Invasione – Emiliano Felicissimo

invasione-alienaQuando l’invasione inizia, nessuno è pronto, e non è che non ce lo fossimo mai aspettati. In fondo, l’abbiamo sempre saputo che là fuori qualcuno dovesse esserci. Solo che, come al solito, mai avremmo pensato che qualcuno c’avrebbe raggiunti prima che noi ce ne accorgessimo.
Ovvio: dovevamo essere noi i primi. Stupidi idioti.
Comunque, in un modo o nell’altro, loro ormai sono qui e noi non possiamo farci niente. La scena è grottesca, quasi paradossale. Gente che scappa, corre e fugge ovunque. Senza neanche sapere dove, come, quando e perché. Io, che me ne sto tornando a casa dal lavoro, ci metto un sacco di tempo per fare neanche metà del tragitto. Mi chiedo se sia il caso che anch’io mi metta a scappare da qualche parte, poi mi dico che in fondo non c’è nulla o quasi che io possa fare per sfuggire a un’invasione aliena, e me ne resto tranquillo qui dove sono.
Arrivo a casa dopo un bel po’ e ascolto quello che hanno da dire governanti e alte sfere. La situazione è sotto controllo, dicono. Sappiamo come comportarci, dicono. Eravamo preparati a tale eventualità, dicono. Mi viene quasi da ridere, ma tant’è. Vorrebbero indire un consiglio di emergenza con rappresentati e delegati da ogni Nazione del pianeta, ma dubito che ci riusciranno. Voglio dire, non sono mai riusciti a risolvere nessun dannatissimo problema internazionale, perché dovrebbero farcela proprio ora? Dico loro, ma in realtà sarebbe colpa di tutti. Colpa, o magari è solo destino. Ci penso su un attimo, e in effetti sappiamo da tempo che il destino di ogni specie vivente è quella di estinguersi prima o poi, in un modo o nell’altro. Se tutto l’universo è governato dalle stesse leggi, chi nega a una specie proveniente da un altro pianeta di sovrastare la nostra? O le nostre, insomma tutte quelle presenti qui e ora? Riflettendoci bene, in effetti, potrebbero limitarsi a fare tabula rasa di tutto quanto, e buonanotte.
Intanto un comitato di scienziati ha preso la parola al posto dei governanti e prova ad esporre il perché e il per come delle nostre prossime mosse. Trovo estremamente spassose queste congregazioni internazionali, che parlano tanto e non fanno mai niente. O lo fanno troppo tardi. O lo fanno male. Mi dico che io non sono nessuno per criticare l’operato di qualcun altro, io col mio impiego ordinario e la mia vita ordinaria. Ma è pur sempre un modo per spegnere il cervello, dopo una giornata di lavoro. Gli scienziati, comunque, dimostrano almeno di avere un bel po’ di curiosità, cosa che nessun politicante si azzarda a mostrare. E continuano a parlare di un fantomatico primo approccio con gli invasori: in un modo o nell’altro, dicono, bisognerà incontrarli, capire cos’è che vogliono, come mai sono qui, come ci hanno trovati e raggiunti, e mille altre domande che sono troppo stanco per comprendere appieno.
Poi, arriva il blackout. Improvvisamente si spegne tutto, buio totale.

