#MercoledìDeiSensi: Caffè – Emiliano Felicissimo

5-senses-main-fotoSento la sveglia. Apro gli occhi e la luce mi acceca. Li chiudo di nuovo.
La prima cosa bella che sento è l’odore di caffè che viene dal piano di sotto. Allargo le narici e inspiro a pieni polmoni: un risveglio che ha tutto il sapore di casa.
Finalmente, mi dico. Dopo tanta fatica, dopo tanta follia, dopo tutto quello che è successo, ci voleva.
Mi giro su un fianco e penso che forse non durerà molto questa tranquillità, che presto avrò voglia di qualcosa di nuovo, ma poi mi entra nel naso un’altra ventata dell’aroma caldo del caffè, e le mie preoccupazioni spariscono. Almeno per ora.
Apro di nuovo gli occhi e guardo l’altra metà del letto in cui sto dormendo. È sgualcita, ma comincia già a freddarsi. Paolo dev’essere sceso già da un po’. Il pensiero di lui, nel letto accanto a me, mi fa sorridere e sentire strano al tempo stesso.
Lascio passare qualche altro minuto, poi decido di uscire dal torpore. Vado in bagno, mi guardo allo specchio e mi torna in mente il sogno che ho fatto stanotte. Ero io, ma non ero io. Ero io, ma ero una donna. Un sorriso sarcastico mi storce la bocca. Conosco bene quel sogno, dato che l’ho fatto centinaia di volte. Abbasso lo sguardo e ammiro desolato il mio corpo vuoto. Poi mi guardo di nuovo allo specchio. È meglio così, mi dico: basta con parrucche, trucchi, clienti milionari e tutto il resto. Basta. Ora ci siamo solo io, il vero me stesso, e Paolo.
Pensare a lui mi fa sorridere di nuovo, e scendo in fretta le scale, mentre mi chiedo se in questo momento è più lui, che desidero, o il caffè che mi ha preparato.
Quando arrivo in cucina, però, ad aspettarmi non c’è quello che mi ero immaginato.
Per un momento che dura una vita non capisco più niente. Sento solo l’odore del caffè, che intanto fischia e soffia dalla macchinetta, mentre i pensieri mi scivolano via dalla testa. Paolo è lì davanti a me, sul pavimento, riverso in una pozza di sangue, la gola aperta, i polsi tagliati, le sue budella sparse ovunque.
Dev’essere stato lui, penso.

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