#NarrativoPresente: Quattro storie. Una vera. – Silvia Cristini

ES e autodaféAl mercato
“Guardate donne, la meraviglia di questo branzino! Vi parla da quant’è fresco! Eccolo qui, cara. E come lo fai, al sale?”
“No, Antonio, devo fare i ravioli ripieni. Sai, per il matrimonio!” Luisella abbassa un po’ il tono di voce, man mano che la frase si esaurisce.
“È arrivato il gran giorno? ‘Sti cazzi, vieni qui che ti bacio!” Il pescivendolo esce da dietro il bancone e abbraccia Luisella in una morsa gelata e umida.
“Ma che bella notizia! Non sapevo, Luisella!” È la vicina di casa del quarto piano. “E con chi si sposa tua figlia?” Impossibile per lei nascondere la curiosità che la sta invadendo.
“Oh, è una persona meravigliosa!” Luisella ha pensato tutta la notte a come fare per evitare di specificare il sesso della sua futura nuora e ha concluso che l’impersonale parola persona era perfetta. “L’ha conosciuta durante lo stage che sta facendo all’università ed è subito scattato l’amore. Ora vogliono sposarsi, anche se io e mio marito volevamo aspettare un po’, sono cosi giovani, di questi tempi è un po’ azzardato. Ma loro hanno tanto insistito! Fanno tenerezza e si vogliono tanto bene. Grazie Antonio, a venerdì prossimo. Arrivederci.” Luisella se ne va di fretta, ha ancora parecchie cosa da comprare.
La vicina di casa la segue con lo sguardo e poi si rivolge al pescivendolo. “Poverina, non ce la fa proprio a dirlo, che sua figlia si sposa con un’altra donna.” Dice con aria disgustata. “Se fosse successo a me sarei morta! Per fortuna il mio Marcello ha la testa ben salda sulle spalle. Non è di certo un deviato come quelli lì. Che vergogna.”
“Signo’, io non so niente, sto qui a vendere e basta. E poi saranno anche fatti loro.”

Al bar
A Baggio hanno aperto una panetteria-caffetteria. Entrando c’è sulla sinistra un lungo bancone con esposto ogni genere di alimento da panificio: dai dolci alle pizze alle focacce e ovviamente pane di tutte le varietà. Hanno anche moltissimi tipi di brioche e paste frolle, perché in fondo al bancone c’è la macchina del caffè, pronta a fare coppia con i dolci del negozio. L’idea non è male: alla fine i tavolini sono pieni di gente che fa colazione, oppure di chi entrando per comprare il pane, si concede una sosta con un caffè profumato.
L’altro giorno quando ci sono entrata per la prima (e ultima) volta, c’era una gradevole signora bionda seduta a un tavolino, che sfogliava un quotidiano. C’era la barista che parlava con un uomo, che poi ho compreso essere il marito.
Ho chiesto il mio quotidiano cappuccio, che mi è stato servito in una tazza molto grande, come piace a me, senza risicare sul rapporto quantità/prezzo come fanno molti. E una brioche a forma di girella che ho preso perché avrei giurato contenesse le uvette, poi in realtà erano gocce di cioccolato. Non che mi facciano schifo ma preferisco le uvette. ‘Devo iniziare a mettermi gli occhiali anche per fare colazione’, ho pensato un po’ depressa.
L’atmosfera era molto piacevole, la signora bionda col giornale davanti stava facendo dei commenti abbastanza moderati e intelligenti sulle imminenti elezioni comunali, e ognuno di noi esprimeva il proprio parere cordialmente. Pensavo di avere trovato un amabile posto dove venire tutte le mattine, quando a un tratto l’argomento è caduto sulle unioni civili e la recentissima santificazione delle coppie di fatto nel matrimonio.
“Insomma, adesso pure a loro dobbiamo pagare le pensioni, hai capito?” dice la signora bionda, guardandomi fisso.
‘Lo sta dicendo proprio a me.’ Penso con un boccone di girella che non passa dall’esofago.
“Bè, signora, mi scusi ma gay o non gay se ricevono la pensione è perché i contributi sono stati versati nel passato lavorativo. Nessuno sta rubando niente!” Rispondo timidamente.
“Che cosa c’entra, comunque sono soldi sottratti alla comunità: se non facevano questa inutile legge, i soldi non se li prendevano la checca o la lesbica. Restavano allo stato, cioè a noi!” La signora è molto soddisfatta di avermi sbattuto in faccia il suo altruistico pensiero.
“Ma va!” Salta su il marito della barista. “Tanto se li magnavano comunque i politici!”
Non sapendo cos’altro aggiungere ho pagato e me ne sono andata col proposito di non rimettere più piede in quella carinissima panetteria-caffetteria del cazzo.

