Il fascino del nascosto – Manfredi Cartocci

mattino_a_cape_codIl fascino del nascosto è innegabile. Odora di privilegio, sa di elitario, allude ad un che di esclusivo. Più un qualcosa è raro e resta occulto, più accresce queste sue inestimabili proprietà. Nessun nascondiglio però, eluderà in eterno un’accurata ricerca. L’unica ricerca sempre fallimentare è quella che non comincia. Ciò che resta nascosto infatti, è ciò che ammanta la sua sostanza nella scura nube dell’ignoranza: nella supposta non esistenza di qualcosa che non sappiamo esistere. E’ così per gli oggetti, per gli elementi, per le terre e per gli abissi. Così per le genti, così per gli animali, così per tutto. Così per noi stessi.
Un mondo siamo, di cui niente sappiamo: così nasciamo. Abitiamo una grande casa di cui occupiamo una stanza, probabilmente un ripostiglio. Crediamo sia tutto, e tutto è nascosto, silente, latente. Le traversie di una vita per una via d’uscita, mille fatiche per trovar la porta, ed evadere dallo stanzino. Come subire ancora un parto, derubati di una realtà e ceduti ad un’altra. E dopo? La coscienza della presenza di altro, l’avidità di conoscenza, la curiosità, la vita. Un divampante crescendo di novità che chiamano se stesse.
Che grande viaggio dunque aspetta ciascuno, che grande viaggio misterioso, oltre quella porta, fuori da quella grande casa, a giro per quel vasto mondo sconosciuto.
Perdiamo forse di vista gli altri avvolgendoci tanto profondamente in tali spire introspettive? C’è altro di cui tener debito conto?
“Senz’altro caro amico, senz’altro. E son qui ora, innanzi a te, a parlarti di un rovello che oramai non mi lascia più tregua. Marchia a fuoco le mie ore,incupisce le mie giornate e tormenta le mie notti. Siamo soliti chiamarlo Amore. Di questo però, il nome conosco, e nient’altro. A cosa attribuire questo amabile e terribile sostantivo? Credetti di amare, ma ora non so, la passione travolge a volte, ma scindo in assoluto le due cose: distinte e distanti debbono esser tenute, separate da un solido muro.
La carne infatti induce a deviare, a prendere altre vie da quella mostrata invece dal vero desiderio. Il soddisfacimento del corpo è effimero, e oggetto di scherno della mente che, superba, deride l’uomo per le sue necessità. Vorrei trovare, disperato anelito, qualcuno con cui condividere il disperso pellegrinar della mia mente, con cui percorrerne le strade rotte, scoscese, buie. Se la vita è il lungo viaggio dentro se stessi, sono arrivato a credere che l’amore sia la sostanza del legame fra noi e chi ci accompagna in questo cammino. Vorrei poter condividere il buio, perché mai oscurità fu più profonda che nella mente; vorrei poter condividere la fiamma, perché raramente ho visto ardore maggiore di certi roventi entusiasmi; vorrei condividere i labirinti, perché se si è in compagnia, l’uscita si può anche non trovare. E a fronte di tutto ciò, facendo l’altro lo stesso, poter godere di ricchezza doppia. Doppia profondità, doppia forza, doppia tristezza, doppio dolore, doppia gioia … ma nessuna paura.
Ti dico tutto questo, caro amico, in gran confidenza, poiché così impalpabile e surreale mi appare questo desiderio, che il solo raccontarlo mi sembra poterlo vaporizzare. E’ come se fosse uno scorcio della mia anima, dagli un’occhiata per poi dimenticare ciò che hai visto, ma non cosa ti ha suscitato.”
Fissava quei grandi occhi sbarrati quasi come non fossero suoi, e per un po’ forse così era stato, poiché aveva la sensazione di aver visto in essi uno sguardo che non era il suo. Dopo poco distolse lo sguardo, il riflesso penetrante di quello specchio lo importunava. Cercava di riacchiappare per la coda un pensiero che gli era appena sfuggito, qualcosa di profondo pensò, che gli aveva lasciato un sorriso. Cosa però, non avrebbe saputo dire, quel lascito emotivo non si prestava ad interpretazione.

Manfredi Cartocci

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