The Final Cut – Tobia Cioce

b45873df-28a1-4cdc-bd05-a2e0d8bc1717Fallujah, Iraq. Interno giorno. Sembrava una mattina “come le altre” all’ospedale da campo dell’US Army. Solite scene, soliti traumi. La guerra non guardava in faccia a nessuno: civili, soldati, iracheni, americani. Chi aveva solo qualche escoriazione, chi aveva perso una gamba, chi un braccio, chi non ce l’aveva fatta.
In un letto, Paul Wright, Sergente del 3rd Battalion 4th Marines, si risvegliò. L’effetto della morfina non riusciva ancora fargli capire dove era, aveva la vista annebbiata, non ricordava nulla, poteva essere in quel letto da poche ore come da qualche mese. Le persone intorno a lui non riuscivano a fargli capire nulla di ciò che era successo. Dopo che l’effetto della morfina si attenuò, iniziò a guardarsi intorno per cercare di capire come era finito lì.
Quando il suo sguardo cadde sulla parte inferiore del proprio corpo, gli si gelò il sangue. Gli era stata amputata la gamba destra. A quel punto, ricordò tutto.
Era in ricognizione coi suoi commilitoni quando il carro armato, col quale pattugliavano la zona del mercato di Fallujah, finì su una mina anticarro. Ci fu un enorme boato nella zona circostante, l’aria bruciava, la gente iniziò a correre spaventata. Ci furono 15 morti, tutti i suoi commilitoni e qualche civile che aveva avuto la sfortuna di passare da quelle parti. Paul era l’unico sopravvissuto, ma ci aveva rimesso una parte di sé e del proprio corpo.

Durante il viaggio di rientro a bordo dell’aereo che lo trasportava, Paul non fece altro che guardare le bare avvolte nella “Stars & Stripes” dei suoi commilitoni, dei suoi amici. Sì, perché erano molto più che colleghi di lavoro per lui, i tre mesi di addestramento li avevano resi una seconda di famiglia con la quale dividere gioie e dolori.
Aveva scelto di arruolarsi nel 3/4 a causa del soprannome del battaglione: “Darkside”. Darkside, proprio come The Dark Side of the Moon. Per lui, con quella sua passione maniacale per i Pink Floyd – possedeva tutti i loro vinili, e li venerava come delle reliquie – e con quel cognome floydiano, era stata come una sorta di chiamata vocazionale, non poteva scegliere nessun altro battaglione che non fosse il 3/4.

Atterrati alla Edwards Air Force Base, furono accolti dai vertici della Marina Militare giunti lì per tributar loro gli onori delle armi. Mentre i Generali e tutti gli ufficiali passavano in rassegna una bara dopo l’altra, Paul sulla sua sedia a rotelle, guardò la parte mancante del suo corpo. “Congedato con onore” – pensò – “Che stronzata. È il modo carino che usano per dirti che ormai per loro non servi e non conti più un cazzo. Ti rimandano a casa, ti danno ogni mese la tua pensioncina di invalidità e ti buttano nel cesso, a combattere contro i tuoi fantasmi e le tue paure.”

Nel viaggio verso casa pensò alla sua famiglia, a sua moglie Claire e ai suoi tre figli . Aveva scelto di non sentirli fino al suo ritorno a casa, aveva paura di scaricare su di loro il fardello della sua disabilità, sentirsi un peso per tutti loro e diventare un oggetto inutile in casa.
Arrivato sulla soglia di casa gli venne un nodo alla gola, aveva paura della reazione che poteva avere sua moglie vedendolo in quelle condizioni, probabilmente i suoi figli avrebbero pensato che non fosse lui o che tutto quello che stavano vedendo fosse uno scherzo del loro vecchio.
Suonò il campanello.
Attimi di attesa che sembrarono millenni.
La porta si aprì.
Sua moglie Claire rimase di stucco, sapeva che quell’uomo che aveva di fronte a sé, senza una gamba e su una sedia a rotelle, era suo marito. L’uomo che aveva conosciuto al liceo, quando lei era solo una ragazzina, l’uomo che l’aveva stregata e l’aveva presa sotto la sua ala, l’uomo che aveva spostato e che l’aveva resa madre di tre figli stupendi, l’uomo che aveva appoggiato in ogni sua scelta, anche in quella difficile e dolorosa della partenza verso la “Guerra contro il Terrore” in Iraq. E vedeva, dietro quegli occhi che conosceva come le sue tasche, un uomo diverso, distrutto dal dolore e dai traumi della guerra, ma, nonostante tutto, ci vedeva sempre suo marito.
“Bentornato a casa Sergente Wright!” disse abbozzando un sorriso.
Quello era il modo in cui si salutavano affettuosamente quando Paul rientrava a casa dal lavoro.
“Ai suoi ordini Generale Clark!” rispose Paul ricambiando il sorriso nascondendo gli occhi umidi pronti a versare lacrime di disperazione e di gioia per poter riabbracciare finalmente la donna della sua vita. Claire spinse la sedia a rotelle del marito verso il salotto e, sedutasi sulla poltrona, abbracciò forte il marito, forse come mai aveva fatto fino ad allora.

