#MercoledìDeiSensi: Olfatto – Giorgia Bianchin

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Sono in piedi davanti a un cancello arrugginito con in mano un mazzo di chiavi pesante quanto l’angoscia di oltrepassare questa soglia. Le provo una dietro l’altra, sono contrassegnate da te con dei fili colorati, ma per me non hanno significato.
A fatica spingo la porta che con la pioggia di questi anni si è gonfiata, sforza sul pavimento producendo un rumore che mi fa contrarre le spalle. L’odore umido della muffa corre dentro al naso aprendomi una strada di ricordi.

Quando tornavo da scuola questa porta era aperta ed il profumo che si sentiva era quello della pasta al sugo. La televisione era sempre troppo alta e vedermi lì, dietro di te, ogni giorno ti spaventava allo stesso modo, portavi una mano al petto dicendomi “Tu prima o poi mi farai morire!”.
Entro nella tua camera dove sul letto ci sono ancora le coperte, vorrei stendermi, ma so che non mi alzerei più ed il groppo alla gola mi strozzerebbe. Sono qui per buttare i tuoi vestiti e quell’armadio marrone a due ante li contiene tutti. La puzza di naftalina mi raggiunge subito le narici facendomi portare la mano davanti alla bocca, come se potesse proteggermi da quell’esalazione di vecchio. Apro la finestra e mi sento mancare. Quanto tempo è passato da quando in piedi sulla sedia ti guardavo trafficare con fiori e annaffiatoi, bussavo sul vetro per avvisarti che il tuo tè delle quattro era pronto. Quel profumo di limone e zenzero mi si è incollato dentro. Ti sedevi sul divano a fiori e immergevi due zollette di zucchero dentro a quel misterioso aroma. Io di nascosto avevo già sciolto nella mia bocca uno di quei cubetti bianchi e dolcissimi, mi sedevo al tuo fianco e mentre la radio passava canzoni degli anni ottanta ti appisolavi. Com’è difficile rassegnarmi ad invecchiare, com’è pesante ritrovarmi sola. Chiudo in un sacco di plastica tutti i tuoi vestiti ed esco di corsa per non rimanere bloccata in dolorosi flashback. Penso che il prossimo anno sarà più facile, lo penso sempre ogni otto maggio da dieci anni.

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