mentre io, prima o poi, abbraccio ogni essere umano.»
«Solo perché io li mando da te – sbottò Guerra – sono io quella che, prima o poi, entra nel cuore di tutti gli uomini.»
«Ti sbagli. Tu li aiuti soltanto a raggiungermi, ma ogni creatura, che ami Pace o ami te, è destinata ad incontrarmi.»
Ben presto il loro continuo battibeccare si trasformò in un tafferuglio confuso che il pubblico faticava a seguire. Un insieme d’ingiurie, battute arroganti, accuse e scusanti riempiva le orecchie delicate degli anziani del paesino che, quel giorno, avevano scelto d’assistere a un’opera a teatro, sperando di trovare la classica commedia in dialetto. Le bizze del destino, però, avevano decretato che le più importanti tra le idee umane venissero alla resa dei conti proprio davanti ai loro occhi. E, quando Guerra sfoderò la spada e Morte impugnò la falce, lo scontro parve inevitabile. Fu Pace, con quei suoi modi un po’ melliflui e un po’ conciliatori, a calmare gli animi.
«Scusatemi sorelle, è inutile litigare tra noi. Sappiamo d’essere tutte importanti e, in fin dei conti, non è tanto la nostra opinione a contare quanto quella degli uomini. Dovremmo lasciar decidere a loro.»
«Sì, sì, ha ragione – si schierò subito con lei Vita, terrorizzata di confrontarsi con le armi delle sorelle più aggressive – dovremmo scegliere il più saggio degli uomini e far valutare a lui.»
Morte, che si vocifera abbia sempre adempito al suo dovere, apprezzò il consiglio e affermò: «Hanno ragione. Esiste un pastore, in Kamchatka, che si dice sia l’uomo più astuto e saggio di tutta l’Asia. Ho sentito dire che il suo canto sia tanto soave d’avere impressionato il romanticismo di molti poeti.»
A quel punto Guerra si trovò in minoranza e, guardandosi attorno, perse una buona parte della sua baldanza. Sapeva d’essere forte e possente, ma conosceva bene anche il valore delle tre rivali e, ne era certa, non poteva sconfiggerle tutte assieme. Perciò, suo malgrado, fu costretta ad acconsentire. «Va bene, ma esigo che il giudice sia qualcuno che non abbia mai conosciuto nessuna di noi quattro, in modo che la sua opinione sia imparziale.» Era certa che non fosse possibile trovare qualcuno a quella condizione, ma Vita la smentì.
«Conosco una ragazza che fa al caso nostro.» affermò quest’ultima con un sorriso allegro.
«E chi è?»
«Si chiama Ariel. E’ vissuta a lungo rinchiusa nel palazzo del padre, lontano dalle mie gioie e da qualsiasi insidia di Morte. Il padre inoltre è un guerrafondaio, ma ha sempre tenuto la figlia amata al sicuro, in questo modo Ariel non ha conosciuto Pace, ma nemmeno Guerra.»
Guerra la fissò scettica, ma le altre due annuirono convinte, così Vita scomparve per un istante e riapparve con accanto a sé una ragazzetta sui quindici anni, addobbata con vesti stravagantemente eleganti e raffinate. Questa, impaurita, si rannicchiò al centro del palco, le gambe richiamate al petto.
«Ariel.  Ci riconosci?» fu la prima cosa che Pace le chiese, sicura che il loro aspetto non potesse passare inosservato. La ragazzina però scosse il capo con convinzione.
«Sta mentendo – sbottò aggressiva Guerra, scoprendo i denti in un ringhio furente – Tutti ci conoscono.»
«Lei no.»
«E così una ragazzetta viziata deciderà chi è la migliore tra noi? Tanto valeva prenderci a spadate.»
«Abbiamo acconsentito tutti a rispettare il suo giudizio – s’intromise Morte, in un sibilo gelido come l’inferno – E’ tardi per rimangiarsi la parola data. Come ognuna di noi, rispetterai il verdetto di Ariel.»