Passarono le settimane, Paul comprò una protesi per poter camminare sulle “proprie” gambe, per provare a riprendere la sua vita normale prima dell’esplosione. Accompagnava i figli a scuola, usciva con la moglie, leggeva libri e ascoltava i suoi vinili dei Pink Floyd.
Da quando era rientrato dall’Iraq non faceva altro che ascoltare The Final Cut, l’ultimo album con la presenza enorme e ingombrante di Roger Waters , un album sul “sogno post guerra” cantato, pensato e analizzato dello stesso Waters.
Lo conosceva a memoria, conosceva ogni canzone, ogni verso, ogni singola nota isterica, ogni singola nota triste e sconsolata suonata dalla chitarra di Gilmour, ogni sussurro e ogni urlo di Waters, ogni singola cosa inerente a quell’album era di conoscenza.
Prima di ogni ascolto chiudeva le tende per rendere la stanza più buia e poter stare nella penombra, dopodiché, toltosi la protesi e averla messa davanti a sé, si sedeva in poltrona con la musica ad alto volume e iniziava a ripensare alla sua vita dopo l’esplosione, ai suoi commilitoni, alla sua gamba amputata, e contemporaneamente versava le lacrime più amare che avesse mai versato in vita sua. La penombra gli serviva per isolarsi, per non farsi vedere dalla moglie Claire, per rimanere nel suo dolore dei suoi ricordi. Ma quella volta non ci riuscì. Il suono del suo pianto era più forte della musica e, misto alle note di The Final Cut, arrivò alle orecchie di Claire.
Claire sapeva che Paul, ogni volta che si chiudeva nella sua “prigione”, si lasciava andare ai suoi demoni e alle sue paure; ma quella volta si sentì in dovere di entrare in quella stanza e stare accanto a suo marito. Entrando, lo trovò con gli occhi e le guance rigate dalle lacrime. Si sedette di fronte a lui e gli asciugò dolcemente le lacrime, come farebbe una madre con il proprio figlio, e gli sorrise. Paul la guardò e, come guidato dalla musica, le porse la domanda che Waters canta nella canzone omonima dell’album: “Se ti mostrassi il mio lato oscuro, mi stringerai ancora stanotte? E se ti aprissi il mio cuore e ti mostrassi il mio lato debole, che faresti? ”.

Era sempre toccato a Paul fare forza a Claire, sin dai primi momenti che si conobbero. Lei troppo timida ed insicura, ma al tempo stesso piena di forza d’animo e pronta per lottare per ciò a cui teneva, vedeva Paul come il suo porto sicuro a cui approdare quando il mare era in tempesta. Ora sapeva che toccava lei fare forza al marito. Glielo doveva, la sfida era ardua ed impegnativa però dentro di sé sentiva che ne sarebbero usciti fuori uno accanto all’altro. Più uniti e forti di prima.
Claire lo guardò e lo abbracciò forte come il giorno che lo vide sulla soglia di casa su quella sedia a rotelle, senza una gamba. Stavolta però non riuscì a trattenere le lacrime. Rimasero così, stretti in quell’abbraccio tenero come due innamorati, i quali sanno che dovranno affrontare un periodo difficile, ma che al tempo stesso tutto ciò di cui hanno bisogno lo hanno tra quelle braccia, accanto a loro.

“Paulie” sussurrò tra una lacrima e l’altra: “Io sono qui accanto a te, pronta a tutto, anche a combattere i tuoi demoni insieme a te.”
Dopo essersi asciugata le lacrime, un sorriso comparve sul suo viso. Quel sorriso che aveva fatto innamorare Paul sin dalla prima volta che si erano visti.
“Ti ricordi quando eravamo al liceo?” continuò: “Quando andavamo a passeggiare nel bosco al tramonto e mi spaventavo ad ogni strano rumore che sentivo? Mi stringevo forte a te perché sapevo che tra le tua braccia ero al sicuro. Ecco, ora voglio fare questo per te. Voglio essere il tuo posto sicuro. Non sarà facile, lo so. Lo sappiamo. Ma lotteremo sempre come abbiamo fatto insieme e supereremo anche questa. Questa è una promessa Sergente Wright!”
Paul si asciugò le lacrime e, sentendo le ultime parole della moglie, gli scappò un sorriso.
“Ai suoi ordini Generale Clark!” rispose, e si mise sugli attenti.
Dopo essersi messo la protesi, prese per mano la moglie e andarono in giardino. All’orizzonte il sole stava tramontando in una sinfonia di sfumatura di rosso che si mischiavano alla perfezione.
Mentre i due guadavano quello spettacolo della natura, Paul guardò Claire e le disse:
“Stringimi forte e non lasciarmi andare.”
Claire lo guardò, lo strinse forte a sè e gli sussurrò: “Ora non ti lascio più andare Sergente”.
Paul le sorrise e la baciò.

Tobia Cioce

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