#NarrativoPresente: Diktat – Silvia Cristini

ES e autodafé

“Risponda alla domanda, per favore.”
Facile fare la dura quando ti trovi due metri sopra di me in uno scranno di legno scuro.
“No. Perché?” Cerco disperatamente gli occhi del mio Fauno che mi invitano ad assecondare la richiesta.
“È una cosa mia, io sono qui per testimoniare sui miei colleghi in Parlamento. La mia vita privata non c’entra nulla!” Che vergogna.
“Signora, la invito per l’ultima volta a rispondere: è o non è innamorata del suo avvocato?” La giudice mi guarda inflessibile, speravo in quanto donna in un briciolo di comprensione e pietà. Macché.
“Innamorata è una parola grossa.” Mi arrendo all’autorità. “Invaghita sì, una cotta adolescenziale direi. È questo suo aspetto da… ma lo vede?” Glielo indico senza peraltro voltarmi, non reggerei l’incontro con i suoi occhi. “È questo suo aspetto da fauno che non mi lascia in pace. I capelli neri riccioluti, la barba fitta. Me lo immagino di continuo come un centauro della mitologia greca, cavalcare nella pianura della Tessaglia e io sulla sua groppa. Oppure uno di quei diavoli mostruosi che guardavo affascinata da piccola, nella Divina Commedia illustrata da Gustave Dorè: mi mettevo sul mio letto con questo librone enorme a leggere i versi di Dante, ma soprattutto a divorare le tavole con quei tratti precisi e meticolosi, in tutte le sfumature di bianco e nero. Con questi semidei nudi e muscolosi e dalle espressioni intense e impudiche. Mi piace perché mi infuoca, mi accende, mi eccita solo a guardarlo. Ma tutto questo cosa c’entra con la mia testimonianza?”
“C’entra, mia cara, c’entra!”
Dal nulla appare il senatore Capelli, quello del gesto osceno, che si mette a mimarlo lì davanti a tutti, come quel giorno nell’aula del Senato.
Quella accidenti di giudice, invece di reagire come dovrebbe sbattendolo in galera per oltraggio alla corte, si limita a picchiare col martelletto sul bancone. Pensavo succedesse solo nei film. È davvero una situazione ridicola! E non la smette!

Un sogno, uno stupido sogno! Bel risveglio. Ah ecco, ma qualcuno bussa veramente, alla porta.
Mi alzo dal letto arruffata e imbarazzata dalle code del sogno che sono ancora dentro di me.
Mentre mi avvicino alla porta do un’occhiata all’orologio: otto e mezza, ho tutto il tempo di prepararmi con calma.
“Chi è?”
“Sono l’avvocato Altieri.”
Giustappunto.
“Avvocato, come mai a casa mia?”
Entrando si toglie la giacca blu. Sotto ha una camicia a righe e un gilet piuttosto aderente, la giacca blu dolcemente trattenuta sulla spalla. Mai visto niente di più bello di prima mattina.
“Hanno anticipato di un paio d’ore l’udienza. Ma lei non rispondeva al cellulare.”
Scarico da ieri sera, non l’ho attaccato al caricatore. È assolutamente giunto il momento di farlo.
“Ma come è possibile? Qualcuno si sveglia e decide di anticipare, così senza un preavviso. Non esiste.” La burocrazia dei tribunali mi è sempre più ostica.
“Bé, il giudice ce l’ha chiesto. A volte succede, soprattutto quando l’attenzione dei mass media è così alta.”
Sei venuto qui a tranquillizzarmi?
“Le consiglio di aderire alla richiesta, è come dire? un buon inizio.”
Come faccio a dirti di no.
“Va bene, però all’improvviso sono in ritardo, quindi lei mi prepara un caffè mentre facciamo… mentre io faccio una doccia.” Lapsus.
“Certo. Poi dobbiamo parlare ancora un poco. Se vogliamo uscire indenni da quell’aula non deve avere incertezze di nessun tipo. Si ricorda cosa le ho detto? Sennò il mio collega la farà a pezzi.”
Mi basterà guardarti e tutto andrà bene.
“Dovrà essere decisa, ma non spietata. Sicura, ma non infallibile.”
Sarò come tu mi vuoi.
“Punteranno sul fatto che queste accuse sono infondate. Alla fine non abbiamo prove vere e proprie contro quei due. E nemmeno ci interessa averle. Non sanno che il nostro obiettivo è ben più alto.”

“Legga ad alta voce quel foglio, per favore.”
Consapevole della responsabilità ecc. Anche questo pensavo succedesse solo nei film.
“Dunque, le accuse da lei avanzate nei confronti dei suoi due colleghi parlamentari sono molto precise: le può ripetere in questa aula, per favore?”
Contrariamente al mio sogno il giudice è uomo e per fortuna non gliene frega un cazzo della mia vita sessuale. In compenso i centimetri di distanza dall’alto verso il basso sono gli stessi e incutono il medesimo timore reverenziale.
Inizio a parlare, non pensavo fosse così facile.
”Ha portato una mano verso la bocca, mimando una fellatio nei miei confronti. Quindi due mani verso il basso. Ci sono delle riprese televisive a supporto di ciò, nonostante le patetiche scuse dell’onorevole, come se la sua intenzione reale fosse simulare il gesto di ingoiare dei fascicoli.”
Il mio Fauno è alla mia sinistra, a qualche passo di distanza. Sento la sua confortante presenza anche se lo vedo solo con la coda dell’occhio. Peccato che si è messo un mantello nero che non gli dona affatto. Pazienza.
“Una sospensione di cinque giorni. Troppo poco per un parlamentare che agisce così perché privo di argomenti su cui discutere.”
Appena fuori di qui lo invito a pranzo. A casa mia.
“In seguito allo spiacevole episodio di ottobre e ad altre minacce che ho ricevuto nelle settimane successive, ho ritenuto opportuno salvaguardare la mia persona. Con l’aiuto di un tecnico informatico ho tenuto sotto controllo i due onorevoli. È stato così che mi sono, mio malgrado, imbattuta in sorprendenti e inattese informazioni. Si tratta di un notevole numero di comunicazioni mediatiche del Presidente del Consiglio.”
Un minimo di autocontrollo, non può fare tutto questo casino, quell’avvocato. Zotico. Nulla a che vedere col mio.
“Intercettate negli ultimi mesi, nelle quali impartisce precise e indiscutibili disposizioni ai suoi portaborse. In questo modo si assume la responsabilità di ulteriori reati, ben più gravi.”
A questo punto ho un disperato bisogno di guardare il mio Fauno. Sono stata brava? Gli chiedo con gli occhi. Brava. Mi risponde lui.
“Il Capo del Governo non mi sembra il tipo che si confronta con gli altri, ma forse mi sbaglio.”
Sicura, ma non infallibile.
“Al momento non sono tenuta a condividere le mie fonti di informazione.”
Decisa, ma non spietata.
Proprio così ha suggerito il mio Fauno, e lui sa tutto.

One thought on “#NarrativoPresente: Diktat – Silvia Cristini

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