La sirena e il marinaio – Manfredi Cartocci

15n2iwlMani nelle mani, si guardano negli occhi. E’ un tocco lieve, sfuggente; il contatto di due cose lontane. Ogni giorno, ogni notte, si toccano da vicino, e si guardano da lontano. Il mare e la terra, l’abisso e la vetta, su quelle morbide strisce di fina sabbia si danno le mani; si uniscono, si accarezzano, a volte litigano. Si amano, ma non si capiscono. In quello scorrere di schiuma sulla sabbia, in quell’affondare d’acqua fra i granelli, si cercano e non si trovano.

*

Si raccontano certe leggende sulle sirene, storie da accapponare la pelle, eppure … mai furono narrate cose tanto false. Mostri mangia uomini, creature del demonio che attirano gli ignari marinai con il loro canto per poi annegarli, creature orribili che mutano aspetto sopra la superficie dell’acqua per sedurre le stanche menti dei naviganti. Accuse ignobili, mosse a creature che sono certo fra le più belle del creato.
Il vero colpevole di certe tragiche fini è, se proprio vogliamo dar colpa a qualcuno, l’amore. Perché nessun intento malvagio guidava le sirene che cantarono alle orecchie dei marinai, e solo per amore essi si gettarono tra i flutti per abbracciarle. E le abbracciarono, ed esse si presero cura di loro come potevano. Ma ahimè, il mare non è posto per uomini.
A differenza di quanto si possa credere però, io conosco sirene che cercarono di sfidare la sorte opposta, guadagnando la costa e rimettendosi alle cure dell’uomo tanto desiderato. Ma si sa, la secca terra non è posto per sirene. E così, alcune fra le storie d’amore più belle che mai sarebbero potute esistere, finirono tragicamente.

*

Il mare e la terra si amano, ma non si capiscono. Sempre vicini, nel loro eterno lambirsi e sfiorarsi; sempre lontani, nei loro segreti e nelle loro profondità remote. Di questa realtà, sono gli inconsapevoli maestri. Dell’arte dell’amarsi senza scoprirsi, del darsi senza perdersi, dell’attrarsi della vetta e dell’abisso, senza tuttavia annullarsi, ma incontrandosi dolcemente sulla spiaggia. In quel bacio liquido, in quell’abbraccio, talvolta tenero, talvolta impetuoso, in quel sensuale e sinuoso sovrapporsi, mare e terra illustrano e spiegano la loro dottrina.

*

Su una morbida spiaggia di fine sabbia dorata, un sole calante lanciava i suoi omaggi. Un marinaio, seduto a terra, mirava l’ondulata distesa. Era giunto da lontano, attraversando i luoghi che competevano i suoi affari, prendendo un poco di commiato dai suoi bisogni, e portando con se nient’altro che la sua essenza. Era lì perché sapeva che solo in quel luogo, solo su quel lembo di terra umida che tanto aveva fatto per raggiungere, poteva incontrarla. E lei apparve, dapprima affiorando fra le onde, e poi salendo lesta su uno scoglio poco distante dalla costa. I lineamenti dolci, i capelli ramati, il busto esile, la coda luccicante. Lo guardò per qualche lungo istante: era risalita dalle profonde piane abissali, dove il sole non si addentra e la vita assume forme curiose per poter proliferare. Sapeva che solo in quell’estremo confine, dove il mare assediava con devota costanza la sua amata terra, l’avrebbe potuto incontrare. Si rituffò in mare per nuotare fino a riva. Lui si alzò, e camminò verso l’acqua fino ad immergersi al ginocchio. Dopodiché si sedette. Il disagio dell’infradiciarsi di braghe e camicia durò poco, poiché l’acqua era un brodo tropicale, e l’amata giunse in fretta ad abbracciarlo. Un abbraccio lungo, contratto, salato di mare e di lacrime. Si guardarono negli occhi, lui vide il suo mare, lei la sua terra, entrambi consapevoli che le loro vite erano altrove, lontano, oltre le colline dietro la pianura, o molto sotto le onde che increspavano l’orizzonte. Il sole risplendeva sulla lucida pelle di lei, e ne infuocava i capelli. Il marinaio ne inspirò a fondo il profumo e la baciò. Da quel bacio però, non si sarebbero indovinate distanze ingenti o realtà così diverse. In effetti, non si doveva indovinare niente da quel bacio, se non il profondo senso di compimento che lasciava nei suoi creatori. Rimasero così per molto tempo, scambiandosi tenerezze su quel dolce lido accogliente. La notte li trovò in fretta, e per loro fece sfilare tutte le stelle che trapuntavano il suo grande vestito.
Non c’era spazio per l’uno nel profondo della realtà dell’altro, ma avevano trovato il posto dove esse stesse si fondevano, in armonia.

Non vi crucciate se non conoscete storie di sirene. Di gente che affoga nelle tempeste altrui, è pieno il mondo.

 

Manfredi Cartocci

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *