Se non hai un amante, inventalo. – Orsola Lejeune

Era un tiepido pomeriggio di primavera, Camilla stava tornando a casa da lavoro quando ricevette una telefonata da un numero sconosciuto.
Oddio cosa vorranno ora? Forse è meglio non rispondere…
Ma quella volta, come altre, non resistette alla curiosità:
“Pronto?”
“Sei Camilla?”
La voce al telefono era strana, rotta dal pianto e sconvolta. Era una donna.
“Sì, sono io. Chi è?”
“Devi lasciarlo in pace!”
Camilla non riusciva a capire.
“Ma chi? Chi è, che parla?”
“Non ti deve interessare chi sono. Tu devi lasciarlo in pace. Lui sta cercando di rifarsi una vita.”
“Guarda scusami, non so chi tu sia, non so di chi tu stia parlando.”
“STO PARLANDO DI ANDREA! Brutta troia! Tu devi lasciarlo stare!”
La donna continuava a singhiozzare fra una frase e l’altra e Camilla non riusciva a capire di cosa parlasse, neanche le offese riuscirono a farla arrabbiare tanto era strana la situazione.
“Andrea?”
Fece mente locale sugli Andrea che conosceva, ma non le venne in mente niente. Vuoto totale.
“…ma Andrea chi?”
“Non fare la finta tonta. Tanto so tutto.”
“Tutto cosa? Ascolta, io non sto capendo, quindi o cerchi di essere chiara, oppure riattacco perché mi stai solo confondendo. Si tratta di uno scherzo telefonico?”
La donna evidentemente percepì l’onestà nelle parole di Camilla o forse cedette alla sua minaccia di riattaccare e finalmente fornì nuove informazioni.
“Andrea Cartone. Tu sei la sua amante. Lo so, me lo ha detto. Puoi anche toglierti la maschera ora.”
Andrea Cartone… Andrea Cartone… lo stesso nome e lo stesso cognome… non può essere un caso.
A Camilla tornò in mente il viso del suo primo fidanzato, il suo primo vero amore, il fidanzatino del liceo che aveva amato con tutta se stessa, con cui aveva fatto l’amore la prima volta e aveva conosciuto un nuovo mondo e un nuovo sentimento. Quel nome non avrebbe potuto scordarlo mai.
Erano anni che non lo vedeva, anni che non lo sentiva, ma aveva già avuto sentore di strani comportamenti da parte sua, quando qualche volta l’aveva cercata sulle chat dei social network con una certa insistenza ossessiva. Camilla era sempre stata bene attenta a tenerlo a distanza.
Questa donna ora le stava ricordando il suo nome e la stava accusando di essere la sua amante. Non riusciva a capirne il perché.