Mi risveglio con un ronzio nelle orecchie. Il suono è costante, basso, fastidiosissimo. Piano piano vedo luce da fuori che invade il luogo in cui mi trovo. Ma che luogo è, quello in cui mi trovo? Quando mi riabituo alla luce, noto dei finestroni: mi sporgo, e capisco che stiamo volando. Non troppo in alto, ma stiamo volando. Cerco di fare mente locale sulla mia situazione, ma il ronzio mi assorda e mi distrae. Per un attimo mi abbandono alla vista del nostro pianeta dall’alto. È strano, come non l’avevo mai visto, ma bello. Non mi ero mai reso conto di quante cose belle ci fossero, a forza di stare chiuso nella mia misera esistenza, uguale a mille altre, uguale a tutto il resto.
Il velivolo in cui mi trovo passa sopra a una catena montuosa, che sembra quasi un giocattolo, poi lungo delle ampie vallate, fino a oltrepassare una costa frastagliata. Per un bel po’ di tempo, tutto il panorama che si vede è una tavola di mare azzurro increspato qua e là dalla schiuma di qualche onda. Ho una strana sensazione, come se tutto ciò che sto guardando fosse qualcosa di nuovo, ma al tempo stesso così facile da riconoscere.
Poi, all’improvviso, ricordo. L’invasione aliena. E non mi è difficile intuire cosa mi stia succedendo: sono su una delle loro navi, probabilmente prigioniero, probabilmente insieme al resto degli altri. Forse, mi dico, avrei dovuto fare come tutti, e trovare un modo per scappare, un luogo in cui scappare. Ma non credo sarebbe servito a molto.
Sento il panico salirmi lungo tutto il corpo, ma riesco a tenerlo a bada ancora per un po’. Guardo di nuovo fuori, e mi viene da sorridere all’idea che solo ora che lo sto abbandonando, riesco a cogliere l’essenza totale del luogo in cui ho vissuto tutta la mia vita finora.
Infine, il panico arriva, con tutta la sua forza. Una scarica, poi un’altra, poi un’altra ancora, e mi sembra di non riuscire più a vivere. So bene come finirà questa storia, l’abbiamo sempre sospettato, nonostante le rassicurazioni di tutti. Nonostante gli ottimisti come me pensassero che si sarebbe risolto tutto con una stretta di mano. Poi arriva un altro attacco di panico, più forte dei precedenti, più subdolo: in realtà non so niente, di come finirà questa storia, e lo sterminio di massa della nostra specie potrebbe quasi sembrare una prospettiva abbastanza indolore, rispetto a tutto quello che potremmo dover subire. In fondo anche noi abbiamo assoggettato altre specie. Addirittura, altri membri della nostra specie. In fondo, in fondo, in fondo…
Alla fine, mi rendo conto che pensare non serve più a molto, e mi limito a cercare almeno di capire dove io mi trovi. Ora che ci siamo allontanati dal pianeta e siamo nello spazio, non c’è più luce nella mia stanza. Tasto il vuoto intorno a me, e lo scopro sgombro, asettico, freddo. Materiali metallici e plastici. Cose che non ci sono affatto sconosciute. Cose che però a loro sono bastate per raggiungerci, mentre a noi no. Mi trascino sul pavimento fino a raggiungere una parete in cui è incassata una specie di porta di metallo, ma più fino di quello delle altre pareti. Comincio a sbatterci addosso, con tutte le forze che ho, deciso in tutti modi a uscire da questa situazione di stallo.
Non so quanto tempo passi prima che io perda le energie e mi accasci di nuovo sul pavimento, ma non credo molto. In fondo non ho idea nemmeno di quanto tempo io abbia passato in stato di incoscienza dopo il blackout che ci ha colpiti, e probabilmente avrei seriamente bisogno di rifocillarmi. Mentre ci penso, mi abbandono al sonno.

Prima di svegliarmi del tutto, sento qualcosa o qualcuno scuotermi forte, poi colpirmi. Sento rumori strani, ronzii che vanno e vengono, scossoni qua e là, ma niente di riconoscibile.
Poi mi sveglio completamente, e noto che la stanza ora è completamente illuminata, e ci sono due alieni davanti a me. Rimango stupito per un momento, poi mi riprendo e riesco a mettere a fuoco le figure. Uno dei due mi si avvicina, muovendo la cosa che ha in cima al suo corpo oblungo. Sembrano avere funzioni simili alle nostre, e come noi emettono suoni per comunicare. Ai lati del corpo hanno degli arti, come noi, e ne hanno altri alla base, come noi. Solo che loro ne hanno due sopra e due sotto, non quattro e quattro come noi. E la cosa che hanno in cima al corpo, a ben vedere, sembra essere una testa, dato che tra l’altro ci sono conficcate dentro delle palline luminose simili a organi visivi. Solo due però, non sei come le nostre.
Infine, a un certo punto, quello più vicino a me prende un apparecchio, e me lo poggia davanti. Da lì si riesce a sentire quello che dicono.
“Non ho idea se capisci quando parlo, ma di sicuro capirai questo.”
Con uno dei due arti inferiori mi molla un colpo al centro del corpo. Riesce a prendere la zona delle terminazioni nervose e per poco non perdo di nuovo conoscenza. Poi mi ricordo che erano due, gli alieni nella stanza, e sento un altro colpo arrivarmi da dietro. Questo fa meno male. Ma fa comunque male.
“Allora, feccia aliena, pensi di riuscire a calmarti? Il viaggio fino alla Terra sarà lungo, e non abbiamo voglia di sentire tutto il casino che stavi facendo prima. – Fa una pausa, e mi molla un altro colpo. – Intesi?”
Dunque è da un posto chiamato Terra che vengono. Mi chiedo dove siano, ora, i nostri scienziati. E mi chiedo dove sia, ora, il consiglio riunito di tutti i governi delle Nazioni del nostro pianeta. Infine, mi chiedo dove sia, ora, il resto della nostra specie.
Poi guardo i due alieni voltarsi, e uscire dalla stanza usando gli arti inferiori. Infine torna il buio. E mi dico che lo so bene, dov’è ora il resto della nostra specie: in catene, in viaggio verso questo misterioso pianeta Terra. In catene, in viaggio verso la nostra fine.

Emiliano Felicissimo

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