Quando un mondo muore – Daniele Viaroli

Si presero il nostro mondo in una notte.
Non ci fu modo di fermarli. Le loro astronavi, alveari gremiti di macchine portatrici di morte, atterrarono in un tiepido giorno d’autunno. I loro soldati sciamarono per le strade, uccidendo senza pietà uomini, donne e bambini.
I nostri eserciti si schierarono per difenderci, ma cosa potevano fare le nostre armi rudimentali contro i loro scudi a energia? I proiettili rimbalzavano innocui sulle barriere, mentre i loro laser falcidiavano senza sforzo interi reparti di fanteria meccanizzata. Gli bastò una notte per schiacciare la nostra forza bellica sotto il tallone della loro avanzata. Poche, misere, ore in cui la nostra specie fu sterminata.
Non ci fu scampo. Dopo la caduta degli eserciti, fummo noi civili a provare un’ultima controffensiva, ma eravamo disorganizzati, divisi. Alcuni, i più coraggiosi, tesero agguati nelle strette vie delle città, Ottenendo soltanto d’essere annichiliti per primi. Altri preferirono fuggire lontano con le famiglie, ma non esisteva rifugio che li potesse proteggere dagli scanner alieni. Quelle creature maledette rintracciarono ogni nascondiglio e ci sterminarono. Non bastarono oceani né montagne a fermare la loro avanzata.
All’inizio non capimmo le cause di quell’odio implacabile. Si abbatterono su di noi con tale violenza da portare la specie sull’orlo dell’estinzione. I pochi superstiti, spezzati dal dolore, furono i soli a scoprire il perché di quel feroce attacco. Come fameliche locuste avevano divorato la loro terra natale e ora volevano un nuovo mondo da depredare: il nostro. Per quegli aliene non eravamo altro che patetiche e disgustose creature che contaminavano un pianeta perfetto. Non esitarono un secondo a disinfestarci come fossimo parassiti. Fu una persecuzione sistematica, crudele e senza distinzioni. Ogni appartenente alla nostra specie fu sacrificato per la loro sopravvivenza.
Ora, a conquista ultimata, stanno divorando ogni risorsa del nostro pianeta, avvelenando la terra e i fiumi. Sappiamo che, quando avranno finito, proseguiranno oltre. A violentare altri mondi, a soffocare altre razze.
Per questo io voglio ricordare. Lo so, è difficile rammentare la bellezza di una terra morente. E’ ancora più difficile resistere all’ombra che minaccia i nostri cuori nel constatare cosa abbiamo perduto. Ma non posso tirarmi indietro. Devo ricordare a qualsiasi costo. Ricordare per cosa combatto, ricordare che cosa voglio proteggere, ricordarmi perché odio così tanto quei maledetti alieni.
Li ho visti, coi miei stessi occhi, distruggere miglia e miglia di meravigliosi boschi. Le foglie infiammate dai colori dell’autunno accartocciate e dissolte dagli acidi che hanno spruzzato nell’atmosfera. Felini aggraziati, volatili dal piumaggio variopinto e nobili destrieri dai crini argentei prima braccati come prede e poi trasformati in cibi succulenti. Deserti dorati trasformati in miniere a cielo aperto e oceani cristallini prosciugati fino all’ultima goccia. Montagne d’argento e smeraldo smembrate da trivelle minerarie. L’aria privata del profumo dei fiori e riempita di radiazioni letali. Questo li ho visti compiere. Questo io non posso perdonare.
Voglio donare queste mie parole a chiunque è disposto ad ascoltarle, al mio popolo. E se le sentiranno i nostri nemici ben venga. Sapranno che non siamo ancora sconfitti, che siamo determinati a riprenderci il nostro mondo. Combatteremo, senza pietà né rimorsi, fino alla fine dei nostri giorni. Non concederemo tregua né riposo finché avremo vita. E quando ne resterà uno solo avrà il compito di distruggere il nostro pianeta morente. Perché possono strapparcelo con la forza, ma se non sarà più nostro faremo in modo che non sia loro. Moriremo, se necessario, ma siamo disposti a rinunciare a ogni cosa pur di fermare la minaccia di questi disgustosi invasori una volta per tutte.
Perché oggi noi Kheshar impediremo agli esseri umani di depredare l’intero universo.

 

Daniele Viaroli

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