Le stanze buie – Maria Elena Benedetti

È come una casa, il cuore.
Suona male, ma alla fin fine è così che è.
Ogni ventricolo, ogni angolo, ogni centimetro di tessuto; sono tutte stanze.
E, come nella vita reale, alcuni hanno case più grandi, mentre altri si accontentano di monolocali.
Quello di Eva è un grattacielo di New York, tanto è grande.
Talmente alto da farti venire le vertigini.
È l’Empire State Building.
Ed ogni stanza è diversa dall’altra; ce n’è una piena di tutti quei ricordi belli e felici, con una grande finestra affacciata proprio sulla 34esima, che guarda timida verso quell’Hotel, il Radisson Martinique.
Poi c’è quella dove sono stipati sogni e speranze, dietro una porta che rischia di esplodere tanti sono; è così difficile entrarvi senza urtare contro qualcuno di questi, e devi fare attenzione, che se poi li rompi finiscono sul retro, in un sottoscala buio, dove convivono paure e delusioni.
Tanti la accusano di tenersi a mente le cose più brutte per poi poterle rinfacciare al momento opportuno, ma non è così.
Purtroppo il cuore di Eva è un grattacielo di New York, dove si lavora a pieno ritmo, e non ci si perde nulla, mai.
E così, c’è anche un’intera sezione dell’archivio che si occupa di raccogliere tutti i momenti più tristi.
Lei sta lì, cammina lungo i corridoi, ogni tanto si ferma a prendere un caffè e apre qualche fascicolo dimenticato su una scrivania, e così ricorda.
E quando c’è bufera, e le finestre sbattono, e il vento entra facendo volteggiare in aria tutti i suoi fogli, mentre cerca di afferrarli con le sue piccole mani, è inevitabile che qualcosa di scomodo torni a galla.
Così la tempesta da esterna diventa interna, Eva si tocca le cicatrici che si trasformano in crepe sui muri, e non può fare a meno di ripensare a quella volta che.
È sempre questione di una volta, una serie infinite di volte che tutte sommate rendono quell’ennesima insopportabile.
Allora urla, ma da quel grattacielo nessuno può sentirla.
Chi assiste al suo crollo sta lì, come quelli che, seguendo l’andamento della borsa, un giorno, senza preavviso, vedono tutte le linee dei loro bei grafici cadere in picchiata: non se lo spiegano.

Maria Elena Benedetti

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