#NarrativoPresente: Una brava persona – Laura Veroni

ES e autodaféLa Mercedes grigia procedeva lenta lungo la strada di campagna, sprofondando, di tanto in tanto, con le gomme nelle profonde buche, impossibili da evitare, e schizzando fango. Non c’era in giro un’anima con quel tempo da lupi. Pioveva a dirotto. L’uomo alla guida imprecava tra sé per avere scelto quel percorso alternativo. Mai avrebbe immaginato di finire in un tratturo. L’aveva fatto per evitare il traffico del centro città. Aveva impostato il tom tom e aveva scelto il percorso più breve.
Il tergicristallo piagnucolava sui vetri. “Mi devo decidere a sostituire le spazzole”, pensò.
Mentre ripassava mentalmente il discorso che si era fatto preparare dalla sua segretaria, il cellulare prese a suonare. Il computer di bordo evidenziò il numero sul display luminoso. L’uomo attivò il comando rispondi direttamente dal volante e la voce che ben conosceva invase metallica l’abitacolo.
«Pronto?»
«Pronto… La sento a fatica. Lei mi sente?», domandò l’interlocutore.
«La sento. Male, ma la sento. Sono in una zona in cui c’è poco campo», spiegò.
Il pensiero di quello che aveva appena detto lo fece sorridere. “Poco campo… sono circondato da campi e c’è poco campo…”
L’altro riprese a parlare.
L’uomo alla guida ascoltò con fastidio. A un tratto, si inserì nel discorso, interrompendo il flusso di parole: «Guardi, non insista, partecipi all’asta e, se la sua offerta sarà adeguata, si aggiudicherà l’appalto. Questo è l’unico modo. Buongiorno.» Chiuse la telefonata.
«Ma guarda questo coglione!», imprecò ad alta voce. «Cinquemila euro per un appalto di quell’entità. Mi ha preso per un barbone? Nemmeno si avvicina alla cifra che avevo in mente!»
Poi un pensiero gli attraversò la mente: “Non vorrà forse incastrarmi?” Provò un moto di irritazione. “Idiota, se pensa di riuscirci!”
Preso da quelle congetture, si era dimenticato del discorso. Cercava nervosamente di recuperare la concentrazione: lo attendeva un appuntamento importante e doveva fare assolutamente bella figura. Decise di accendere la radio: forse un po’ di musica lo avrebbe aiutato a rilassarsi. Distolse lo sguardo dalla strada e lo rivolse al computer di bordo, in cerca di una stazione radio accattivante.
All’improvviso, un violento colpo alla fiancata.
«Cazzo!», esclamò a denti stretti.
Cos’era stato? Probabilmente un animale in mezzo al tratturo. Ci mancava solo quello. Adesso avrebbe perso tempo a soccorrerlo. Era reato anche non soccorrere animali feriti. “Animalisti del cazzo!”, pensò.
Però…
Si guardò attorno, osservò bene dallo specchietto retrovisore. Non c’era nessuno. Chi avrebbe mai saputo quello che era successo? Poteva anche far finta di niente e tirare dritto.
Decise di scendere, unicamente per controllare lo stato dell’auto. Voleva rendersi conto del danno, con la botta che aveva preso. Sicuramente la fiancata era stata danneggiata.
Si fermò, aprì la portiera, prese l’ombrello e scese.
Il cuore gli balzò in gola: a terra era riversa una donna sui trenta/trentacinque anni. L’uomo notò subito che era molto attraente. Poco più in là, rovesciata sull’erba, una bicicletta e, accanto a quella, un ombrello aperto, con le stanghette piegate.
“Ma come cazzo si fa ad andare in giro in bicicletta con un tempo simile?”, si domandò.
Le si fece vicino. La donna si rialzò lentamente. Aveva l’aria spaesata.
«Tutto bene?», si preoccupò l’uomo. «È ferita?»
La donna si pulì in qualche modo le gambe imbrattate di terra e fango e sfregò i palmi delle mani, sbucciati come le ginocchia. Poi sollevò lo sguardo sul suo investitore. «Sto bene», rispose.
La mantellina che indossava per proteggersi dall’acqua si era aperta, lasciando intravedere una maglietta che aderiva a un seno sodo e prosperoso.
«Ne è sicura?», insistette l’uomo. «Vuole che la porti al pronto soccorso per un controllo?»
«No, no, sto bene», ribadì la donna.
L’uomo, rassicurato, osservò la bicicletta: la ruota davanti era a terra, il copertone fuoriuscito dal cerchione. «Comunque la sua bici è inutilizzabile», disse. «Le darò un passaggio io», si sentì in dovere. Non poteva certo lasciarla lì, in quelle condizioni. «Dove stava andando?»
«A casa», rispose lei.
Il proprietario della Mercedes caricò la bicicletta nel bagagliaio. Osservò la fiancata: il danno era considerevole. Non poteva nemmeno rivalersi contro la donna. Accidenti a lui che si era distratto! Fanculo anche la radio!

«Ecco, si fermi, io abito qui!», disse la donna, indicando la palazzina a due piani che dava su un piccolo giardino.
L’uomo la aiutò a scendere e scaricò la bici dal bagagliaio.
«La lasci pure sotto al portico. Ci penserà mio marito quando rincaserà», disse lei in tono di gratitudine. «Vuole salire un momento? Le faccio un caffè.»
L’uomo non ci pensò sopra più di un secondo. «Grazie, ne ho proprio bisogno», accettò.
L’appartamento era grazioso, arredato con cura. Aveva una bella disposizione dei locali e, pur essendo nuovo, aveva un aspetto funzionale. L’architetto si era basato più sull’utilità delle stanze che non sull’estro. Se ne vedevano troppe in giro di case bizzarre che poi risultava difficile arredare e avevano una scarsa vivibilità. Quello invece era davvero carino.
La donna invitò il suo investitore soccorritore in cucina e gli fece cenno di sedersi.
Prese la moka dal mobiletto pensile, vi mise l’acqua e il caffè e la pose sul fuoco.
A un tratto, lo sguardo dell’uomo si posò sul grande orologio alla parete. «Accidenti, che tardi!», esclamò. «A quest’ora dovevo già essere alla scuola elementare Foschi per un incontro con gli studenti e le insegnanti!»
La donna parve illuminarsi: «La scuola dove va anche mia figlia!», esclamò. «Davvero?», si sorprese lui.
«Si, dottor Cerutti»
«Mi conosce?», si sorprese l’uomo.
La donna spense il gas e versò il caffè nelle tazzine. «Certo!», rispose, alzando lo sguardo su di lui. «Ho votato per lei alle ultime comunali. Sono contenta che ce l’abbia fatta a diventare sindaco.»
L’uomo sorrise compiaciuto.
La donna gli si sedette di fronte e si portò la tazzina alle labbra, lo sguardo perso nel vuoto.
«E’ sicura di stare bene?», domandò il sindaco. «Ha un’espressione così abbattuta. Non vuole andare all’ospedale per un controllo?»
«No, no, non è questo il problema», lo rassicurò.
«E quale sarebbe, se posso permettermi?»
«Ce l’ha lì davanti», rispose, indicando un foglio piegato sul tavolo. Il suo sguardo sembrava dire: “Lo apra, lo legga pure”.
Il sindaco Cerutti lo aprì e cominciò a leggere.
«È l’ennesima ingiunzione da parte della banca. Se entro quindici giorni non saldiamo le rate di mutuo residuo, ci tolgono l’appartamento.» La donna parlava con voce incolore, quasi rassegnata.
Il sindaco sollevò lo sguardo dal foglio. «E non avete i soldi per saldare il debito?»
«Come no!», rispose lei con un sorriso ironico. «Mio marito ha perso il lavoro un anno fa: la fabbrica ha chiuso. Ora si arrangia a fare qualche lavoretto saltuario. Io cerco di aiutarlo, facendo le pulizie in alcuni appartamenti qui vicino. È proprio da lì che tornavo quando…», si interruppe un istante. «Ma, con quello che mettiamo insieme, a malapena riusciamo a fare la spesa e a pagare le bollette.»
Il sindaco guardò ancora il foglio. «Il direttore della banca è un mio carissimo amico», disse.
Il volto della donna parve illuminarsi. «Davvero?»
«Assolutamente sì!»
«Potrebbe mettere una buona parola, convincerlo a darci più tempo?»
Lo sguardo del sindaco si abbassò sul seno florido della sua ospite. Lei lo notò.
«Sarei disposta a tutto, pur di trovare un rimedio.»
«A tutto?» Anche il volto del sindaco parve illuminarsi.

