..but in you I found a rhyme – Tobia Cioce

La notte passò insonne, non riusciva a prendere sonno, si girava e rigirava nel letto. Aveva un solo pensiero fisso in testa.
La ragazza vista la sera prima.
Non sapeva chi fosse, come si chiamasse, da dove venisse, eppure in pochi istanti era riuscita ad entragli dentro. Erano bastati uno sguardo ed un sorriso.
Non riusciva a togliersi dalla testa quegli occhi castano-verdi che lo avevano colpito dentro come un diretto di un pugile, un diretto di quelli che servono a mettere fine ad un incontro. Ripensava al quel sorriso così aperto al mondo che si armonizzava perfettamente a quello sguardo così profondo.
Cercava di ritrovarla in giro, tra la gente, anche solo per rivederla un attimo, anche per sapere solo il suo nome.
L’occasione si presentò qualche giorno dopo, all’improvviso. La vide seduta in un bar a sorseggiare un caffè. La riconobbe dagli occhi. Quegli occhi che l’avevano stregato.
Si fece coraggio e le si avvicinò e con un filo di voce la salutò. Lei ricambiò il saluto con un sorriso, un sorriso uguale a come lo aveva immaginato in quei giorni.
Si sedette al suo tavolo, ordinò un caffè e iniziarono a parlare. I discorsi venivano fuori in modo naturale, gli sembrava persino superfluo chiederle come si chiamasse poiché gli sembrava di conoscerla da sempre; mentre parlavano non smetteva di guardarla negli occhi, per scrutarli meglio e perdersi in quel mare castano-verde pieno di sogni e misteri.
Ad un tratto, si accorse che lei da un po’ aveva posato il suo sguardo e la sua attenzione sul tatuaggio che aveva sul polso sinistro. Candidamente e un po’ imbarazzata, gli chiese se potesse mostrargli cosa avesse inciso sulla propria pelle. Colpito dall’attenzione che aveva prestato a quel dettaglio nascosto dalla manica della camicia, le sorrise e glielo mostrò.
La frase recitava: “..but in you I found a rhyme”.
La curiosità e l’interesse accesero i suoi occhi e, dopo avergli sorriso, gli chiese perché si fosse tatuato una frase così profonda e importante.
Stupito dal suo interesse, con la manica della camicia ancora alzata, iniziò a raccontarle la storia che c’era dietro a quel tatuaggio e a quella frase. Mentre parlava, notò come lo stesse guardando intensamente e quanto fosse interessata a ciò che stava dicendo. Dentro di sé sperava di aver trovato in lei quella rima che stava cercando e che il suo polso reclamava.
Una volta che ebbe finito di parlare, si sistemò la manica della camicia e un surreale silenzio scese tra i due. Lo guardò mentre sistemava con cura la camicia, dopodiché prese dalla borsa un pezzo di carta e vi scrisse sopra qualcosa che aveva tutta l’aria di essere un verso.
Gli sorrise un’ultima volta, pagò il caffè, lo salutò e se ne andò.
Lo lasciò lì senza una parola, senza un nome, senza nessuna certezza di un nuovo incontro, solo con un verso a cui trovare una rima.

Tobia Cioce

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