La Lettera – Monica Vagni

14825621_348319698852221_1717399216_n“A volte il destino fa accadere cose bellissime”.
Questa frase svegliò  Miriam di soprassalto, nel cuore della notte.
L’aveva pronunciata  un  caro amico di nome Robert tempo prima.
Sapeva che probabilmente  aveva ragione.
Cercò quindi di comprendere il meccanismo con cui avvengono queste “cose bellissime”, ma l’unica cosa che realizzò in quell’ istante era la sua mancanza.
Lui, che a modo suo credeva nel destino.
Quell’affermazione aveva nuovamente riportato in superficie spezzoni di dialoghi e immagini custodite gelosamente negli anfratti della memoria.
Cercò di riprendere sonno, ma fu tutto inutile; così decise di alzarsi. Il chiarore della luna, che entrava dalle finestre della camera da letto, formava lame di luce sul pavimento.
Sentiva il bisogno di scrivergli una lettera. Un’ imminenza opprimente, dolorosa e fisica, peggiore della fame e della sete. Parole che erano rimaste incastrate nella sua coscienza, e che ora avevano bisogno di uscire.
Percorse il corridoio e le scale in punta di piedi per non svegliare nessuno.
Prese alcuni fogli e una penna e andò a sedersi in giardino, sotto i rami di uno dei salici piangenti.
A quell’ora, il giardino, anche se illuminato, aveva un  aspetto insolito e sinistro.
Il vento le sferzava il viso, giocando con i suoi capelli e muovendo dolcemente i rami docili e sottili degli alberi.
In lontananza si udiva lo sfrecciare delle automobili e il rumore di alcune voci chiassose.
In sottofondo il suono armonioso dei grilli si perdeva nel buio di quella tiepida notte di fine estate.
All’ improvviso, il bisogno urgente di scrivere sembrava essersi dissolto come vapore. Aveva l’impressione di non avere più parole, perché tutto pareva flebile e sfocato. In quel momento pensava che solo il silenzio avesse ancora qualcosa da dire.
Rimase seduta per un po’a godersi il vento, in attesa che una forza interiore le donasse il coraggio per mettere quei pensieri nero su bianco .
E quella forza improvvisa che arrivò le fece impugnare la penna con determinazione.
L’inchiostro nero fluiva liberamente sulla carta in modo netto e preciso.

“Caro R.
Questa notte mi sono ritrovata a pensarti. Ѐ successo inaspettatamente, e mi ha fatto riflettere.
Mi chiedo se stai bene e cosa stai facendo. Cerco di immaginarti, ma ciò che ottengo è soltanto la nostalgia  del tuo sorriso.
Solo ora ho deciso di imprimere sulla carta parole che non ho mai detto, perché credevo di avere abbastanza tempo per farlo.
E invece mi sbagliavo, perché il  tempo non c’era. Ѐ solo quando ce ne rendiamo conto, che ormai è troppo tardi.
Avrei tante cose da dirti, ma mi limiterò a dire che non sei stata una persona qualunque che è passata nella mia vita.
Hai lasciato tracce sia positive e negative, che porterò sempre con me.
Ho diversi ricordi, che ancora mi fanno sorridere.
Come quella volta che siamo andati al cinema e abbiamo riso come dei pazzi, oppure quando, in quella calda giornata d’estate, siamo andati a pescare.
O meglio, tu pescavi e io  guardavo, perché non ne ero assolutamente capace. Quel giorno tutti i tuoi tentativi di farmi imparare erano stati vani.
Avevi pescato molte  carpe, mentre io avevo il broncio perché ero negata.
Memorie che mi scaldano il cuore e che nello stesso tempo lasciano il gelo, perché sono consapevole che non torneranno più. Questi attimi posso solo riviverli nella mia mente.
So che rimuginare sul passato non serve a nulla, ma a volte situazioni ed eventi portano a farlo ed è inevitabile.
Mi sono resa conto che tutto può cambiare da un giorno con l’altro.
Forse il destino, che a volte fa accadere cose bellissime -come dicevi tu- , in alcuni casi  ci è avverso e le situazioni si rovesciano inspiegabilmente, senza ragione e logica, con l’unico risultato di stravolgere e separarci.
Ho seguito sempre il cuore e l’istinto. Non so se questo sia giusto o sbagliato, ma solo adesso capisco che bisogna pensare e agire sempre come se fosse l’ultima volta, e godersi ogni minuto che si passa insieme.
Non ho nessun rimpianto, nemmeno quello di averti davvero voluto bene.
E non m’importa né delle distanze né delle discussioni perché se in questo preciso istante ti avessi qui con me ti abbraccerei forte.”

Miriam”

Il vento  aveva cominciato a soffiare insistentemente.
Le era costato un innumerevole sforzo scrivere. Si sentiva svuotata e con l’anima in subbuglio.
Non era stato facile mettere a nudo una parte così profonda di sé.
Sapeva che la lettera l’aveva scritta per entrambi, come se il fatto stesso di averla scritta potesse creare nuovamente  un filo conduttore invisibile tra loro.
Ricacciò indietro qualsiasi accenno di lacrime.
Come poteva sentire Robert vicino, nonostante fosse così lontano con il cuore e con la mente da lei?
Eppure lo percepiva davvero.
Si apprestò a rientrare in casa con la consapevolezza che quella sensazione era la prima cosa bellissima che le capitava dopo così tanto tempo.

Monica Vagni

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