«Ariel – riprese in mano la conversazione Pace – abbiamo bisogno del tuo aiuto. Siamo quattro sorelle e continuiamo a litigare per stabilire chi tra noi sia più importante. Abbiamo deciso di lasciare la scelta a un essere umano e tu sei la candidata ideale. Ora ognuna di noi si presenterà e tu, alla fine, dovrai scegliere chi è più importante.»
La ragazzina annuì, fissando le quattro idee con grandi occhi scuri.
«Io sono Pace. Il mio compito è unire gli uomini sotto un’unica bandiera e farli prosperare in armonia. Senza di me non ci può essere gioia, felicità e futuro. Puoi vedermi nel sorriso dei bambini, negli occhi degli innamorati e nel respiro dei sogni. Io sono la calma che impedisce alle tempeste di distruggere ogni cosa.»
«Tu sei solo noia – s’intromise prepotente la sorella più alta e muscolosa – Io sono Guerra e incarno tutti gli stimoli che spingono gli uomini a lottare per ottenere qualcosa. Sono il coraggio, la forza di non arrendersi, la determinazione a perseguire un obiettivo e l’orgoglio di non chinare il capo di fronte alle ingiustizie. Senza di me non ci può essere evoluzione e le idee più nobili rimarrebbero incatenate sotto i talloni dei forti. Io permetto che chiunque possa ottenere ciò che più desidera. Io sono Guerra, bada bene, non violenza. Io sono la lotta per qualcosa d’importante non il dolore in sé.»
«Tu sei la tomba della speranza – sbottò infastidita la sorella dall’aria più allegra – Sono io il coraggio più puro, il sorriso degli uomini di fronte alle avversità, la forza d’opporsi all’oscurità e non solo questo. In me vive la gioia d’apprezzare ogni nuova esperienza, il desiderio d’avventura, la volontà di nuovi orizzonti e nuove vite. Io sono ciò che rende la natura umana immortale. Io sono Vita.»
«Ma a un certo punto anche tu, come tutte voi, siete destinate a inchinarvi a me – sussurrò Morte, inquietante e sibillina – Con l’età la Vita si sfalda e cede a poco a poco, si riempie di paura e cammina inesorabile verso di me. Tu, Guerra, forte e letale prima o poi cederai il posto a Pace e ti sederai al mio fianco dopo aver riempito le sale della mia dimora. E quando ti permetterò di tornare sarà Pace a prendere il tuo posto. Io sono Morte, ma non sono la fine. Io sono la liberazione dello spirito dalle sue catene e dalla sua imperfezione. In me un uomo nobile può incontrare l’eternità e diventare un tutt’uno con l’universo. Con me, tutti voi, potete finalmente trovare il riposo che avete sempre cercato.»
In pochi istanti le quattro sorelle ripresero a litigare, scambiandosi accuse e vantandosi delle proprie virtù. Nessuna mentì, nessuna si tirò indietro, tutte perorarono la loro causa con onestà e determinazione. Ariel ascoltò ogni parola, ogni accusa, ogni recriminazione e ogni giustificazione. Lo fece con molta attenzione, mentre con lo sguardo tentava d’andare oltre il muro dell’apparenza che l’avrebbe portata a sopravvalutare Vita e Pace e condannare Morte e Guerra. Infine diede il suo responso.
«Come ogni ragazza mi trovo ad amare Pace e Vita, ma voi non avete chiesto il parere di una giovane, bensì quello di un essere umano. E allora vi dirò che nessuna di voi è superiore alle altre, poiché nessuna può esistere senza il suo opposto. A seconda della situazione una sarà più importante delle altre. Il bambino appena nato avrà bisogno di Pace per poter crescere felice. Il giovane, desideroso d’affermare se stesso e le sue idee, sarà sposo di Guerra. La coppia di novelli sposi che desiderano una famiglia sceglieranno Vita per gioire appieno della loro natura. L’anziano, stanco e prostrato dalle ingiustizie, desidererà solamente la tranquillità di Morte. Come potete vedere ognuna di voi è indispensabile.»
«Così non sapremo mai chi di noi è più importante e di chi possiamo fare a meno.» sbottò Guerra, sempre pronta al confronto. Le successive parole di Ariel però spensero ogni possibile protesta.
«Tutte siete importanti, nessuna lo è.»

Daniele Viaroli

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