Selim Hergoy – Monica Vagni

13884576_300889306928594_1433009841_nRacchiusa in una natura verde e selvaggia nel sud di una grande penisola, vi era una terra chiamata Bersn, in cui risiedevano molte famiglie nobili che cercavano in tutti i modi di accrescere la loro influenza a dismisura.
Ma tra tutti spiccavano loro, gli Hergoy.
Erano una stirpe di conquistatori il cui fondatore, Vilnius, aveva contribuito con le sue gesta, a rendere potente e temuta.
Era giunto dal mare a bordo di una piccola nave anonima, uno straniero di cui tutti ben presto avrebbero parlato.
Durante tutta la vita Vilnius aveva collezionato ricchezze in modo illegale, facendo di una vecchia costruzione in rovina il simbolo del suo potere. Da secoli quella era diventata la dimora di famiglia e, dopo diverse modifiche fatte negli anni, l’aspetto attuale era quello di una struttura imponente che, ergendosi verticalmente su un promontorio roccioso, era costituita da torri e pinnacoli così alti che sembravano sfiorare il cielo.
I mattoni esterni, di un colore avorio chiaro, erano in contrasto con il grigiore dei tetti aguzzi.
Piccole finestre bianche e rosse erano posizionate nella parte superiore delle torri; un tutt’ uno di colori che rendeva la costruzione unica nel suo genere. Un lungo ponte d’accesso era sospeso a mezz’ aria nella fitta vegetazione.
Se gli esterni erano incantevoli, gli interni non erano da meno: i due colori predominanti erano ancora il bianco e il rosso, che si scontravano con le tinte scure dei soffitti a travi e dei pavimenti. Numerose teste di animali imbalsamati erano appese ai muri come trofeo.
Selim era l’erede ventenne della famiglia. Un ragazzo alto e dagli occhi grigi, dalla rara bellezza ed intelligenza aveva un carattere pacifico e altruista che lo rendeva un atipico Hergoy.
In quei giorni stava facendo ritorno a casa, dopo aver passato l’estate nelle regioni del Nord alla ricerca di elementi che avrebbero contributo a completare la sua ricerca. Da diversi anni risiedeva nella residenza di Bersn solamente per alcuni mesi all’ anno.
Lui non era affatto un conquistatore, e per questo la sua famiglia non ne era fiera. I continui litigi, soprattutto con il padre, lo esasperavano.
“Non hai ancora conquistato alcuna nuova città! E tu saresti l’erede? Non sei degno di portare il nostro nome!”
Selim non rispondeva mai a quelle offese, ma in cuor suo lo ferivano.
Viaggiava per una ricerca personale che era stata concepita diversi anni prima e che stava maturando solamente negli ultimi tempi. Ciò lo aveva portato a stare lontano da casa per apprendere tutto ciò che gli era possibile dai libri. Passava il tempo a consultare manoscritti nelle biblioteche pubbliche e private più famose di tutto il Paese.
Aveva così imparato moltissimo riguardo l’astrologia, l’alchimia, la medicina e tanto altro.
Era sempre stato un ragazzo curioso, dall’ intelligenza vivace e raffinata. Sin da bambino amava stare per ore e ore a leggere e sfogliare i volumi contenuti nella grande biblioteca di casa. Cercava di catturare il significato di ogni parola, di conoscere ogni teoria, ogni lettera. Si nutriva di conoscenza, l’unico vero cibo per la sua mente.
Quello che poteva sembrare una semplice curiosità infantile, da adulto si era trasformato in un vero e proprio desiderio.
Per questo motivo si era recato a Niamee, una piccola località montana, per cercare un uomo di nome Ramesh che, secondo molte persone, possedeva doti straordinarie tra cui l’onniscienza.
Viveva come un eremita, lontano dalla gente e dalla routine quotidiana. Non era facile quindi rintracciarlo, ma Selim sapeva che in quel periodo dell’ anno probabilmente si sarebbe recato sui monti per meditare.
Sapeva anche che odiava essere disturbato, e che nessuno con un minimo di buonsenso si sarebbe azzardato a farlo.