Le lenzuola fresche di bucato, con ricamate sui bordi del risvolto due iniziali, coprivano le curve sinuose della donna seduta nel letto. Dal comò di fronte, la foto di una giovane coppia di sposi sorrideva. Lo sposo teneva in braccio la sposa e guardava verso l’obiettivo. Sembrava incrociare lo sguardo della fedifraga.
Il sindaco stava finendo di rivestirsi. Sollevò la lampo dei pantaloni gessati e allacciò la cintura. Poi allacciò i polsini della camicia bianca con i gemelli d’oro e strinse il nodo della cravatta rossa. Aveva consumato un amplesso veloce: il tempo tiranno non aveva consentito di godersi un’esperienza sessuale più soddisfacente. Pensò che, molto probabilmente, la donna non avesse nemmeno raggiunto l’orgasmo, ma si fosse limitata a simularlo. Poco importava: il suo ego era appagato al pari del suo arnese ben riposto nella conchiglia dei boxer.
«Mi raccomando, ci aiuti», disse la donna, tenendo lo sguardo fisso su di lui. Nemmeno aveva osato dare del tu all’uomo che aveva appena usato il suo corpo.
«Non dubitare, parlerò oggi stesso col direttore della banca. Vedrai: un rimedio lo troveremo.»
«Le sono infinitamente grata, sindaco», disse lei, abbassando gli occhi e sollevando ulteriormente le lenzuola per coprire il petto.
Il sindaco si guardò nello specchio sopra il comò, sorridendo con aria soddisfatta.

Non pioveva più. Il cielo si stava aprendo. Cerutti salì sulla sua Mercedes e accese il tom tom. Sarebbe arrivato all’appuntamento con un po’ di ritardo, ma cosa importava? Avrebbe addotto la solita scusa del traffico congestionato a causa del maltempo. Tutto sommato, l’inconveniente dell’incidente si era rivelato alla fine una piacevole sorpresa. “Come si suol dire: non tutto il male vien per nuocere”, pensò con una smorfia compiaciuta stampata sulla faccia.
Prima di partire, mise in ricerca un nome nella rubrica del cellulare, quindi accese il motore e si avviò.
«Ciao, amore!»
«Ciao, tesoro!», rispose la voce dal computer di bordo. «Come mai questa chiamata fuori orario?»
«Volevo solo dirti che mia moglie è ancora da sua madre: oggi possiamo stare insieme.»
«Che bella notizia! Ci vediamo per pranzo? Andiamo da qualche parte fuori città?»
«Certo, a dopo!», confermò il sindaco, mentre un sorriso malizioso gli affiorava sulle labbra. «Ah, mi stavo dimenticando: ho trovato l’appartamento per te.»
«Stai scherzando?»
«Assolutamente no. Una famiglia sta per essere espropriata della sua abitazione, perché in forte ritardo nel pagamento del mutuo. Il direttore della banca è un mio carissimo amico. Oggi stesso lo chiamerò, sollecitandolo a chiudere in fretta la faccenda, dopo di che, con quattro soldi, ti prendo l’appartamento che sarà messo all’asta.»
«Ma è una notizia fantastica! Grazie, grazie, grazie! Ti adoro, amore!»
«No, non ringraziarmi, sai che ti amo.»

Alla scuola elementare Foschi c’era fermento in Aula Magna.
Il sindaco Cerutti stava parlando a tutti gli alunni e alle maestre riunite.
«…Sono tempi difficili, noi tutti dobbiamo essere solidali con chi è più debole. Molte persone hanno perso il lavoro e stanno diventando povere. Proprio oggi ho conosciuto una famiglia che, per questo motivo, rischia di perdere la casa. Come vi ho detto: bisogna essere solidali e io stesso mi impegnerò perché questa povera gente possa continuare a vivere nell’abitazione che con tanta fatica stava comprando.»
Una maestra, colpita da quelle parole, lo guardava con estrema ammirazione. Si voltò verso la collega che le sedeva accanto e, sorridendo, le bisbiglio in un orecchio: «È proprio una brava persona!»

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