#MercoledìDeiSensi: Il fuggiasco – Emiliano Felicissimo

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Il caldo dell’estate ateniese e lo smog lungo Athinas sono quasi insopportabili, ma non ho tempo per queste piccolezze. Sono riuscito a sfuggire per un pelo all’imboscata che i servizi mi hanno teso nella taverna: ora devo pensare in fretta e scappare da loro ancora più in fretta.
In strada l’odore delle spezie si mescola a quello di mille altre cose. Mentre mi infilo dentro una delle corsie del mercato centrale mi chiedo se quelli fossero davvero i servizi. Non che faccia molta differenza, in effetti.
Prendo aria e nel naso sento un ripugnante afrore di morte. Mi guardo intorno e mi ritrovo circondato da carcasse di animali di ogni tipo. Quando passo accanto a una fila di agnelli appesi a testa in giù, penso alla fine che possono aver fatto i miei compagni e mi fermo. A fatica riesco a scacciare il pensiero, poi riprendo a correre tra i banchi.
Individuo un’uscita e zigzagando tra le persone riesco a raggiungerla, quando vedo il mondo ribaltarsi a faccia in giù. Apro gli occhi e trovo il soffitto a fissarmi. Mi giro di lato e noto i piedi frettolosi della gente camminarmi accanto. Quando mi tiro su mi accorgo di essere scivolato su una pozza d’acqua. C’è un tipo con un grembiule che sta pulendo il pavimento con un tubo: mi guarda e mi urla qualcosa in greco, che però non capisco.
Appena mi alzo noto con la coda dell’occhio due tipacci venirmi dietro. Riprendo la mia fuga ed esco di nuovo fuori, a respirare l’aria umida di Atene e le spezie del suo mercato. Davanti mi trovo altri due brutti ceffi. Provo a ricordare quanti fossero, i tipi nella taverna, ma non ci riesco.
Prima che mi siano addosso mi infilo tra le auto ferme in fila lungo Evripidou, quando ai quattro che mi sono dietro vedo aggiungersi un altro tizio che mi viene incontro con una pistola in pugno. Alla mia sinistra c’è ancora il mercato, alla mia destra un vicoletto. Mi ci infilo e mi trovo davanti un motorino. Né io né lui facciamo in tempo a cambiare direzione.

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