“No, ascoltami. Non so chi tu sia, ma io Andrea non lo vedo e non lo sento da anni.”
“Stai mentendo.”
“Mi dispiace, sento che stai piangendo ma io non so come aiutarti. A questo punto però vorrei capire cosa sta succedendo.”
La donna si calmò in pochi secondi, il tono si fece più tranquillo e sembrò riacquistare un po’ di autocontrollo.
“Ci possiamo vedere?”
“Certo, anche subito.”
Camilla e la sconosciuta fissarono a un bar lì vicino e, mentre aspettava che arrivasse, Camilla continuava a rigirarsi dei pensieri nella mente cercando di capire cosa fosse successo, ma non riuscendo ad arrivare a nessuna conclusione.
Quando la vide, la riconobbe subito. Aveva gli occhi ancora gonfi di pianto e le guance rosse.
“Ciao, io sono Camilla.”
“Adele.”
La situazione era imbarazzante. Camilla non sapeva da dove iniziare, per lei era tutto surreale.
“Vuoi raccontarmi cosa è successo?”
Adele con le lacrime agli occhi iniziò a raccontarle tutta la sua storia.
Aveva conosciuto Andrea al lavoro, erano entrambi membri di un’agenzia che aveva come scopo quello di motivare le persone.
Camilla non fu stupita che il suo ex ragazzo facesse un lavoro del genere, era sempre stato bravo a manipolare la mente delle persone, era sempre stato un bugiardo patentato. Se lo ricordava, quando da piccoli riempiva i genitori di bugie e si ricordava quanto fosse bravo a farlo, sembrava crederci anche lui mentre le raccontava. Quando erano ragazzi lo aveva sempre giustificato, pensando che i genitori fossero piuttosto oppressivi e questo lo avesse portato ad affinare la tecnica delle bugie.
Ora aveva trovato il lavoro perfetto per lui a quanto pareva, doveva spingere le persone a fare qualcosa di costruttivo. Ecco cosa facevano i “motivatori”.
Camilla se lo fece spiegare da quella ragazza in lacrime e rimase inorridita dal tipo di lavoro che quei due praticavano.
Si era sempre opposta a qualsiasi tipo di influenza psicologica esterna. Aveva sempre pensato che la psicologia delle persone fosse talmente fragile e variabile che non doveva essere manipolata da nessuno, se non da veri medici con le competenze per farlo e, anche in quei casi, non doveva essere manipolata ma districata, e la cosa era ben diversa.
Non osò fare commenti sulla cosa, davanti a quella ragazza distrutta, e la incitò ad andare avanti con la storia.
Adele era fidanzata all’epoca in cui conobbe Andrea ed era fidanzata con il capo di entrambi.
Bene ottima situazione.
In pochi mesi si innamorarono follemente e Adele iniziò a tradire il fidanzato sempre più spesso, non riuscendo a fare a meno di Andrea neanche per pochi giorni consecutivi.
Non riusciva però neanche a lasciare il proprio fidanzato, a cui doveva tutto. Le aveva dato una posto dove vivere quando la madre l’aveva buttata fuori di casa,  gli doveva il lavoro e il mantenimento, perché il lavoro non rendeva poi così tanto. Si era ritrovata quindi incastrata e non riusciva a lasciarlo per correre fra le braccia del suo vero amore, Andrea.
Senza contare che, se Adele avesse lasciato il fidanzato per Andrea, sarebbero quasi sicuramente rimasti contemporaneamente senza lavoro e senza casa.
La situazione sembra sempre più rosea.
Fu in questo frangente che Andrea ammise di avere un’amante, in quanto, non potendo mantenere una situazione stabile con Adele, stava cercando di costruirsi un’altra relazione.
“Tu eri l’amante…”
Adele la guardò con occhi indagatori.
“Ma da quanto?”
“Un anno e mezzo.”
Camilla non resistette, non riuscì a fermarsi, nonostante percepisse il dolore vero della ragazza che aveva davanti, scoppiò in una risata sonora.
“No ascoltami, io sono almeno tre anni che non lo sento e forse dieci che non lo vedo! Non ci posso credere…”
“Non è finita qui…”
La ragazza ormai con espressione piena di vergogna continuò con il racconto.
Adele dopo circa un anno era riuscita a trovare un nuovo lavoro, lasciare il fidanzato e rendersi indipendente. Speranzosa che a questo punto la loro storia potesse essere rose e fiori, iniziò felice una nuova vita.
Andrea però non demordeva e continuava a dirle di non poter lasciare Camilla, che lei aveva troppo bisogno di lui, che ci aveva provato a dirle che non potevano continuare la relazione ma lei aveva minacciato di suicidarsi.
“Quindi scusa, secondo lui, io è sei mesi che continuo a tenerlo legato a me con la minaccia altrimenti di ammazzarmi?”
“Sì lui dice che le cose stanno così… è per questo che io oggi ti ho chiamata. Non ce la facevo più.”
Camilla questa volta non rideva.
Aveva davanti a sé quella ragazza magrissima, con gli occhi gonfi e la faccia distrutta. Aveva compreso dal suo racconto quante ne avesse passate a causa di Andrea e non poté far altro che provare una pena profonda.
“Mi dispiace. Mi dispiace tanto. Non so perché ti abbia raccontato tutte queste bugie. E’ matto.”
“Lo lascerò. Questa volta davvero troverò il modo di lasciarlo.”
“Io credo che sia l’unico modo che hai per uscire da questo incubo. Ha dei problemi seri.”
“Non gli dire nulla, per favore.”
“No, Adele mi dispiace, questo non te lo posso promettere. Lo chiamerò. Non posso permettergli di coinvolgermi in queste follie. Tu cerca di uscirne.”
Fu così che le due ragazze si lasciarono sulla soglia del bar e Camilla guardò andar via quella ragazza demolita e ripiegata su se stessa, con la voglia di proteggerla, con la voglia di continuare ad aiutarla ma con la consapevolezza che non avrebbe potuto fare di più.