A scuola
“Certo che l’idea di ritrovarci davanti a scuola è proprio pessima! Poi siamo i primi, non mi piace arrivare per primo! Tu invece con ’sto pallino della puntualità! Bisogna sempre arrivare un po’ in ritardo. Ecco!” Gesticola moltissimo Matteo.
“Sei nervoso? Tesoro…” Davide ha un sorriso affettuoso sotto i baffi.
“Sì. No. Anzi è proprio l’idea di ritrovarci che mi sembra stupida!”
Matteo sapeva che sarebbe stata una serata difficile, rivedere i compagni di liceo dopo vent’anni, con tutte le conseguenze del caso: facce invecchiate, pance gonfie, capelli pochi, i maschi. Le femmine, disperatamente truccate per sembrare quelle di una volta, per non parlare poi di quelle con tette rifatte e labbra a canotto.
“Perché, perche rovinare tanti bei ricordi…” Sempre più malinconico Matteo scruta continuamente nel buio, angosciato dall’imminente arrivo di cinque vecchi compagni di classe e relativi partner.
E poi la richiesta, diciamo così, di portare anche il proprio compagno o compagna, proprio non l’ha capita. Insomma lui è gay, non che si vergogni di Davide, ormai ha fatto coming-out tanto tempo fa. Ma con loro che non vede da anni. Loro che hanno condiviso le prime cazzate e le prime cose belle, è diverso.
E poi gli toccherà dare le solite spiegazioni e sopportare le loro reazioni: quelli che ridono, quelli che strabuzzano gli occhi, quelli che restano in un silenzioso imbarazzo, quelli che cambiano subito posto e si allontanano.
Ci ha fatto il callo, però.
“Senti sono le otto e un quarto, ce ne andiamo? Forse non può venire nessuno. Poi piove, fa freddo, non c’ho mica voglia di morire gelato per loro. Mi stavano anche sul culo, a scuola.” Una speranza cui aggrapparsi subito fallita. Si sente gridare all’angolo della strada.
“Matteee! Pezzo di scemo! Lo sapevo che eri qui! L’appuntamento era all’ingresso principale. Sei proprio un pirla, anche vent’anni fa ti sbagliavi sempre!” Una botta sulla spalla e tutto è di nuovo come allora.
Alla fine, dopo strette di mano, presentazioni, baci e abbracci, si contano e i conti non tornano: tre coppie gay e tre single, divorziati.
Dopo tutto una bellissima serata!

Alla scrivania
E ci risiamo, anche questo mese un sacco di idee e tutte inconcludenti.
Non so perché ti illudi ancora con questa farsa dello scrittore.
Sei un semplice assicuratore, ecco tutto. Fai polizze e poi torni a casa. Per dieci ore al giorno prendi in giro la gente con trucchi, falsità e rimborsi bloccati. Vivi da solo e sei pure gay. Un gay single per giunta, perché dopo otto anni il tuo ragazzo ti ha mollato. Per una donna più brutta e più vecchia di te, oltretutto. Mai mettersi con un bisex, le possibilità di essere traditi si moltiplicano all’ennesima potenza.
Sarà che l’argomento ti riguarda così da vicino, forse vorresti scrivere mille racconti tutti diversi.
Ma poi no, l’unica Storia Vera che dovresti raccontare è la tua, adesso che è finita. Magari scrivere di quella scatolina rossa con le fedi matrimoniali che ora sta proprio lì, sul tavolo.
Ieri Andrea, suo fratello che avrebbe dovuto farvi da testimone, te le ha portate. “Tienile,” ti ha detto “sono comunque un bel ricordo.” E se n’è andato.
Magari scrivere di quella boccetta di tranquillanti che il dottore ti ha prescritto, che sta proprio lì sul tavolo accanto alla scatolina rossa con le fedi matrimoniali, e aspetta solo te che ti fai venire il coraggio per buttarla giù d’un fiato.
Con calma, però. Prima devi finire il tuo racconto e inviarlo alla casa editrice, poi si vedrà. Adesso occorre scegliere: continuare con i patetici ex compagni di scuola o con la povera mamma e la sua penosa Via Crucis al mercato? Quella stranita del caffè ormai non ha più niente da dire, come te.
Anni di attesa e speranza, di lotte per far passare questa stupida legge sulle coppie di fatto, di umiliazioni da errore della natura, di nottate a piangere in silenzio. E adesso che finalmente potresti fare una cosa così palesemente legale, di fatto non sei più una coppia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *