Incubo – Antonio Rispoli

Era una notte come tutte le altre, o forse era quello che credevo. Dopo una lunga giornata di lavoro, tornai a casa stanco morto e, senza la benché minima voglia di mangiare, mi diressi in camera da letto. Mi spogliai a fatica, mentre continuavo a sbadigliare e, dopo aver messo il pigiama, m’infilai sotto le coperte così che potessi finalmente riposarmi.
Trascorsi pochi minuti, i pensieri cominciarono ad assalirmi e, nonostante la grande stanchezza, non riuscii a prendere sonno. Mi giravo e mi rigiravo nel letto alla disperata ricerca di una posizione che mi permettesse di dormire, ma era tutto inutile. Stanco e infastidito da quella situazione, decisi di alzarmi e di andare a fare un giro per distrarmi. “Forse così riuscirò a prendere sonno”, pensavo tra me e me. Dunque presi coraggio e mi alzai, mi appoggiai un soprabito sulle spalle, presi le chiavi della macchina e con un passo compassato mi diressi verso la porta per poi uscire.
Vagai per qualche ora fino a quando, mentre stavo attraversando una stradina di montagna completamente deserta, la macchina si spense. Sferrai un pugno sul volante, maledicendo quella giornata e subito dopo scesi per vedere cosa fosse successo. Speravo non fosse niente di grave, anche perché non sapevo cosa avrei potuto fare in quella stradina, sulla quale non passava nemmeno un cane. Mi rimboccai le maniche e, dopo aver alzato il cofano, cominciai a controllare, quando ad un tratto cominciai a sentirmi osservato. Mi voltai di scatto e tra i rami vidi risplendere degli occhi rossi come il fuoco. Impaurito, pensai fosse un lupo e corsi in macchina alla disperata ricerca di qualcosa per scacciarlo, ma, mentre frugavo freneticamente, un fascio di luce illuminò la strada. Non capendo cosa stesse succedendo, mi affacciai nuovamente e dai cespugli apparve il lupo. Credendo mi volesse attaccare, mi chiusi in auto, ma stranamente l’animale rimase fermo a fissarmi; mentre intorno a lui si innalzò una fitta nuvola di fumo che cominciò ad avvolgerlo fino a coprirlo interamente. Sbigottito da tutto quello che stava succedendo, mi stropicciai gli occhi incredulo, ma non avevo visto ancora niente. Da quella nuvola all’improvviso, come per magia, si videro di nuovo gli occhi della bestia sempre più accesi e assetati di sangue, ma, quando il fumo si dissolse, il lupo era scomparso. Al posto dell’animale infernale, vi era una donna bionda, molto avvenente, vestita con abiti succinti di un rosso splendente, quasi come i suoi occhi.
La donna, accorgendosi di me, si avvicinò alla macchina con un passo sinuoso e, appena aprii il finestrino per capire se avesse bisogno di qualcosa, mostrò il suo vero volto. Con un balzo felino infilzò le sue lunghe unghia nello sportello dell’auto tirandolo via, per poi ruggirmi in faccia mostrandomi i suoi affilatissimi canini, oltre a stordirmi con il suo alito fetido, che sapeva di uova marce.
Terrorizzato, per istinto presi il blocca pedali e glielo sferrai sul muso per poi scappare. In quella situazione era l’unica cosa da fare, anche se quel gesto non mi avrebbe garantito la salvezza.
Scappai a perdifiato, mentre sentivo il cuore in gola, fino a quando, esausto, mi fermai portandomi la mano all’altezza della milza. Credevo di averla scampata, quando dietro di me sentii nuovamente quel ruggito. Un brivido mi percorse la schiena e, dritto come un fuso, mi voltai lentamente pensando al peggio. Con mia grande sorpresa, non vidi nessuno e, tirando un sospiro di sollievo, pensavo di averla scampata, fino a quando, lo strano essere mi piombò addosso e mi fece chiudere gli occhi e gridare a pieni polmoni. Dopo quello spavento non sentii niente, allora aprii gli occhi molto lentamente e vidi che ero nel mio letto tutto sudato e stringevo forte le coperte tra le mani.
“Era soltanto uno stupido incubo!” dissi tra me e me, per poi
andare a prendere un bicchiere d’acqua e tornare a dormire come se nulla fosse. 
Al mattino seguente, fresco e riposato, andai per prendere i calzini nel cassetto del comodino e vi trovai un brandello di un colore rosso come il vestito di quel mostro demoniaco.
“Allora non era un incubo?”

Antonio Rispoli

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