Tornò a casa e prese il cellulare. Ritrovò il vecchio numero del suo ex e pregò che non lo avesse cambiato.
Oddio, menomale squilla.
Andrea rispose con voce stupita:
“Camilla?”
Eccola di nuovo quella voce di tanti anni prima.
“Ho appena finito di parlare con Adele.”
Andrea rimase in silenzio.
“Mi ha raccontato di tutte le bugie che le hai detto.”
Il silenzio continuava a rimanere sospeso.
“Andrea, perché lo hai fatto? Perché io? Che senso ha?”
“Tu sei bella, avrebbe visto la tua foto su Facebook.”
Questa volta fu Camilla a rimanere in silenzio, cercando di capire.
“Era umiliante fare la parte dell’amante quando lei conviveva ancora con il suo ragazzo. Mi sono dovuto inventare un’amante anch’io e ho scelto te perché saresti stata una degna avversaria. Tu sei bella e lei avrebbe visto le tue foto.”
“Ma cosa vuol dire la bellezza???”
Camilla cercava di dare un significato a tutte quelle parole che lui le stava vomitando addosso.
“Ma poi lei ha lasciato il suo ragazzo. Perché hai continuato?”
“Il nostro rapporto era stato costruito così. Sul filo del rasoio, sempre con la paura di essere scoperti, con l’adrenalina, il poterci vedere ogni tanto era una conquista. Io avevo paura che se la situazione si fosse appianata, lei mi avrebbe lasciato. In fondo ha lasciato il suo ragazzo solo perché spinta dalla gelosia nei tuoi confronti.”
“Andrea la gelosia nei confronti di chi??? Io non sono mai stata la tua amante!”
“Per lei sì, lo eri.”
Camilla rimase boccheggiante al telefono, non riusciva a capire tutta quella follia. Non riusciva davvero ad arrivare al succo della questione. Lui era convinto che tutte quelle bugie fossero state necessarie. Era convinto che l’amore andasse vissuto così.
“Devo pensare un attimo. Ti richiamo.”

Camilla riattaccò e si distese sul letto.
Cosa stava succedendo a questo mondo?
Andrea era solo uno dei tanti esponenti delle follie che imperversavano ultimamente nelle relazioni amorose: tradimenti, bugie, ferite, cattiverie.
Fra le persone, si era instaurato un meccanismo di incomunicabilità e di egoismo che portava sempre al dolore di qualcuno.
Era diventata una guerra.
Le relazioni invece di essere dei nidi dove ripararsi, dove trovare amore, comprensione e dove trovare “casa”, stavano diventando delle guerre fredde, mai esplicitamente dichiarate ma sempre serpeggianti fra parole non dette.
Follia pura.
Andrea era andato oltre, aveva portato quel meccanismo oltre i limiti convenzionali, ma era solo l’eccesso di una consuetudine che regolava il mondo dove vivevano.
Ecco perché Camilla era tanti anni che rifiutava di mettersi in gioco.
Non voleva più guerre, non voleva più bugie, non voleva più tradimenti.
Non avrebbe più rischiato, se non ne fosse davvero valsa la pena. Questo se lo era promesso.

Richiamò Andrea.
“Ascoltami il tuo ragionamento è folle. In tutta la sua follia posso capirlo e posso percepire il disagio sociale che c’è dietro alle tue parole, ma tu devi farti aiutare da qualcuno.”
“Io non sono pazzo… tu non hai capito la situazione.”
“Andrea io l’ho capita benissimo e spero con tutto il cuore che tu non abbia ragione. Io spero che l’amore non sia quello di cui parli tu. Spero che non ci si debba affaticare con delle cattiverie per mantenerlo vivo. Spero che l’amore sia tutt’altro e a parer mio tu stai distruggendo te stesso e anche lei ragionando in questo modo. Spero di non incontrare mai nessuno come te.
L’importante è che ora tu mi lasci fuori dalla tua vita, che tu non pronunci mai più il mio nome e che non mi usi più per i tuoi sporchi giochi.”
Camilla riattaccò.
Si era arrivati al punto che, se non si aveva l’amante, si doveva inventarlo per concorrere con gli altri.
Camilla non avrebbe accettato queste regole. Non lo avrebbe mai fatto, a costo di rimanere sola tutta la vita.
Dopo pochi giorni aprì Facebook e trovò la foto di Adele e Andrea di nuovo felici insieme.
Adele non aveva resistito e aveva perdonato tutte le bugie di Andrea, interpretandole come segno di vero amore.
Camilla osservò quella foto con tristezza profonda, notando quanta poca forza avesse una donna innamorata.
Dopo pochi mesi i due si lasciarono di nuovo.
Il loro amore non aveva resistito senza il punteruolo del tradimento. Adele aveva un nuovo ragazzo e viveva, a quanto pare, felice.
Che avesse ragione Andrea?

Questa sarebbe stata una domanda che avrebbe perseguitato Camilla per molto tempo.

Orsola Lejeune

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