#MercoledìDeiSensi: Il nocciolo – Davide Brioschi

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Sono un’ipocrita. Almeno l’onestà intellettuale di dirmelo da sola ce l’ho.
Prima l’ho sentito di nuovo. Poco dopo il postino ha suonato il citofono. La ferita della biopsia non fa più male ormai, l’ago si è preso un pezzettino di me così velocemente che la pelle attorno all’areola ha riparato all’offesa subita in poco tempo.
Se lo tocco, massaggiandolo dolcemente, sembra il nocciolo di un’oliva. La metafora dev’essere piaciuta molto al mio inconscio, stanotte ho sognato di estrarlo e farmici un Martini Dry.
Non è durissimo, devo dire.
Malleabile. Ecco com’è.
La pelle che tocca il corpo che la nutre. Come due specchi che si riflettono l’uno nell’altro, l’uno nell’altro, l’uno nell’altro e così via finché la luce non ne può più di rimbalzare.
Tutto sarebbe diverso ora se il nocciolo l’avessi trovato mentre mi palpavo un avambraccio. Forse avrei ridacchiato. Forse.
Di certo non avrei pensato al fatto che non ho figli.
Di certo non ci avrei pensato per almeno altri trent’anni. E alla fine la menopausa si sarebbe presa tutte le colpe. Com’è rassicurante poter additare la biologia per ciò che non vuoi fare.
Sono un’ipocrita.
Avevo davvero bisogno di questo per capire che sono in malafede da una vita?
Finiamo tutti per ammansirci prima o poi. Io non sono un’eccezione. Finirai sempre per smettere di scalciare, quando lotti da troppo tempo e troppo intensamente senza andare da nessuna parte. Rimanendo radicata dove sei.
No, io non sono un’eccezione.
La busta è adagiata sul tavolino d’ebano, mi guarda beffarda. Contrasto perfetto tra il candore dell’involucro e il colore abissale del legno. Aspetta solo che qualcuno la apra, e poiché siamo sole toccherà a me.
Far leggere la sentenza di morte al condannato, ecco a cosa siamo arrivati.

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