#MercoledìDeiSensi: Sesto senso – Eleonora Di Naro

5-senses-main-fotoQuando riaprii gli occhi, acquosi e ancora incollati alle palpebre, era ancora notte.
Potevo vedere la luce pallida della luna, mischiata a quella aranciata dei lampioni, intrufolarsi molle dalla serranda della sala e rendere quell’ambiente tanto familiare quasi alieno. Sentivo l’orologio ticchettare nel buio. Pedinava, acciuffava e infine divorava un minuto e poi un altro e un altro ancora, in un eterno Far West invisibile di cui noi, vuoi consciamente vuoi inconsciamente, siamo le uniche vittime.
Il ticchettio cominciò a confondersi con i battiti del cuore, il mio, che si facevano sempre più intensi. Ero inquieta, ma nella bolla di sonno in cui ero ancora immersa, non riuscivo a rendermi conto del perché.
Mi giravo e rigiravo sul letto. Ora con la testa rivolta verso destra, ora verso sinistra, il mio dormiveglia era un continuo susseguirsi di immagini buie, che si rincorrevano tra risate sguaiate e urla stridenti, e si riversavano come fuoco sulla benzina delle mie paure.
Una di quelle risate incubatiche mi echeggiò più forte delle altre tra le orecchie e mi fece sgranare gli occhi.
Adesso ero completamente sveglia e potevo vedere con chiarezza che dalla serranda non filtrava solo la luce gialla dei lampioni ma anche quella rossa e blu, intermittente e allarmante, di un’ambulanza. Mi alzai dal letto, raggiunsi il balcone e mi affacciai. La scena che vidi era la realtà che i miei incubi, nella loro terribile intangibilità, stavano cercando di raggiungere tre le fiamme di quella lunga, insostenibile notte.

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