Cuore di carta – Gregorio Volpi

padre-e-figlio-tramontoEdoardo era un ragazzo timido e introverso. Troppo per aprirsi con qualcuno, fosse stato anche il suo migliore amico. Ma ce lo aveva un migliore amico? Fin dalle elementari, il suo carattere era stato sempre schivo e solitario e, mentre i suoi compagni erano in cortile a giocare e a sporcarsi i grembiuli di polvere, Edoardo se ne stava, da solo, seduto sul muretto a collezionare sassolini e pigne. Il suo unico vero amico, il suo eroe, il suo esempio era il padre, un uomo severo e bacchettone all’apparenza, ma che, dentro di sé, nascondeva un’ingenua generosità e una bontà genuina, tipiche di un bambino. Riccardo, così si chiamava, negli anni riuscì a smuovere qualcosa dentro Edoardo; lo scosse, lo prese e lo gettò nell’oceano della vita, abitato da un’infinità di specie di pesci, che erano le persone le quali abitavano nel suo quartiere, nella sua città, nel suo Paese e, cosa di cui non sembrava essersi reso conto, chiuso in se stesso com’era, nel suo stesso mondo. Pochi mesi prima che Edoardo giungesse al traguardo dei diciotto anni, al padre venne diagnosticata una grave malattia ai polmoni, ma egli, consapevole della fragilità dell’animo del ragazzo, decise di non dirgli nulla. Egli sapeva che, con molta probabilità, non sarebbe riuscito ad arrivare al 25 di maggio, il giorno del compleanno di Edoardo, perciò scrisse una lettera che lasciò alla moglie, la quale l’avrebbe fatta leggere al figlio il suddetto giorno. Il 21 marzo, primo giorno di primavera, il padre morì ed Edoardo, nonostante i suoi sforzi a non chiudersi in se stesso, tornò ad essere schivo e solitario. Il giorno del suo compleanno, alzatosi dal letto e andato in cucina a fare colazione, trovò la lettera in una busta vicino alla sua tazza; la aprì e iniziò a leggere sottovoce.

“Tieniteli stretti i tuoi diciotto anni, la corsa del tempo va sempre in avanti e non torna mai indietro; ciò che ti resterà saranno le emozioni più vere, quelle che provi quando la vita decide di farti un regalo, quelle brevi, che durano pochi attimi, il tempo che una ragazza sfiori la tua pelle con le sue labbra, o che tu senta il suo profumo quando ti abbraccia. Allora speri che te ne rimanga un po’ addosso, nel colletto della camicia o nel berretto che a lei piace tanto. Tieniti stretti i tuoi ricordi, in modo che, quando ne avrai bisogno, potrai trovarli lì, sotto la tasca sinistra della giacca che indosserai tra trent’anni, magari mentre starai salendo in macchina di ritorno dal lavoro. E allora ti sentirai realizzato. Realizzato per come sarai arrivato quasi a cinquant’anni e avrai ancora dei motivi per cui sorridere o per cui combattere. Realizzato per il tuo modo d’essere, perché ti ha permesso di avere intorno persone che ti vogliono bene, persone che danno per te quello che tu dai per loro. Realizzato perché hai saputo goderti il viaggio, non pensando alla meta. Allora qualche sera ti chiederai perché te ne stai seduto a riempire un foglio bianco con i tuoi pensieri, tanto lo sai che la carta non può risponderti, non può ascoltarti, non può abbracciarti; tuttavia continuerai a farlo, forse perché in quel momento ritieni che quello che provi non sia degno di essere ascoltato da qualcuno, forse perché persino tu stesso, con il tuo carattere timido e introverso, ti vergogni di quello che pensi e hai bisogno di togliertelo dalla mente, di buttarlo via, come si fa con i vecchi giocattoli. Ecco perché il foglio; perché in quel momento non ti serve qualcuno che sappia comprenderti o consigliarti, perché in quel momento l’unico che può capirti sei tu stesso e nessun altro. Perciò, nella vita, assicurati sempre che le tue azioni ti permettano di camminare a testa alta e sii fiero di ogni cosa che fai, se agisci col cuore. Non ti curare di cosa gli altri pensano di te, piuttosto dà importanza alla reputazione che hai di te stesso e sappi che, da qualche parte, ci sarà sempre una persona che ti vuole bene.
Per sempre tuo,
Babbo”

Gregorio Volpi

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14971446_1327867650559045_1858701461_oCiao a tutti, il mio nome è Gregorio Volpi e vengo da Lama, una piccola frazione del comune di San Giustino, in provincia di Perugia. Ho frequentato il Liceo Statale “Plinio il Giovane” ad indirizzo classico di Città di Castello e ora studio lettere moderne alla Scuola di Lettere e Beni Culturali dell’università di Bologna. Amo da sempre la letteratura italiana, tanto che al liceo era la mia materia preferita, per questo ho scelto di intraprendere questo corso di studi. Scrivere mi aiuta ad esprimermi su ciò che sento dentro di me e a interpretare ciò che mi circonda a modo mio, in modo da evadere qualche istante dalla realtà in cui mi trovo fisicamente.

2 thoughts on “Cuore di carta – Gregorio Volpi

  1. Complimenti, Gregorio, hai realizzato in poche righe una condizione umana struggente, senza smielatezze né compatimenti, trasfondendovi intenso pathos e fotografando uno stato d’animo con realismo ed autenticità. Mi sembra proprio di vederlo, questo ragazzo timido e introverso, ma capace di provare forti sentimenti per gli altri! Da anni amo i racconti brevi; questo resterà per me uno di quelli da annoverare nell’archivio dei “miei” vanti. Pinuccia

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