Gli avrebbe chiesto di insegnargli ad apprendere la conoscenza totale.
Era una richiesta folle, ma a Selim questo non importava. Era pronto a rischiare di vedersi negare l’aiuto. Non sarebbe di certo stata la prima porta in faccia che avrebbe ricevuto.
Trovò il Maestro seduto, con le gambe incrociate e gli occhi chiusi. Aveva le braccia aperte come le ali di un’ aquila e se ne stava in silenzio.
Selim in quel momento lo immaginò mentre meditava, incurante di sole, pioggia e grandine. Un essere imperturbabile a ogni cambiamento.
“Che cosa vuoi ragazzo?”
Rimase zitto, prima di rispondere. Aveva su di sé uno sguardo inquisitorio.
“Mi chiamo Selim Hergoy. Sono venuto fin qui a cercarvi perché vorrei apprendere l’onniscienza. So che voi la possedete, Maestro Ramesh.”
Sentendo quelle parole, aprì gli occhi e lo guardò. Erano di un colore viola scuro, una tonalità che non aveva mai visto.
“L’erede della famiglia dei conquistatori viene fino a qui per fare una richiesta così schiocca?” disse, ancora incredulo.
Selim gli raccontò quello che la gente diceva di lui.
“E così è questo che si dice. Mi stupisco di quanto possa essere fervida l’immaginazione umana! Ragazzo, non sai forse che l’onniscienza è qualcosa di divino e non di umano? L’essere umano, in quanto tale, ha dei limiti.
Ho passato tutta la vita a fare scoperte e studiare, per il puro piacere di imparare cose nuove. E, solamente perché ho trasformato del metallo in oro, si pensa che possieda una conoscenza illimitata.
Non c’è cosa più sbagliata in cui credere: l’uomo avrà sempre qualcosa da imparare durante tutta la vita. Ciò che sono riuscito a fare è soltanto frutto del mio ingegno.
Sai cosa ne ho fatto del metallo che trasformavo?”
Selim fece no con la testa.
“L’ho sempre regalato a quelli più poveri di me. Poche volte ne ho tenuto qualche pezzo.”
“Ma ciò che è riuscito a fare vi ha differenziato da tutti. È per questo che sono venuto a cercarvi, perché volevo che qualcuno mi insegnasse a distinguermi dagli altri. Fino ad ora ho letto soltanto nozioni su nozioni senza fare nulla di concreto” ribatté Selim.
L’uomo si alzò a fatica. Gli occhi atipici erano spioventi ed infossati, ma ancora in grado di leggere le persone.
“Allora sei venuto qui per niente, perché io non ho nulla da insegnarti. Posso mostrarti come sono riuscito ad ottenere l’oro, ma ciò non ti distinguerà dagli altri perché non è un segreto come lo abbia ottenuto. Io sono stato soltanto il primo che lo ha fatto.
Continua a coltivare il tuo intelletto per pura curiosità, ma ciò che ti distinguerà sarà ciò che farai. Tutti sono in grado di riempirsi la testa di nozioni, ma alla fine pochi sono in grado di farne qualcosa di buono. Questo è quello che mi sento di insegnarti.
Devi trovare la tua strada. ”
Avrebbe ricordato per sempre quelle parole. L’unico vero insegnamento sulla vita che avesse mai ricevuto.
Mentre ascoltava il Maestro, gli era venuto in mente il fondatore della sua famiglia, che veniva ricordato per le sue prese di potere e per la conquista di terre lontane con la forza. Azioni che avevano marchiato per sempre gli Hergoy.
No, Selim non era così.
Avrebbe messo le sue capacità al servizio della gente e sarebbe stato ricordato per ciò che di buono avesse compiuto.

Era appena tornato a Bersn e camminava sul lungo ponte d’accesso del castello, quando provò un senso di inquietudine. Vilnius aveva potuto ristrutturare quella splendida dimora saccheggiando e derubando. Come avevano potuto i successori continuare a conquistare terre per secoli, senza alcun limite, non pensando alle conseguenze?
In quel momento ebbe la certezza che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe messo piede in quella casa.
Perché Selim Hergoy non sarebbe mai stato un conquistatore.

Monica Vagni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *